Energia

L’eredità segreta di Maduro: USA e Venezuela ai raggi X sui contratti petroliferi ombra

Come i contratti segreti dell’era Maduro stanno complicando la ripresa energetica del Venezuela e i piani geopolitici e anti-inflattivi degli Stati Uniti.

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Il Venezuela e gli Stati Uniti stanno passando al setaccio decine di contratti petroliferi confidenziali, stipulati durante il governo dell’ormai destituito Nicolas Maduro. La mossa, inevitabile in una fase di transizione politica, rivela le complessità di un settore energetico tenuto in vita da accordi opachi ideati per aggirare le sanzioni statunitensi e finanziare il precedente apparato statale.

Dal punto di vista tecnico, parliamo dei cosiddetti contratti di “partecipazione produttiva”. Questi accordi permettevano agli investitori di estrarre e commercializzare greggio mantenendo il totale anonimato per evitare rappresaglie economiche da Washington. Una scappatoia pragmatica, benché giuridicamente grigia, che consentiva a Caracas di collaborare con aziende private nonostante i rigidi divieti per gli operatori non statali.

Ora, sotto la decisa pressione dell’amministrazione Trump, il nuovo governo venezuelano sta effettuando un audit delle società coinvolte, mentre i funzionari statunitensi ispezionano i documenti di esportazione. Un’operazione di pulizia senza dubbio necessaria, ma che rischia di rallentare la fragile ripresa del settore, scoraggiando le compagnie dal firmare nuovi contratti di trivellazione. Juan Fernández, ex dirigente PDVSA e attuale consulente per la politica petrolifera di Maria Corina Machado, ha riassunto bene il dilemma: ci sono evidenti dubbi su come siano stati assegnati questi contratti, ma d’altra parte quei barili servono. L’economia reale, come sempre, non ammette vuoti d’offerta.

Ecco i numeri chiave di questa transizione, secondo i documenti visionati:

  • Contratti in essere: 31 accordi di partecipazione confermati dalla presidente ad interim Delcy Rodriguez.
  • Operatività reale: Solo una minoranza estrae e vende attivamente sul mercato.
  • Produzione: 8 società producevano circa 210.000 barili al giorno in media a metà febbraio.
  • Aree operative: Prevalentemente il bacino del Lago di Maracaibo e la Fascia dell’Orinoco.

La geopolitica e i mercati giocano il ruolo decisivo in questa partita. Il conflitto in Iran ha drammaticamente ricordato al mondo il valore strategico di produrre petrolio in America Latina, un’area vicina all’Occidente e slegata dalle rotte commerciali che attraversano le attuali zone di guerra. Il Venezuela, unicum nella regione, possiede vastissimi giacimenti sottosviluppati capaci di garantire un aumento sostenuto dell’offerta per il prossimo decennio.

In un contesto macroeconomico teso, il greggio pesante venezuelano è ossigeno puro per le raffinerie della costa del Golfo degli Stati Uniti. Con le elezioni di metà mandato alle porte, l’amministrazione Trump ha come priorità assoluta il controllo dell’inflazione e non ha alcuna intenzione di far salire il prezzo della benzina.

Resta da sciogliere il nodo, prettamente geopolitico, delle joint venture con entità russe e cinesi, partner che Washington vorrebbe estromettere definitivamente dal Paese. PDVSA ha recentemente siglato nuovi contratti di fornitura verso gli Stati Uniti, ma la transizione rimane in bilico. Delcy Rodriguez ha chiesto che gli accordi dell’era Maduro vengano rispettati: la necessità di barili fisici, alla fine, potrebbe avere la meglio sulle revisioni contabili.

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