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“La strada che conduce al vaccino è sempre in salita”. Armiamoci e partite? Il tragico caso Polmonite Sinciziale caso

Dopo aver proferito queste sagge parole, inspiegabilmente l’esimio Burioni cancellò il tweet.

E perchè mai, ci chiediamo. Forse perchè si è reso conto da solo, (o magari ha chiesto l’aiutino da casa), oppure dopo una discreta raffica di risposte pepate al tweet, ha valutato che per convincere a vaccinarsi quelli che lui chiama amabilmente “sorci” era meglio utilizzare metodi meno allarmanti, meno diretti, più sottilmente e psicologicamente ricattatori.  Chessò, “fallo per i nonni, per un Natale di abbracci, per il bene di tutti, perchè altrimenti sei un assassino, assassino e sorcio e a casa mia a cena tu non ci vieni, e nemmeno a  casa dei miei amici, ti toglieremo l’assistenza medica, il lavoro, morirai solo senza amici nell’indifferenza dei giusti”.

Insomma, non lo sapremo mai da lui, perchè in questo caso scripta volant.

Per fortuna, grazie agli screenshottatori più veloci del web siamo riusciti a conservare lo stamp del tweet inquietante, che non ci dà tanto l’occasione per parlare delle esternazioni del noto luminare, quanto di approfondire cosa successe durante le sperimentazioni vaccinali contro il virus respiratorio sinciziale.

“Negli anni 50-60 vi fu un’ampia diffusione del cosiddetto “Virus respiratoio sinciziale”, un virus che causava un’infezione alle vie rspiratorie superiori, che spesso causava delle polmoniti anch gravi, con decine di migliaia di bambini morti. Il successo contro la polio portò ad una spinta per un vaccino contro questo tipo di polmonite. Nel 1967, neonati e bambini piccoli immunizzati con un vaccino inattivato con formalina contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) hanno sperimentato una forma avanzata di malattia da RSV caratterizzata da febbre alta, broncopolmonite e respiro sibilante quando sono stati infettati dal virus di tipo selvatico nella comunità. I ricoveri erano frequenti e due bambini immunizzati sono morti per infezione da RSV wild-type. La malattia avanzata è stata inizialmente caratterizzata come “infiltrazione monocitica peribronchiolare con un eccesso di eosinofili”. Decenni di ricerca hanno definito la malattia da RSV potenziata (ERD) come il risultato dell’immunizzazione con antigeni non elaborati nel citoplasma, che determina una risposta anticorpale non protettiva e l’innesco dell’helper T CD4+ in assenza di linfociti T citotossici. Questa risposta alla vaccinazione ha portato a una risposta patogena della memoria Th2 con deposizione di eosinofili e di immunocomplessi nei polmoni dopo l’infezione da RSV. Negli ultimi anni, il campo dell’RSV ha subito cambiamenti significativi. Numerosi vaccini candidati con nuovi design e formulazioni si stanno avvicinando agli studi clinici, sfidando la nostra precedente comprensione dei parametri favorevoli per l’ERD. Questa recensione fornisce un’analisi succinta di questi parametri ed esplora i criteri per valutare il rischio di ERD nei nuovi candidati al vaccino.

https://journals.asm.org/doi/10.1128/cvi.00609-15?permanently=true

 

Un vaccino contro il virus respiratorio sinciziale (Vaccino RSV) è un vaccino che previene l’infezione da virus respiratorio sinciziale.

“I tentativi di sviluppare un vaccino contro l’RSV sono iniziati negli anni ’60 con un fallimento vaccino inattivato sviluppato esponendo il virus RSV a formalina (RSV inattivato con formalina (FI-RSV)).[1] Sfortunatamente, questo vaccino ha indotto un fenomeno che è diventato noto come “malattia respiratoria potenziata associata al vaccino” (VAERD), in cui i bambini che non erano stati precedentemente esposti a RSV e successivamente vaccinati sviluppavano una forma grave di malattia da RSV se esposti al virus stesso, incluso febbre, respiro sibilante, e broncopolmonite.[1] Circa l’ottanta per cento di questi bambini (contro il 5% dei controlli esposti al virus) è stato ricoverato in ospedale e due bambini sono morti per una risposta infiammatoria polmonare letale durante la prima infezione naturale da RSV dopo la vaccinazione di neonati naive a RSV.[1] Questo disastro ha ostacolato lo sviluppo di vaccini per molti anni a venire.[1]

Un documento del 1998 ha riportato che la ricerca verso lo sviluppo di un vaccino era progredita notevolmente negli ultimi 10 anni.[2] Il vaccino desiderato impedirebbe infezione delle vie respiratorie inferiori da RSV nelle popolazioni a rischio e, se possibile, essere utile in altre popolazioni con minor rischio.[2] Venti anni dopo, un documento del 2019 ha affermato in modo simile che la ricerca per lo sviluppo di un vaccino era progredita notevolmente negli ultimi 10 anni.[3] Lo stesso studio prevedeva che un vaccino sarebbe stato disponibile entro 10 anni.[3]

Gli attuali tipi di vaccini oggetto di ricerca sono vaccini a base di particelle, vaccini attenuati, subunità proteica vaccini o vaccini basati su vettori”.[4]Enciclopedia site:it.wikiqube.net

Questi i fatti. Quindi la ricerca prosegue, in salita, e gli esperimenti in nome della scienza giustamente avanzano incessanti, sia pur con qualche intoppo. Del resto anche la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni (cit).

Sta ora a noi decidere se armarci di scarponi e picozze e procedere eroicamente verso la vetta o “ma anche no”. Del resto il libero arbitrio è ancora in voga in Italia. Quindi potete serenamente scegliere se partire di vostra spontanea volontà o, già si vocifera, se obbligati a farlo. A chi arriva in vetta sano, in omaggio il Greenpassino d’Oro.

 


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