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La Svizzera dice NO all’esproprio fiscale e al “lavoro forzato” di cittadinanza: bocciatura sonora per la sinistra

Svizzera, lezione di realismo: bocciate sonoramente la patrimoniale al 50% e l’obbligo di servizio civico. I numeri del tracollo.

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C’è un giudice a Berlino, o meglio, c’è un elettore razionale a Berna. I risultati delle votazioni odierne in Svizzera segnano una sconfitta bruciante e senza appello per le proposte della sinistra elvetica, che miravano a introdurre una tassazione punitiva sulle successioni e un obbligo di “servizio civico” generalizzato.

Con una pragmatismo che, ahimè, spesso manca ai vicini europei, i cittadini svizzeri hanno respinto al mittente due iniziative che, sotto la maschera della “solidarietà” e dell'”uguaglianza”, nascondevano costi burocratici enormi e una visione punitiva del capitale. Vediamo i numeri e le ragioni di questo rifiuto di massa.

Il rifiuto dell’Imposta di Successione: non si tocca il risparmio familiare

La proposta della Gioventù Socialista (JUSO) era, diciamolo, un tentativo di esproprio mascherato da politica climatica. L’idea era di tassare al 50% le successioni superiori ai 50 milioni di franchi, con i proventi destinati a progetti climatici. Il risultato? Un “No” secco del 78,3% degli elettori. Nessun cantone ha approvato la misura.

Perché una bocciatura così netta, persino superiore a quella di un’iniziativa simile dieci anni fa (che si fermò al 71% di no)?

  • Difesa delle PMI: Gli svizzeri hanno capito che una tassa simile avrebbe costretto molte imprese familiari a vendere o liquidare asset per pagare l’imposta, distruggendo quel tessuto di PMI che è l’ossatura dell’economia reale.

  • Fuga di capitali: In un mondo globalizzato, i capitali hanno le gambe. Minacciare di confiscare metà del patrimonio al momento del passaggio generazionale avrebbe innescato un esodo di grandi contribuenti, con un danno erariale netto stimato (e non guadagnato) per le casse pubbliche.

  • Realismo economico: Come ha sottolineato Benjamin Mühlemann dei Radicali-Liberali, la misura avrebbe significato la “distruzione della prosperità”. Gli svizzeri sanno che non si arricchisce il povero impoverendo il ricco, ma creando le condizioni per investimenti e lavoro.

Servizio Civico Obbligatorio: l’utopia burocratica respinta

Ancora più dura la lezione sul fronte del cosiddetto “servizio civico” per tutti. L’iniziativa “Per una Svizzera impegnata” voleva estendere l’obbligo di servizio (oggi limitato alla leva militare o civile maschile) a tutti i cittadini, donne incluse, e anche agli svizzeri all’estero, per compiti vaghi di “protezione ambientale” e assistenza.1

Il risultato è stato impietoso: 84,1% di contrari.

La proposta, inizialmente popolare nei sondaggi (tipico effetto “luna di miele” delle idee che suonano bene ma funzionano male), è crollata quando sono emersi i dettagli pratici:

  • Costi amministrativi: Creare una struttura per gestire il lavoro obbligatorio di milioni di persone avrebbe generato una burocrazia mostruosa con costi vivi enormi.

  • Inutilità economica: Come ha notato la senatrice Andrea Gmür, sarebbe stato un “costo enorme per nulla”. Le donne, che già sostengono gran parte del lavoro di cura nella società, non hanno bisogno di un obbligo statale per contribuire al bene comune.

  • Paternalismo di Stato: L’idea che lo Stato debba decidere come e quando il cittadino debba essere “utile” è stata percepita come un’intrusione indebita nella libertà individuale.

Tabella riassuntiva dei risultati

IniziativaRisultato (NO)Motivo principale del rifiuto
Imposta sulle successioni (50%)78.3%Rischio fuga capitali, danno alle imprese familiari, approccio “espropriativo”.
Servizio civico obbligatorio84.1%Costi burocratici eccessivi, inutilità pratica, ingerenza statale.

Il “Puzzle” Svizzero: perché i votanti non tassano i ricchi?

È interessante notare come, nonostante i sondaggi mostrino una preoccupazione per la disuguaglianza (l’1% più ricco detiene il 42% della ricchezza privata), al momento del voto prevalga il realismo.

Gli analisti parlano di un “puzzle”, ma la spiegazione keynesiana e liberale classica è semplice: l’elettore svizzero comprende le conseguenze di secondo ordine.

  1. Paura delle ricadute economiche: Anche chi non è milionario teme che tassare eccessivamente i ricchi porti a una contrazione degli investimenti e quindi dei posti di lavoro.

  2. Federalismo fiscale: I cantoni sono gelosi della loro sovranità fiscale e vedono di cattivo occhio le imposte nazionali che centralizzano le risorse a Berna.

  3. Sfiducia nel “Big Government”: L’idea che lo Stato sappia spendere i soldi meglio dei privati (o delle imprese) non convince. Meglio “l’ineguaglianza nell’opulenza che l’uguaglianza nella miseria”.

Conclusioni

La sinistra svizzera promette di riprovarci, sostenendo che “le buone idee richiedono tempo”. Tuttavia, il messaggio delle urne è chiaro: le soluzioni dirigiste, che mirano a ridistribuire la ricchezza distruggendone la fonte o a irreggimentare la cittadinanza in nuovi obblighi, non passano.

La Svizzera rimane un bastione di buon senso economico nel cuore dell’Europa: sì alla solidarietà, no all’assistenzialismo punitivo. Un modello su cui anche noi dovremmo riflettere, mentre altrove si discutono ancora patrimoniali fantasiose.

Domande e risposte

Perché l’iniziativa sul servizio civico è stata respinta così nettamente?

Il rifiuto dell’84,1% deriva principalmente dalla percezione di costi inutili. Gli elettori hanno giudicato l’estensione dell’obbligo a tutta la popolazione come un enorme apparato burocratico (“costo per nulla”) che non avrebbe risolto problemi reali. Inoltre, è stato visto come un mancato riconoscimento del lavoro di cura che le donne svolgono già privatamente, senza bisogno di imposizioni statali.

Qual è il motivo economico principale dietro il rifiuto della tassa di successione?

La paura della fuga di capitali e della distruzione delle imprese familiari. Gli svizzeri temono che un prelievo del 50% costringerebbe gli eredi a liquidare le aziende per pagare le tasse, mettendo a rischio posti di lavoro e investimenti. Prevale la visione pragmatica secondo cui punire il capitale riduce la prosperità generale, non solo quella dei ricchi.

È la prima volta che la Svizzera respinge tasse sui ricchi?

No, è un trend consolidato. Negli ultimi anni sono state bocciate iniziative simili sui capital gains (2021) e una precedente tassa di successione (2015). Nonostante i sondaggi mostrino preoccupazione per la disuguaglianza, al momento del voto i cittadini privilegiano la stabilità economica e la competitività fiscale cantonale rispetto a misure di redistribuzione centralizzata che percepiscono come rischiose.

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