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LIBIA: TRUMP PERDE LA PAZIENZA E CHIAMA ERDOGAN. Fermiamo l’escalation, mentre l’Italia è sempre più colonia di Parigi

Donald Trump perde la pazienza, prende  il telefono e chiama Erdogan per fermare una pericolosa escalation nel confronto fra il GNA , Governo di Accordo Nazionale , quello di Al Sarraj, ed il LNA, Libyan National  Army, che ha visto un’esplosione degli scontri nei giorni passati con tanto di intervento diretto di jet russi  nell’area. Si tratta di un passo successivo del confronto fra Mosca ed Ankara nella regione mediterranea e medio-orientale, con Erdogan che invia 10 mila “Volontari siriani”; ormai spadroneggianti a Tripoli, e il generale Haftar del LNA, appoggiato da Russia, Francia, Egitto e paesi del Golfo che quindi rafforza il numero dei propri mercenari, oltre chiedere aiuti tecnici ai suoi alleati diretti.

In questa guerra civile Trump si trova in una situazione ottimale per trattare: in teoria appoggia il GNA ed è alleato nella NATO, almeno teoricamente, con Erdogan, nonostante le recenti incomprensioni sulla Siria. Nello steso tempo più volte ha espresso il proprio appoggio ad Haftar che, pare, fosse anche un agente della CIA ai tempi di Gheddafi ed il Generale è il principale nemico  degli estremisti islamici e dei terroristi. Nella questione Trump sembra effettivamente una terza parte, che però ha anche, in basi a meno di 1000 km dalla Libia, una flotta fra le più potenti del Mediterraneo, armi nucleari ed anche forze di terra capaci, da sole, di invertire l’andamento della guerra. Trump, con il suo avviso, dice ai bambini che è ora di smettere di scherzare.

Nel frattempo che fa l’Italia del Sempreattivo (tutto attaccato) ministro Di Maio? Si fa colonizzare da Parigi: invece che tenere sotto controllo il settore libico, in cui si concentrano i nostri interessi anche energetici e dove una delle nostre  principali società, l’ENI, ha investito, Di Maio invia i soldati italiani nel Sahel, a combattere il GIA Gruppo Islamico Armato, in supporto ai soldati francesi di Macron che sono in grave difficoltà nell’area e che non sono in grado di fermare un’islamismo sempre più aggressivo e che sta occupando aree sociali abbandonate dagli stati filo-francesi. Ci andiamo a impelagare in un quadrante nel quale sappiamo poco, lontano dalle nostre basi logistiche, il tutto perchè a Napoli, all’ultimo bilaterale, Di Maio e Conte si sono piegati al Macron e ne sono diventati lo zerbino. Speriamo che non siano i soldati  italiani a doverne pagare il conto.


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