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EconomiaScienza

L’armata dei cloni (di Boston Dynamics) è pronta: Hyundai produrrà 30.000 umanoidi l’anno. La fine della catena di montaggio umana?

Al CES 2026 svelato il piano per l’automazione totale. I sindacati tremano, l’azienda rassicura: “L’uomo servirà ancora”. Ma per fare cosa?

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Al CES 2026 di Las Vegas, tra luci al neon e promesse di futuri radiosi, Hyundai Motor Group ha gettato la maschera – o forse sarebbe meglio dire, ha svelato il telaio. Il colosso sudcoreano ha annunciato un piano che rischia di far cambiare il lavoro a qualche sindacalista: la costruzione di un sistema scalabile capace di integrare 30.000 robot umanoidi all’anno entro il 2028.

L’obiettivo dichiarato è l’automazione dei compiti ripetitivi in fabbrica. La realtà macroeconomica, però, suggerisce un massiccio spostamento dal fattore lavoro al fattore capitale, con tutte le incognite che ne derivano per la domanda aggregata. Chi comprerà le auto se i robot non percepiscono stipendio?

Atlas entra in fabbrica: la “Physical AI”

Il protagonista di questa rivoluzione è la versione di produzione del robot Atlas, gioiello della scuderia Boston Dynamics (controllata da Hyundai). Dimenticate i vecchi bracci meccanici statici; qui si parla di sistemi guidati dall’Intelligenza Artificiale, una transizione verso quella che l’azienda definisce “Physical AI”.

Grazie alla partnership con NVIDIA, che fornisce la potenza di calcolo necessaria per l’addestramento e la simulazione, Hyundai punta a creare macchine che non si limitano a eseguire, ma “imparano” e collaborano. Oltre ad Atlas, il sistema integrerà:

  • Spot: Il cane robot già usato in 40 paesi per ispezioni e sicurezza.
  • Stretch: Il robot da magazzino che ha già spostato 20 milioni di scatole dal 2023.

Ma è Atlas a rubare la scena: 56 gradi di libertà, capacità di sollevare fino a 50 kg e operatività garantita da -20°C a +40°C. Un operaio instancabile che non chiede ferie, non sciopera e, soprattutto, non soffre di mal di schiena.

Il calendario della sostituzione

La tabella di marcia è serrata e lascia poco spazio all’immaginazione:

  1. 2028: I robot inizieranno con compiti di sequenziamento delle parti.
  2. 2030: Atlas passerà all’assemblaggio vero e proprio dei componenti.
  3. Futuro prossimo: Gestione di carichi pesanti e operazioni complesse su vasta scala.

Hyundai sta costruendo “Fabbriche Definite dal Software” (SDF) e centri di applicazione (RMACs) per addestrare queste macchine a risolvere problemi in autonomia. La narrazione ufficiale è rassicurante: i robot si occuperanno dei lavori “rischiosi e ripetitivi”, riducendo lo sforzo fisico umano. Ma ha davvero senso economico investire miliardi solo per la salute degli operai, o c’è dell’altro?

Il prossimo futuro delle catene di montaggio

Le preoccupazioni sindacali e la risposta “soft”

Non sorprende che i sindacati della consociata Kia Corp abbiano già alzato le barricate, chiedendo la creazione di un organo dedicato alla tutela dei diritti dei lavoratori nell’era dell’IA. La paura è legittima: l’efficienza tecnica porta spesso alla compressione salariale.

Il vicepresidente di Hyundai, Jaehoon Chang, ha tentato di gettare acqua sul fuoco con la classica retorica manageriale: l’automazione si espanderà, ma gli umani resteranno essenziali per “mantenere e addestrare” i robot. Una visione che trasforma l’operaio in supervisore, ma che difficilmente potrà garantire lo stesso livello occupazionale numerico.

Siamo di fronte all’ennesimo capitolo della “human-centered automation”: un ossimoro affascinante dove l’uomo è al centro, sì, ma forse solo per guardare le macchine lavorare al posto suo.


Domande e Risposte

I robot sostituiranno davvero gli operai in carne ed ossa?

Nel breve termine, la sostituzione riguarderà mansioni usuranti e ripetitive. Tuttavia, l’immissione di 30.000 unità l’anno suggerisce una sostituzione strutturale del lavoro non qualificato. Sebbene si creeranno ruoli di supervisione e manutenzione, il saldo netto occupazionale per le mansioni manuali rischia di essere negativo, comprimendo il potere contrattuale dei lavoratori.

Cosa è in grado di fare il nuovo robot Atlas?

La versione di produzione di Atlas è progettata per operare in ambienti industriali complessi. Può sollevare carichi fino a 50 kg, manipolare oggetti con precisione grazie a mani robotiche avanzate e muoversi liberamente con 56 gradi di libertà. Resiste a temperature estreme e utilizza l’IA per adattarsi a nuovi compiti senza dover essere riprogrammato da zero.

Cos’è la “Physical AI” di cui parla Hyundai?

È l’evoluzione della robotica tradizionale. Invece di macchine che eseguono un codice rigido e preimpostato (“sposta oggetto A in punto B”), la Physical AI combina l’hardware robotico con cervelli digitali avanzati (spesso basati su tecnologia NVIDIA). Questo permette ai robot di percepire l’ambiente, prendere decisioni in tempo reale e apprendere dai propri errori, rendendo le fabbriche estremamente flessibili.

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