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LA TUNISIA E’ UN PORTO SICURISSIMO: basta leggere i documenti internazionali

 

Il comandante di Mediterranea e quello di Sea Watch hanno rifiutato di portare le persone salvate in Tunisia, affermando che non è un “Porto Sicuro”. Il tutto è stato poi confermato da un GIP che ha affermato che la Guardia di Finanza non è un corpo militare, cosa che vi invitiamo a spiegare la COCER del corpo….

Fatta questa premessa, dato che a Scenarieconomici siamo abituati a seguire i dati, vediamo  gli elementi che indicano internazionalmente un “Porto Sicuro” secondo le convenioni internazionali.

Iniziamo con UNHCR, proprio l’ente che si occupa di assistenza ai profughi, nella sua definizione di località dove si possono svolgere le attività di sicurezza secondo le convenzioni internazionali.

 

I Luoghi dove effettuare salvataggio devono permettere:

  • la possibilità di svolgere attività di soccorso;
  • avere strutture per lo sbarco dei salvati;
  • la possibilità di portare a destinazione le persone salvate;
  • misure per aiutare tutti i sopravvissuti indipendentemente dalla nazionalità;
  • misure per assistere le imbarcazione

La Tunisia ha porti ed aeroporti moderni dove accogliere le navi ed eventualmente da cui trasportare le persone a casa propria. Inoltre , nonostante quello che si è sentito affermare in TV  da persone in malafede, la Tunisia ha firmato la convenzione di Amburgo  1979 sul soccorso in mare, base delle operazioni SAR.

Ed ecco la firma del Ministro tunisino che firmò nel 1979.

Quindi la Tunisia si è impegnata , insieme a molti altri stati, a partecipare alle attività di SAR, search and rescue, dei naufraghi in modo coerente con le normative internazionali, ed ha le capacità tecniche per svolgerle. Eppure queste ONG vogliono sempre venire in Italia. Perchè ?

 

 


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