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L’Arabia Saudita non rinuncia all’alleanza OPEC+ con la Russia, checché ne dica Biden

 

Saudi Arabia Riyadh

Il più grande esportatore di greggio al mondo, l’Arabia Saudita, continua a mantenere stretti legami con la Russia mentre il più grande consumatore di petrolio, gli Stati Uniti, letteralmente implora i principali produttori – tra cui il Regno – di aumentare l’offerta sul mercato e contribuire ad alleviare il dolore dei consumatori alla pompa. Mentre gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali sanzionano Mosca e vietano le importazioni di petrolio dalla Russia, il presidente americano Joe Biden si rivolge anche all’Arabia Saudita per chiedere di pompare più petrolio, mentre gli americani pagano in media 5 dollari al gallone per la benzina.

I sauditi preferiscono mantenere stretti legami con la Russia nella politica petrolifera, dato che il patto OPEC+ e il controllo di un’ampia porzione dell’offerta globale di petrolio ha avvantaggiato entrambi i leader dell’OPEC+ – il Regno e la Russia – nell’ultimo mezzo decennio. L’Arabia Saudita, tuttavia, avrebbe bisogno di un po’ di disgelo nelle relazioni tra Arabia e Stati Uniti sotto la guida del Presidente Biden, che non parla più del primo esportatore di greggio al mondo come di uno Stato “paria”. Quindi i sauditi cercano contemporaneamente di mantenere la Russia come alleato in OPEC+ e di migliorare il rapporto con gli USA

Il Presidente Biden, desideroso di vedere un sollievo per gli automobilisti americani in vista delle elezioni di midterm, ha fatto un’inversione di rotta sull’Arabia Saudita e si prevede che questo mese visiterà il Regno, che durante la campagna elettorale aveva detto che sarebbe stato trattato come uno Stato “paria” durante la sua presidenza. Ma i prezzi della benzina negli Stati Uniti a 5 dollari al gallone e la perdita di parte delle forniture russe hanno indotto il presidente Biden a ripensarci e a incontrare il principe ereditario Mohammed bin Salman.

L’Arabia Saudita ha ribadito pubblicamente i suoi legami “calorosi” con la Russia in diverse occasioni da quando Putin ha invaso l’Ucraina e considera il mantenimento della Russia nell’alleanza OPEC+ una parte importante della sua politica petrolifera. Con la Russia alla guida di una dozzina di produttori non-OPEC nel patto, l’Arabia Saudita ha più influenza sui mercati petroliferi globali con il più ampio gruppo OPEC+ che con la sola OPEC.

Il presidente russo Vladimir Putin e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman hanno discusso della cooperazione dei loro Paesi nel patto di produzione petrolifera OPEC+ in alcune conversazioni telefoniche da febbraio e hanno promesso di continuare la loro cooperazione.

Il mese scorso, il vice primo ministro russo Alexander Novak ha dichiarato che la Russia potrebbe continuare a partecipare all’accordo OPEC+ anche dopo la sua scadenza ufficiale alla fine di quest’anno. Novak ha parlato dopo un incontro a San Pietroburgo con il ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, apparso a sorpresa a un forum economico russo.

Durante l’incontro, il ministro saudita ha dichiarato che le relazioni tra Arabia Saudita e Russia sono “calde come il clima di Riyad”.

Due settimane prima di quell’incontro, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha visitato Riyadh e ha incontrato il suo omologo saudita, il principe Faisal bin Farhan Al Saud. I due ministri hanno affermato che l’alleanza OPEC+ è solida e il livello di cooperazione al suo interno è forte.

La recente decisione dell’OPEC+ di accelerare l’aumento della produzione e di ritirare tutti i tagli ad agosto, un mese prima di quanto inizialmente previsto, è stata spinta dall’Arabia Saudita in seguito alle pressioni degli Stati Uniti. Ma il Regno ha dovuto prima verificare con la Russia la proposta di ridistribuire l’aumento di settembre in luglio e agosto, come hanno riferito questa settimana a Reuters fonti a conoscenza della diplomazia dietro le quinte.

Sia i sauditi che la Russia traggono vantaggio dall’accordo OPEC+, quindi Riyadh vuole mantenere la Russia a bordo. L’accordo va a vantaggio di entrambi: l’Arabia gode di prezzi elevati la Russia, anche con lo sconto, piazza bene il suo petrolio. Nessuno ha interesse a un crollo del mercato e dei prezzi, come invece interesserebbe all’Occidente.

Dopo che i tagli alla produzione saranno completamente annullati il mese prossimo, per l’OPEC+ si profila una decisione più difficile: cosa fare dopo, dato che la Russia è in ritardo di oltre 1 milione di bpd rispetto all’obiettivo e potrebbe perdere ulteriori forniture con l’inizio dell’embargo UE sul suo petrolio alla fine di quest’anno.

Né l’OPEC+ come gruppo è vicino a raggiungere il suo obiettivo di produzione, né l’Arabia Saudita ha ancora molta capacità di riserva per aumentare ulteriormente la produzione, come vogliono gli Stati Uniti e altri grandi consumatori. Secondo l’accordo OPEC+, l’obiettivo saudita (così come quello russo) è di 11,004 milioni di bpd per agosto. Il Regno ha raramente raggiunto questo livello, e non per un periodo di tempo prolungato. Quindi, non è certo che i sauditi abbiano la capacità di pompare 11 milioni di bpd o più su base sostenibile. È ancora meno certo che il Regno possa attingere rapidamente – se lo volesse – alla capacità produttiva di 12,2 milioni di bpd che dichiara di avere. Però ormai molti ritengono che quella quantità sia, più che altro, teorica. quindi non ci sarà petrolio aggiuntivo senza un vero aumento di produzione russa, che comunque non ci riguarderà. 


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