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La “trappola cinese” della Germania: Merz vola a Pechino con le big corp, , ma il surplus è ormai un miraggio

Friedrich Merz vola a Pechino con i top manager: il Cancelliere tedesco cerca di salvare l’industria mentre la Germania sprofonda in un deficit commerciale di 90 miliardi con la Cina. La fine del modello mercantilista europeo.

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Di fronte alla dura realtà dei numeri, le retoriche elettorali tendono a sciogliersi come neve al sole. Soltanto un anno fa, quando era leader dell’opposizione, l’attuale Cancelliere tedesco Friedrich Merz tuonava contro la Cina, definendola parte di un'”asse antiliberale” e intimando alle aziende tedesche di ridurre drasticamente i rischi per non mettere a repentaglio la propria sopravvivenza.

Oggi, insediatosi alla Cancelleria, la musica è decisamente cambiata. Merz arriva oggi a  Pechino per il suo primo incontro ufficiale con Xi Jinping. E non viaggia certo da solo: al suo seguito c’è una nutrita delegazione di 30 top manager dell’industria teutonica, tra cui spiccano i CEO di Volkswagen, Oliver Blume, e di Siemens, Roland Busch. Il Cancelliere parla ancora di derisking (la riduzione delle dipendenze strategiche), ma il tono è diventato pragmatico. La necessità di accedere al mercato asiatico ha, ancora una volta, la meglio sulle barricate geopolitiche, sempre che le aziende tedesche siano ancora in grado di esportare in Cina. Perché ultimamente hanno avuto enormi problemi ad esportare, tanto che il deficit commerciale cresce.

Da locomotiva a vagone: il collasso della bilancia commerciale

Ciò che la delegazione tedesca si trova ad affrontare non è più l’Eldorado degli anni di Angela Merkel. Il paradigma “più commercio con la Cina equivale a più ricchezza per la Germania” si è rotto. Come fa notare l’economista Daria Marin, Berlino è finita in una vera e propria “trappola cinese”.

La dinamica macroeconomica è impietosa. Il tradizionale surplus commerciale di Berlino nei confronti di Pechino si è capovolto in un deficit strutturale di proporzioni storiche.

Indicatore Commerciale (Germania vs Cina)Fase Storica (Era Merkel)Situazione Attuale (2026)
Bilancia CommercialeAmpio SurplusDeficit di quasi 90 miliardi di Euro
Relazione di CrescitaTraino reciproco+1% export cinese = -0,3% crescita tedesca
Ruolo delle IndustrieEsportatori di beni finitiImportatori di componentistica, delocalizzazione

I sussidi di Stato cinesi hanno generato una sovrapproduzione spaventosa che sta inondando i mercati globali, , ma avvantaggiata anche da un tasso di cambio favorevole. Questo “China Shock” sta colpendo al cuore l’industria tedesca: acciaio, ingegneria meccanica, elettronica e automotive. Nonostante ciò, i colossi dell’auto di Wolfsburg e Stoccarda premono per acquistare sempre più componenti a basso costo in Cina e per spostare lì le produzioni, badando al bilancio aziendale piuttosto che all’interesse macroeconomico nazionale.

Geopolitica, terre rare e le divisioni europee

Sul tavolo delle trattative c’è un tema vitale per l’industria europea: l’accesso alle materie prime.

La Cina ha dimostrato di saper usare l’arma dei blocchi all’export, limitando le forniture di terre rare e magneti permanenti, elementi essenziali per la transizione energetica e per l’industria tecnologica. Molte aziende tedesche hanno già dovuto rallentare la produzione a causa di queste restrizioni.

Di fronte a questo scenario, l’approccio europeo è frammentato:

  • La linea francese: Parigi spinge per un protezionismo duro, con dazi compensativi e clausole “Buy European” per costringere Pechino a fare concessioni.

  • La linea tedesca: Merz vede i dazi solo come un’estrema extrema ratio. Il governo di Berlino ritiene che il problema parta da casa propria: la Germania (e l’Europa) deve tornare a essere intrinsecamente competitiva.

  • La confusione interna: Pechino osserva divertita le contraddizioni della Grosse Koalition tedesca, dove il Ministro degli Esteri Johann Wadephul adotta toni da falco, mentre il Vicecancelliere Lars Klingbeil si mostra decisamente più accomodante. “Messaggi troppo confusi”, lamentano gli sherpa cinesi.

L’obiettivo di Xi Jinping

Dal canto suo, Xi Jinping accoglie Merz subito dopo le festività del Capodanno lunare, costringendo i propri funzionari agli straordinari. Un segnale chiaro: Pechino vuole mostrare al mondo che, nonostante le sirene americane, i leader occidentali (inclusi Macron, il britannico Starmer e il canadese Carney) continuano a fare la fila per accedere al mercato del Dragone.

La Cina rifiuterà categoricamente le accuse di sovrapproduzione e vorrà parlare esclusivamente di affari, bypassando gli spinosi temi legati al supporto cinese alla Russia nel conflitto ucraino. Per la Germania, stretta tra deindustrializzazione interna e dipendenza esterna, il margine di manovra si fa sempre più stretto. E affidare la politica estera agli interessi di breve termine dei grandi gruppi automobilistici potrebbe rivelarsi un errore fatale per l’intera economia del Vecchio Continente.

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