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L’Impensabile a Ottawa: Il Canada Rispolvera la “Strategia del Porcospino” contro un’Invasione USA
Ottawa shock: Il piano segreto dell’esercito per difendersi dall’invasione USA. Ecco i dettagli.

Sembra la trama di un romanzo distopico di serie B, o forse l’incubo di un funzionario del Pentagono dopo una cena troppo pesante. Eppure, a Ottawa, qualcuno ha smesso di ridere.
Per la prima volta in un secolo, le Forze Armate Canadesi (CAF) hanno elaborato un modello teorico di difesa contro un attacco proveniente non dalla Russia o dalla Cina, ma dal loro più storico alleato e partner commerciale: gli Stati Uniti d’America. Ricordiamo che fino al 1939 esistevano piani USA d’invasione del Canada e , viceversa, di difesa del Canada.
Lo scenario, rivelato da fonti governative al Globe and Mail, dipinge un quadro fosco, figlio delle tensioni geopolitiche innescate dall’amministrazione Trump (tornata evidentemente alla ribalta nel contesto temporale del testo fornito) e dalle sue mire espansionistiche verso la Groenlandia e, forse, verso le risorse dell’Artico canadese. Con il Primo Ministro Mark Carney alla guida di un Canada sempre più preoccupato, i generali di Ottawa hanno dovuto guardare l’impossibile dritto negli occhi.
Davide contro Golia: La fine della guerra convenzionale
Sia chiaro: non stiamo parlando di un piano operativo (un ordine di battaglia passo dopo passo), ma di un “modello concettuale”. La distinzione è sottile ma fondamentale nel gergo militare. Tuttavia, il messaggio è forte.
I pianificatori militari canadesi sono realisti. Sanno perfettamente che, in uno scontro convenzionale — carri armati contro carri armati, caccia contro caccia — la partita durerebbe quanto un gatto in tangenziale.
Le stime interne suggeriscono che le forze americane, muovendo da sud, potrebbero superare le difese strategiche canadesi e annullare la sovranità marittima e terrestre in un arco temporale che va dai due giorni a una settimana. Il Canada non ha né i numeri né l’equipaggiamento sofisticato per fermare la macchina da guerra più potente della storia umana in campo aperto.
La “Kabul del Nord”: Tattiche asimmetriche e insurrezione
Preso atto dell’impossibilità di una vittoria simmetrica, il modello canadese vira verso l’unica opzione rimasta sul tavolo: la guerra asimmetrica.
Le fonti indicano che la strategia difensiva ipotizzata ricalca le tattiche impiegate dai mujaheddin afghani contro i sovietici negli anni ’80 e, ironia della sorte, dai Talebani contro la coalizione a guida USA (di cui il Canada faceva parte) nel ventennio successivo.
Ecco cosa prevede il “Menù della Resistenza” canadese:
Gruppi irregolari e piccole unità: Niente grandi battaglioni, ma cellule agili capaci di colpire e svanire nel nulla.
IED (Ordigni Esplosivi Improvvisati): L’incubo di ogni esercito di occupazione, utilizzati per minare le vie di comunicazione e il morale delle truppe USA.
Sabotaggio infrastrutturale: Colpire ponti, ferrovie e snodi energetici per rallentare l’avanzata logistica americana.
Guerra dei droni: L’utilizzo massiccio di droni commerciali e militari, in stile ucraino, per colpire i mezzi corazzati nemici.
L’obiettivo non è vincere la battaglia, ma rendere l’occupazione così sanguinosa e costosa (“mass casualties”, citano le fonti) da costringere l’aggressore al tavolo delle trattative o al ritiro. Il Generale Jennie Carignan, Capo di Stato Maggiore della Difesa, ha già segnalato l’intenzione di creare una forza di riserva di oltre 400.000 volontari. Cittadini in armi, pronti a trasformare ogni foresta e ogni quartiere in una trappola.
Analisi delle forze in campo: una sproporzione abissale
Per comprendere la necessità di una tale disperazione tattica, basta guardare i numeri. Sebbene il testo non fornisca un ordine di battaglia dettagliato degli USA, la sproporzione è nota a chiunque mastichi di difesa.
| Capacità | Stati Uniti (USA) | Canada (CAF) |
| Forza Lavoro | 1.3 Milioni di attivi + Riserve immense | ~68.000 attivi (sotto organico) |
| Dominio Aereo | Migliaia di caccia di 5ª generazione | Flotta limitata, dipendente dal NORAD |
| Proiezione | Capacità logistica globale | Difesa territoriale limitata |
| Nucleare | Superpotenza nucleare | Assente (dipende dall’ombrello alleato) |
Di fronte a un esercito USA che decide di “prendere il Canada con la forza” — magari dopo aver dichiarato la fine del partenariato NORAD — Ottawa avrebbe un preavviso stimato di massimo tre mesi. Tre mesi per preparare la popolazione a un’esistenza fatta di imboscate e resistenza civile.
Quanto potrebbe reggere questo piano?
Qui arriviamo al nocciolo della questione sollevata dai lettori più pragmatici. Per quanto tempo il Canada potrebbe resistere?
Secondo il tenente generale in pensione Mike Day, l’idea che gli americani possano occupare tutto il Canada è “fantasiosa” tanto quanto l’idea dell’invasione stessa. Il territorio è vasto, il clima ostile e la logistica infernale.
Tuttavia, la difesa convenzionale reggerebbe, come detto, pochi giorni. La resistenza asimmetrica, invece, ha una prospettiva diversa.
La fase iniziale (1-7 giorni): Crollo delle difese convenzionali, perdita dei cieli e dei porti principali.
La fase di occupazione: Qui il modello “Afghanistan” entra in gioco. Gli USA non hanno la struttura di forza per controllare ogni centro urbano canadese, da Vancouver a Halifax, passando per le praterie. Potrebbero puntare a Ottawa (in stile “corsa russa su Kiev”), sperando nella capitolazione politica.
La resistenza a lungo termine: Se il governo non capitola, la guerriglia potrebbe durare anni. Ma c’è un ma. A differenza dell’Afghanistan, il Canada condivide un confine indifendibile e integrato con l’aggressore. “Non puoi difendere Windsor, Ontario, camminando attraverso il confine, perché a quel punto tutti sono nemici”, nota il generale a riposo David Fraser.
Il piano potrebbe “funzionare” (nel senso di negare il controllo totale al nemico) indefinitamente nelle aree rurali e nel vasto Nord, ma i centri urbani densamente popolati come Toronto o Montreal sarebbero ostaggi immediati. La scommessa di Ottawa è politica: rendere il costo politico e umano per la Casa Bianca insostenibile prima che l’economia canadese collassi completamente.
Il Jolly Geopolitico: L’Europa e il “Golden Dome”
I piani degli anni trenta prevedevano una resistenza canadese sino all’arrivo degli aiuti dal resto dell’Impero britannico, ma questa possibilità ora è un miraggio. Tuttavia, in caso di rottura totale e aggressione, il Canada non sarebbe solo. O almeno, così spera. Il modello prevede l’intervento di potenze nucleari amiche: Regno Unito e Francia, insieme a Germania, Giappone e Corea del Sud. “Se attacchi il Canada, avrai il mondo contro”, afferma Fraser. L’immagine di navi tedesche e aerei britannici che difendono la sovranità canadese contro gli Stati Uniti è forse l’elemento più potente di deterrenza in questo scenario, ma anche più improbabile.
C’è un ultimo aspetto da considerare, che aggiunge un livello di complessità quasi surreale. Mentre ci si prepara alla guerriglia, il Canada collabora ancora con gli USA per il “Golden Dome”, il sistema di difesa missilistico continentale. Una schizofrenia tattica degna dei nostri tempi.
In conclusione, il Canada si sta preparando al peggio per garantire che non accada mai. Il piano non riuscirebbe a garantire la difesa dei centri urbani, ma la prosecuzione di una guerra asimmetrica in ambito extra urbano. Fino all’arrivo degli aiuti esterni? Si, ma da dove ?
Domande e Risposte
Quanto è probabile che gli USA invadano davvero il Canada?
Al momento, le probabilità rimangono estremamente basse. Esperti e funzionari sottolineano che si tratta di scenari concettuali (“wargaming”) e non di piani imminenti. Tuttavia, la retorica dell’amministrazione Trump su Groenlandia, Artico e l’idea del Canada come “51º stato”, unita alle tensioni commerciali e politiche, ha costretto i militari canadesi a non escludere nulla. È una precauzione estrema in un mondo geopolitico sempre più volatile.
Il Canada potrebbe vincere una guerra contro gli USA grazie agli alleati?
Militarmente, “vincere” nel senso tradizionale è impossibile. Anche con il supporto di Gran Bretagna, Francia o Germania, la potenza di fuoco e la vicinanza geografica degli USA sono soverchianti. L’obiettivo degli alleati sarebbe diplomatico ed economico: isolare gli Stati Uniti, imporre sanzioni devastanti e fornire supporto logistico al Canada per rendere l’invasione politicamente insostenibile per Washington, forzando un ritiro piuttosto che una sconfitta sul campo.
Perché si parla di “tattiche talebane” per un esercito NATO?
È una questione di necessità. Quando la disparità di forze è così ampia (come tra Davide e Golia), l’esercito più debole non può affrontare il nemico in campo aperto senza essere annientato. Le tattiche di insurrezione (IED, imboscate, sabotaggi) servono a negare al nemico il controllo del territorio e a logorarlo psicologicamente ed economicamente. È l’unica dottrina difensiva efficace quando la sconfitta convenzionale è certa.










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