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La US Navy rompe gli indugi: droni di superficie operativi e integrati nelle flotte da battaglia. Il futuro è adesso
La US Navy rivoluziona la flotta: Sea Hunter e Seahawk diventano operativi nel 2024. Droni autonomi integrati nei gruppi d’attacco delle portaerei e un piano per il 45% di navi robot entro il 2045. Il futuro della guerra navale è iniziato.

L’era della sperimentazione pura, quella fatta di prototipi curiosi e slide in PowerPoint, è ufficialmente terminata per la Marina degli Stati Uniti. Con una mossa che segna un cambio di passo decisivo nella dottrina navale occidentale, la US Navy sta accelerando bruscamente sull’integrazione e il dispiegamento di vascelli di superficie senza equipaggio (USV). Non si tratta più di “se”, ma di “quando” e “quanto velocemente”. E la risposta, a quanto pare, è: subito.
La notizia, emersa durante il 38° Simposio Nazionale della Surface Navy Association, non lascia spazio a dubbi: i droni navali stanno per ricevere i gradi e l’uniforme operativa, pronti a navigare fianco a fianco con le portaerei.
Un cambio di mentalità radicale
Il Capitano Garrett Miller, commodoro del Surface Development Group One, ha delineato un quadro che farebbe la gioia di qualsiasi analista di strategia militare (e forse preoccupare qualche contabile del Pentagono per la velocità dei cambiamenti). L’obiettivo del suo comando è cristallino: rendere operativi gli USV per la flotta. “Stiamo spingendo molto forte in questa direzione”, ha dichiarato Miller, sottolineando però un aspetto cruciale spesso trascurato dalla pura tecnica: lavorare con vascelli completamente autonomi richiede un “mindset”, una mentalità, completamente diversa.
Non si tratta solo di telecomandare una barca, ma di integrare algoritmi decisionali in una catena di comando complessa e gerarchizzata come quella navale.
Per concretizzare questa visione, la Marina ha annunciato la creazione di tre divisioni USV “early command”. L’assunzione del comando è prevista già per la prossima settimana a San Diego. È il segnale che la struttura burocratica e operativa si sta adattando alla tecnologia, e non viceversa.
I protagonisti: Sea Hunter e Seahawk
Al centro di questa rivoluzione ci sono due nomi che diventeranno presto familiari: Sea Hunter e Seahawk.
Fino a ieri considerati vascelli sperimentali, questi droni di medie dimensioni (MDUSV), lunghi circa 41 metri (135 piedi), perderanno la loro etichetta di “prototipi” per entrare nel servizio attivo entro quest’anno.
Ecco cosa sappiamo di loro:
- Dimensioni: Circa 41 metri di lunghezza.
- Origine: Il Sea Hunter nasce da un programma DARPA (l’agenzia per i progetti di ricerca avanzata della difesa), originariamente concepito come cacciatore di sottomarini autonomo.1
- Evoluzione: Il Seahawk, ordinato nel 2017 e consegnato nel 2021, è l’evoluzione diretta, basata sulle lezioni apprese dal fratello maggiore.
- Missione: Sorveglianza avanzata, lotta antisommergibile (ASW) e ricognizione. Fungono da “occhi e orecchie” estesi per le navi con equipaggio.
La notizia più rilevante, tuttavia, è il livello di integrazione previsto. Miller ha confermato a Defense News che il Seahawk diventerà parte integrante di un gruppo d’attacco di portaerei (Carrier Strike Group). Immaginate una portaerei nucleare scortata dai suoi incrociatori e cacciatorpediniere, con un drone autonomo che pattuglia il perimetro esterno. Le esercitazioni condotte nel 2022 e 2023 hanno evidentemente convinto gli ammiragli: il sistema è maturo.
La strategia della “Golden Fleet” e i numeri del futuro
L’integrazione dei droni non è un capriccio tecnologico, ma una risposta a precise esigenze strategiche ed economiche. La Marina USA deve coprire oceani sempre più vasti e contesi (pensiamo al Pacifico e alla sfida cinese) con risorse che, per quanto ingenti, non sono infinite.
La tabella di marcia delineata dai vertici della US Navy è ambiziosa:
| Anno | Obiettivo / Previsione | Note |
| 2024 | Creazione di 3 divisioni USV | Passaggio da sperimentale a operativo |
| 2025 | Centinaia di piccoli USV in forza | Crescita esponenziale delle unità leggere |
| 2026 | Integrazione completa in CSG | Dispiegamento operativo con Gruppo di Portaerei |
| 2027 | 11 MDUSV in inventario | Consolidamento della flotta media |
| 2030 | Oltre 30 MDUSV operativi | Massa critica raggiunta |
| 2045 | 45% della flotta sarà unmanned | Visione della “Golden Fleet” ibrida |
Il Contrammiraglio Christopher Alexander, assistente speciale per le forze di superficie navali presso la Flotta del Pacifico, è stato ancora più esplicito: “Il futuro è adesso. I sistemi senza equipaggio, i sistemi autonomi, l’Intelligenza Artificiale, non sono il futuro. Stanno accadendo proprio ora”.
La visione a lungo termine è quella di una “Golden Fleet“, una flotta ibrida dove le navi senza equipaggio non sostituiscono quelle con equipaggio, ma le affiancano, agendo da moltiplicatori di forza. Costano meno, non mettono a rischio vite umane in missioni pericolose (come la caccia alle mine o la ricognizione avanzata) e possono operare per periodi prolungati senza stancarsi.
Tecnologia e Industria: il ruolo di Leidos
Dietro le quinte di questo balzo in avanti c’è l’industria della difesa, in particolare Leidos, l’azienda produttrice dei due vascelli. Conrad Chun, vicepresidente delle comunicazioni per Leidos Defense, ha sottolineato l’importanza della loro architettura proprietaria, la Leidos Autonomous Vessel Architecture (LAVA).
È il cervello digitale che permette a queste navi di rispettare le regole della navigazione internazionale, evitare ostacoli e condurre missioni complesse senza intervento umano costante. Anni di test rigorosi hanno validato questa tecnologia, rendendola “mission-ready”.
Inoltre, la Marina sta lavorando per acquisire USV con carichi utili “containerizzati”. Questo significa modularità assoluta: oggi il drone trasporta sensori per ascoltare i sottomarini nemici, domani potrebbe imbarcare moduli per “effetti cinetici” (leggi: missili o armi offensive), dopodomani attrezzature per la guerra elettronica.
Un mare sempre più affollato (di robot)
Siamo di fronte a una trasformazione silenziosa, ma inesorabile. La decisione di assegnare questi droni direttamente alle forze di superficie (“fleet control”), togliendoli dai laboratori di ricerca, indica che la tecnologia ha superato la “valle della morte” che spesso separa i prototipi dalla produzione.
Per l’osservatore attento alle dinamiche geopolitiche ed economiche, questo sviluppo suggerisce due cose. Primo: gli Stati Uniti stanno cercando di compensare il divario numerico navale con la Cina puntando sull’alta tecnologia e sull’automazione. Secondo: la guerra navale del futuro sarà una rete complessa di sensori e attuatori, dove l’uomo deciderà cosa fare, ma sarà la macchina a decidere come farlo al meglio.
Come direbbe un vecchio saggio keynesiano applicato alla difesa: nel lungo periodo saremo tutti morti, ma nel breve periodo è meglio avere dei robot che controllano i mari per noi.
Domande e risposte
Perché la Marina USA sta puntando così tanto sui droni navali?
La scelta è dettata da una combinazione di fattori strategici ed economici. I droni (USV) costano significativamente meno delle navi tradizionali, sia in termini di costruzione che di mantenimento dell’equipaggio. Permettono di coprire aree oceaniche più vaste, aumentando le capacità di sorveglianza e ricognizione (ISR) senza esporre i marinai a rischi elevati. Inoltre, offrono una “massa” numerica necessaria per competere con la rapida espansione navale di potenze rivali come la Cina.
Questi droni sostituiranno le navi con equipaggio umano?
No, la dottrina attuale non prevede la sostituzione, ma l’integrazione. I vertici della Marina, come il Contrammiraglio Alexander, sottolineano che i sistemi unmanned serviranno ad “aggiungere” capacità alle navi con equipaggio. Il concetto è quello del “Manned-Unmanned Teaming” (MUM-T): il drone agisce come un’estensione sensoriale o un vettore d’armi, mentre il comando e le decisioni critiche rimangono saldamente nelle mani degli ufficiali a bordo delle navi tradizionali.
È sicuro affidare armi e navigazione all’Intelligenza Artificiale?
La sicurezza è il fulcro dello sviluppo di sistemi come l’architettura LAVA di Leidos. Sebbene la navigazione sia autonoma e rispetti le leggi del mare, l’uso della forza (“effetti cinetici”) rimane sotto stretto controllo umano. La transizione da “sperimentale” a “operativo” indica che la Marina ha raggiunto un livello di fiducia sufficiente nell’affidabilità di questi sistemi per la navigazione e la sorveglianza, ma l’impiego di armi sarà sempre soggetto a protocolli di ingaggio rigorosi e supervisionati dall’uomo.









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