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La US Navy svela i dettagli della BBG(X) “Classe Trump”: il ritorno della Corazzata nell’era dell’Iper-guerra
USA: Svelata la BBG(X) “Classe Trump”. Torna la Corazzata da 35.000 tonnellate con Railgun e Laser.

Al Surface Navy Association (SNA) Symposium 2026, l’evento che ogni anno riunisce il gotha della marina statunitense, è andato in scena qualcosa di più di una semplice presentazione tecnica. È stato svelato il futuro (o forse un glorioso ritorno al passato rivisitato) della potenza navale americana: la BBG(X), ufficiosamente e pomposamente battezzata “Classe Trump”.
Chris Miller del Naval Sea Systems Command, affiancato dai contrammiragli Trinque, Metcalf e Small, ha aperto il sipario su quello che si preannuncia come un colosso da oltre 35.000 tonnellate. Non stiamo parlando di un semplice incrociatore “sotto steroidi”, ma di una vera e propria Capital Ship destinata a colmare il vuoto lasciato dai vecchi classe Ticonderoga e a fungere da centro nevralgico di comando e controllo per la flotta di superficie.
Non chiamatela “Montana”
Il primo punto chiarito dal panel, forse per spegnere i sogni romantici degli appassionati di storia navale, è che non siamo di fronte a una resurrezione della classe Iowa o della mai costruita Montana della Seconda Guerra Mondiale. “Le corazzate vecchio stile sono obsolete”, ha tagliato corto il Contrammiraglio Derek Trinque. “Non stiamo combattendo la Seconda Guerra Mondiale. Questa è la nave di cui abbiamo bisogno oggi”.
La BBG(X) nasce da un’esigenza pragmatica, quasi brutale: lo spazio. Il precedente progetto DDG(X), limitato a uno scafo da cacciatorpediniere (circa 13.500 tonnellate), si è scontrato con le leggi della fisica. La Marina voleva tutto: missili ipersonici, laser ad alta potenza, un cannone a rotaia (Railgun) e un numero massiccio di celle di lancio verticale (VLS). Far stare tutto questo in un cacciatorpediniere avrebbe comportato compromessi inaccettabili: o si dimezzavano i missili, o si rinunciava al cannone.
La soluzione? Costruire più grande. Molto più grande.
Un arsenale galleggiante: i numeri della BBG(X)
Le specifiche tecniche emerse dal dibattito “Forze Future” sono impressionanti e sollevano non poche questioni ingegneristiche ed economiche. Ecco cosa sappiamo della configurazione prevista per il 2028:
Dimensioni: Circa 260 metri di lunghezza per 33 metri di larghezza. Per intenderci, è superata in stazza solo dalle portaerei nucleari classe Nimitz e Ford.
Armamento Missilistico:
128 celle VLS MK-41 ripartite in tre blocchi (prua, centro nave e una massiccia batteria a poppa sopra l’hangar).
12 Missili Conventional Prompt Strike (CPS), ovvero vettori ipersonici per colpire ovunque in tempi rapidissimi.
Armi a Energia Diretta e Cinetica:
Due laser ad alta energia (uno da 300 kW e uno da 600 kW), essenziali per la difesa antimissile e anti-drone.
Un Cannone a Rotaia (Railgun) da 32 megajoule, capace di sparare proiettili ad altissima velocità.
Prestazioni: Velocità massima di 30 nodi.
La sfida industriale
Qui entra in gioco l’aspetto economico-industriale che tanto piace osservare. Costruire una flotta di 15-25 navi di questa stazza è un’impresa che il panel stesso ha definito “monumentale”. Spostare una massa di 35.000 tonnellate a 30 nodi, alimentando contemporaneamente laser da 600 kW e un Railgun, richiede una centrale elettrica galleggiante, non un semplice motore. Il sistema di propulsione sarà il vero cuore critico del progetto.
Dal punto di vista della politica industriale, la costruzione della Classe Trump rappresenta un gigantesco stimolo per la cantieristica americana. Il Contrammiraglio Metcalf ha confermato che sarà necessario un approccio coordinato tra molteplici fornitori e cantieri, decentralizzando la produzione. Si parla persino di coinvolgere partner stranieri (Giappone? Corea del Sud? Italia?), un dettaglio che suggerisce come la capacità produttiva interna USA sia già al limite con le portaerei classe Ford e i sottomarini Columbia.
Solo potenza
La BBG(X) segna un cambio di passo dottrinale: la Marina USA, spinta anche dalla nuova amministrazione, torna a puntare sulla potenza di fuoco offensiva pura e sulla deterrenza visibile. Resta da vedere se questo leviatano sarà un dominatore dei mari o un bersaglio troppo grande e costoso in un’era di droni e missili low-cost. Ma una cosa è certa: l’acciaio tornerà a scorrere nei cantieri, e i dollari pure.
Domande e risposte
Perché la Marina USA ha deciso di costruire una nave così grande invece di più cacciatorpediniere? La decisione deriva principalmente da limiti fisici. I moderni sistemi d’arma, come i missili ipersonici (CPS) e i cannoni a rotaia, richiedono volumi enormi e quantità di energia elettrica che uno scafo da cacciatorpediniere (DDG) da 13.500 tonnellate non può ospitare senza sacrificare drasticamente la capacità missilistica difensiva (VLS). Per avere sia l’attacco ipersonico che una difesa aerea robusta, l’unica soluzione ingegneristica valida era aumentare significativamente il dislocamento, arrivando alle dimensioni di una corazzata.
La “Classe Trump” è simile alle corazzate della Seconda Guerra Mondiale? No, la somiglianza è solo nella stazza e nel nome “corazzata”. Le navi della Seconda Guerra Mondiale, come la classe Iowa, basavano la loro potenza su spesse corazzature metalliche e enormi cannoni a polvere da sparo per il combattimento a vista. La BBG(X) è progettata attorno alla tecnologia missilistica, ai sensori avanzati, ai laser e ai cannoni elettromagnetici. Il suo ruolo non è solo offensivo, ma funge da centro di comando e controllo per l’intera flotta, sostituendo gli incrociatori attuali.
Sarà tecnicamente possibile costruire queste navi nei tempi previsti? È la sfida maggiore. Costruire 15-25 navi da 35.000 tonnellate è uno sforzo industriale immenso, paragonabile ai grandi riarmi del passato. La Marina ha ammesso che la capacità cantieristica attuale è sotto pressione e sarà necessario un coordinamento complesso tra vari fornitori, piccoli e grandi cantieri, e potenzialmente partner internazionali alleati. La gestione della catena di approvvigionamento e la produzione dei nuovi sistemi di propulsione necessari per generare l’energia richiesta saranno i veri colli di bottiglia del programma.









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