Cina

L’illusione dell’IA cinese low-cost: Anthropic accusa DeepSeek e MiniMax di aver clonato Claude

Il gigante dell’Intelligenza Artificiale Anthropic accusa le aziende cinesi DeepSeek, MiniMax e Moonshot di aver estratto illecitamente milioni di dati da Claude per addestrare i propri modelli low-cost. I dettagli della guerra tecnologica USA-Cina.

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La corsa globale all’Intelligenza Artificiale rischia di assomigliare, ancora una volta, a una colossale operazione di travaso di proprietà intellettuale. Anthropic, la startup di San Francisco celebre per il modello Claude, ha puntato il dito contro tre giganti cinesi dell’IA. L’accusa è grave: DeepSeek, MiniMax Group e Moonshot avrebbero utilizzato reti proxy e migliaia di account fittizi per estrarre furtivamente milioni di interazioni dai sistemi americani. L’obiettivo? Addestrare i propri modelli “rivali” sfruttando il lavoro e gli investimenti altrui.

Il meccanismo, noto agli addetti ai lavori come distillazione, consente a un modello di dimensioni ridotte di imparare direttamente dagli output generati da un sistema più avanzato e costoso. Si tratta di una scorciatoia tecnica che permette di abbattere drasticamente i tempi e i costi di ricerca. Una pratica che in certi contesti viene tollerata su piccola scala, ma che in questo caso avrebbe superato ogni limite fisiologico.

Ecco i numeri dell’operazione, secondo i dati diffusi da Anthropic:

  • Totale interazioni estratte: Oltre 16 milioni
  • MiniMax Group: Oltre 13 milioni di scambi
  • DeepSeek: Oltre 150.000 scambi documentati
  • Metodo utilizzato: Creazione massiva di account falsi e uso di reti proxy per eludere i blocchi geografici.

La notizia arriva a poco più di una settimana di distanza da denunce analoghe mosse da OpenAI. L’azienda guidata da Sam Altman aveva già sollevato il velo sulle pratiche di DeepSeek, denunciando un sistematico “free-riding” sulle capacità sviluppate faticosamente dai laboratori di frontiera statunitensi.

DeepSeek aveva recentemente scosso i mercati finanziari e tecnologici presentando il suo modello R1, promosso come un miracolo di efficienza e costruito a una frazione del costo dei sistemi occidentali. Molti analisti si sono chiesti come fosse possibile un simile balzo tecnologico a così basso costo, ma la risposta di Anthropic sembra suggerire una realtà molto più pragmatica, ovvero una massiccia operazione di “copia e incolla” automatizzato.

Queste campagne di estrazione dati, sottolinea Anthropic con una punta di allarme, stanno crescendo rapidamente per intensità e sofisticazione. Le reti proxy complesse mascherano le identità e la reale provenienza geografica degli utenti, permettendo ad attori basati in Cina di aggirare le restrizioni e i blocchi territoriali predisposti per proteggere gli algoritmi americani.

La reazione di Washington, comprensibilmente, non si è fatta attendere. Le istituzioni statunitensi, incluso il responsabile per l’IA della Casa Bianca David Sacks, guardano con crescente preoccupazione all’espansione dell’ecosistema cinese. Non si tratta solo di una questione di orgoglio nazionale o di tutela del copyright, ma di vera e propria competizione industriale. Basti pensare che MiniMax ha appena debuttato sui mercati pubblici a gennaio, mentre Moonshot punta a una strabiliante valutazione di 10 miliardi di dollari. Una crescita impetuosa che, senza il traino della proprietà intellettuale statunitense, forse avrebbe conosciuto tempistiche ben diverse.

Di fronte a questo scenario di “parassitismo” tecnologico, Anthropic ha annunciato di aver rafforzato i propri sistemi di verifica e rilevamento, ma ha anche lanciato un appello a tutto il settore. Nessuna azienda può difendersi da sola in questa nuova guerra fredda digitale. Serve una risposta coordinata tra sviluppatori, fornitori di servizi cloud e legislatori, affinché il vantaggio competitivo conquistato a suon di miliardi non venga eroso nel silenzio di qualche server remoto.

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