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L’avanzata delle “aragoste” digitali: cos’è OpenClaw e perché la Cina teme la nuova IA autonoma
L’agente IA OpenClaw spopola in Cina: gestisce email e pagamenti in completa autonomia. Ma tra gravi rischi hacker e disastri tecnici, le autorità governative frenano. Cos’è e come difendersi.

Il mondo della tecnologia corre veloce, forse troppo. Se fino a ieri ci meravigliavamo dei modelli linguistici capaci di scrivere poesie o riassunti, oggi la frontiera si è già spostata. Parliamo degli “agenti IA”, software non più limitati a rispondere a una domanda, ma in grado di operare nel mondo reale, eseguendo compiti in totale autonomia. In questo scenario irrompe OpenClaw, il sistema open-source che sta spopolando in Cina e che sta già sollevando non pochi mal di testa legati alla sicurezza informatica.
Cos’è OpenClaw e perché tutti ne parlano
OpenClaw (precedentemente noto come Moltbot) è, in parole povere, un sistema di automazione per i piccoli e medi compiti quotidiani. Non si limita a suggerire un testo, ma si collega direttamente a caselle email, calendari, e-wallet e sistemi di messaggistica. Gli dite di organizzare un viaggio e pagare l’acconto, e lui lo fa, in modo completo, senza nessun interevento umano.
In Cina, scaricare e far girare questo software è stato ironicamente ribattezzato “allevare aragoste”, in onore della mascotte del progetto. A differenza dei sistemi chiusi (come Manus, un altro agente noto in Asia), OpenClaw presenta due vantaggi pratici:
- È gratuito e scaricabile sul proprio PC, garantendo una potenziale gestione locale.
- Scrive, testa e corregge automaticamente il proprio codice per portare a termine le mansioni.
Colossi come Tencent e Alibaba stanno spingendo enormemente l’adozione di questi sistemi, fiutando l’affare sui loro servizi cloud. L’amministratore delegato di Tencent, Pony Ma, ha chiarito che questa automazione spinta è il futuro. Ottimo per la produttività aziendale, ma a quale prezzo per la sicurezza dell’utente finale? Come ci insegna la dottrina economica, l’efficienza non è tutto se il rischio di sistema diventa incontrollabile.
Il lato oscuro dell’automazione: sicurezza e disastri domestici
Qui entra in gioco il realismo che spesso manca ai tecno-entusiasti. Il governo cinese ha diramato allerte severe tramite il Ministero per la Sicurezza di Stato. Il problema è tecnico, ma dalle conseguenze pratiche devastanti. OpenClaw soffre di vulnerabilità di default, esponendo gli utenti alla “prompt injection“: un hacker può nascondere istruzioni malevole in una normale pagina web che l’agente IA legge ed esegue, consegnando di fatto le chiavi del vostro conto in banca a sconosciuti.
I consigli delle autorità cinesi sono un vero e proprio manuale di sopravvivenza digitale:
- Utilizzare il principio del “minimo privilegio”, limitando i permessi dell’agente.
- Far girare il software in sandbox o macchine virtuali isolate.
- Non esporre mai le API (le chiavi di accesso dei software) sulla rete pubblica.
Che l’IA autonoma sia ancora acerba lo dimostra un aneddoto dai contorni tragicomici. Summer Yue, dirigente di Meta, ha chiesto al suo OpenClaw di “revisionare” le email da cancellare. Il solerte assistente, prendendo troppa iniziativa, ha iniziato a svuotarle direttamente la casella di posta, costringendola a staccare fisicamente la corrente al computer per fermare il disastro.
Insomma, il passaggio dall’IA generativa a quella “agente”, che compie azioni in vostra vece, è una rivoluzione che promette incrementi di produttività enormi a livello personale: si tratta di avere una segretaria a disposizione, direttamente. Peccato che questa tecnologia sia ancora troppo acerba per poter essere utilizzata senza controlli, e , se bisogna controllare ed essere presenti, si rischia che sia inutile. Nel frattempo, però, meglio tenere le nostre “aragoste” chiuse in un recinto sicuro.







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