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Laser navali: la Germania accelera con la joint venture Rheinmetall-MBDA. Obiettivo: raggiungere Israele e UK
La Germania sfida Israele e UK sulla difesa laser: nasce la joint venture Rheinmetall-MBDA. Obiettivo: sovranità tecnologica e un’arma antidrone “Made in Germany” economica e letale.

La tecnologia delle armi laser non è più fantascienza, è una necessità strategica. E la Germania, dopo anni di osservazione, ha deciso di premere l’acceleratore. Rheinmetall e MBDA Deutschland hanno annunciato la costituzione di una joint venture dedicata alle attività laser navali, operativa dal primo trimestre del 2026.
La mossa non è casuale, ma risponde a un’urgenza precisa: colmare il gap tecnologico che separa l’industria tedesca (e continentale) dai capofila del settore, ovvero Israele, con il suo collaudato sistema Iron Beam, e il Regno Unito, che ha fatto passi da gigante con il programma DragonFire. Berlino vuole una soluzione “Made in Germany” che garantisca sovranità e indipendenza.
Unire le forze per la difesa antidrone
Le due aziende collaborano già dal 2019 e i risultati preliminari sono promettenti. La nuova società avrà il compito di sviluppare, produrre e integrare sistemi d’arma laser ad alta energia, pensati inizialmente per le esigenze della Marina tedesca (Deutsche Marine).
L’obiettivo tattico è chiaro: fornire alle navi uno strumento complementare ai tradizionali cannoni e missili guidati. In un contesto bellico dominato da sciami di droni e munizioni circuitanti (loitering munition), il laser offre una risposta efficace ed economica per la difesa a corto e cortissimo raggio.
Le capacità dimostrate dal sistema durante i test sono notevoli:
- Precisione chirurgica: Il sistema è in grado di tracciare e colpire un bersaglio delle dimensioni di una moneta da 1 Euro a grande distanza, anche in condizioni meteo avverse.
- Sicurezza: La precisione del fascio riduce al minimo i danni collaterali, evitando che il colpo superi il bersaglio.
- Efficacia: Testato con successo contro droni agili e bersagli mobili.
Sovranità tecnologica e posti di lavoro
Al di là dell’aspetto puramente militare, l’operazione ha un forte sapore di politica industriale. Roman Köhne, a capo della divisione Weapons and Munitions di Rheinmetall, ha sottolineato come la nazionalizzazione della tecnologia fosse l’obiettivo principale fin dall’inizio.
“Uno degli obiettivi è mantenere, creare ed espandere posti di lavoro in Germania a lungo termine, oltre a garantire la sovranità nazionale e la sicurezza dell’approvvigionamento in tempi di crisi”, ha dichiarato Köhne.
Gli fa eco Thomas Gottschild, CEO di MBDA Germania, che pone l’accento sulla capacità di offrire alla Bundeswehr un prodotto “progettato e realizzato in Germania”, riducendo la dipendenza da fornitori extra-UE. È la risposta industriale alla necessità di difendere gli spazi aerei e navali senza dipendere dalle lungaggini o dai veti di partner atlantici o mediorientali.
Lo stato dell’arte
Non si tratta solo di rendering o presentazioni in PowerPoint. Il dimostratore laser ha già superato un anno di prove in mare, effettuando oltre 100 test di fuoco e tracciamento. Attualmente, il sistema è stato trasferito al Centro di Competenza Laser del Servizio Tecnico Militare (WTD 91) a Meppen, dove prosegue i test per la difesa antidrone basata a terra.
La Germania, dunque, prova a recuperare il tempo perduto. Resta da vedere se la burocrazia di Berlino permetterà a questa joint venture di procedere con la stessa velocità della luce che le sue armi promettono di utilizzare.
Domande e risposte
Perché la Germania ha bisogno di una joint venture per i laser? Le armi laser richiedono investimenti ingenti e competenze specifiche che raramente una singola azienda possiede interamente. Unendo Rheinmetall e MBDA, la Germania consolida il know-how nazionale per competere con i sistemi già avanzati di Israele (Rafael) e Regno Unito (MBDA UK/Leonardo/QinetiQ). Inoltre, la creazione di un’entità unica semplifica le commesse con la Bundeswehr, accelerando i tempi di sviluppo e garantendo che la tecnologia rimanga sotto controllo tedesco, salvaguardando l’occupazione locale.
Quali sono i vantaggi operativi del laser rispetto ai missili? Il vantaggio principale è il costo per colpo (cost-per-shot). Mentre un missile intercettore può costare centinaia di migliaia o milioni di euro, un colpo laser costa pochi euro, essenzialmente il prezzo dell’energia elettrica generata. Inoltre, il laser ha un “caricatore” quasi infinito finché c’è energia, non soffre dei tempi di volo balistici (colpisce alla velocità della luce) ed è ideale per saturare sciami di droni economici che non varrebbe la pena abbattere con missili costosi.
Il sistema è già pronto per il combattimento? Il sistema è in una fase avanzata, definita TRL (Technology Readiness Level) alto. Ha completato un anno di test in mare su una nave militare con oltre 100 ingaggi riusciti e ora sta affrontando test terrestri a Meppen. Sebbene il dimostratore funzioni, la joint venture mira a trasformarlo in un prodotto di serie, industrializzato e pienamente integrato nei sistemi di combattimento navale. L’operatività completa per la Marina tedesca è prevista nel breve-medio termine.









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