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La pragmatica Indonesia inaugura la mega-raffineria di Balikpapan. Obiettivo autarchia energetica entro il 2027

Indonesia, svolta autarchica: inaugurata la mega-raffineria da 7,4 miliardi. Stop all’import di benzina nel 2027? Il Presidente Subianto lancia la nuova Balikpapan: 360mila barili al giorno per l’indipendenza energetica. Ecco il piano di Giacarta per sfidare i mercati globali.

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Mentre l’Occidente si avvita in dubbi esistenziali sulla transizione energetica, l’Indonesia tira dritto e investe sulla “hard infrastructure”. Il Presidente Prabowo Subianto ha inaugurato lunedì l’espansione della raffineria di Balikpapan: 7,4 miliardi di dollari sul piatto per dire addio alle importazioni di carburanti raffinati. Un lezione di sovranismo economico o una scommessa azzardata?

Lunedì scorso, in una mossa che farebbe impallidire i pianificatori di Bruxelles per la sua concretezza “vecchia scuola”, il Presidente indonesiano Prabowo Subianto ha tagliato il nastro della nuova, potenziata raffineria di Balikpapan, gestita dal colosso statale Pertamina. Non stiamo parlando di un ritocco cosmetico, ma di un investimento monstre da 7,4 miliardi di dollari (circa 126 trilioni di rupie), cifra che testimonia la volontà di ferro della più grande economia del sud-est asiatico: raggiungere l’autosufficienza energetica e alimentare.

Il messaggio di Subianto è stato cristallino, quasi un manifesto di quella politica economica che potremmo definire “sovranismo pragmatico”:

“Dobbiamo essere capaci di produrre il nostro cibo e la nostra energia. Con le fonti che abbiamo, possiamo produrre la nostra energia senza bisogno di importarla. Questo è il nostro obiettivo per i prossimi cinque-sette anni”.

I numeri del mostro di Balikpapan

Per capire la portata dell’operazione, bisogna guardare ai dati tecnici, che piacciono tanto a noi analisti perché non mentono. Il progetto RDMP (Refinery Development Master Plan) non si è limitato ad aumentare la capacità di raffinazione, ma ha trasformato l’impianto in una struttura ad alta complessità tecnologica.

Ecco le specifiche chiave dell’upgrade:

ParametroPre-UpgradePost-UpgradeNote
Capacità Produttiva260.000 bpd360.000 bpdDiventa la più grande raffineria indonesiana
Standard CarburanteEuro 2Euro 5Minori emissioni, maggior valore aggiunto
Indice di Complessità (Nelson)3.78.0Capacità di processare greggi più pesanti ed economici
Resa Prodotti Pregiati75%91%Benzina, diesel e jet fuel di alta qualità

L’aumento di 100.000 barili al giorno (bpd) non è banale. Significa ridurre drasticamente la dipendenza dai mercati spot di Singapore per i prodotti finiti, trattenendo il valore aggiunto della raffinazione all’interno dei confini nazionali. Secondo il Ministro dell’Energia Bahlil Lahadalia, questa espansione, unita al mandato sui biocarburanti (il famoso biodiesel indonesiano basato sull’olio di palma), permetterà a Giacarta di smettere di importare gasolio e carburante per aerei (jet fuel) entro il 2027.

“Nel 2027, se Dio vuole, non importeremo più jet fuel, ma importeremo solo greggio”, ha dichiarato il ministro. Una frase che svela il vero tallone d’Achille della strategia, su cui torneremo tra poco.

Il Mercato: Pertamina “Uber Alles”, ma con riserva

Interessante notare come l’Indonesia gestisca il suo mercato interno. Sebbene il monopolio legale di Pertamina sia stato formalmente smantellato due decenni fa, lo Stato mantiene una presa d’acciaio. L’anno scorso, Giacarta ha concesso ai rivenditori privati (comprese le unità locali di giganti come BP e Shell) di importare carburante, ma… passando attraverso Pertamina.

È un modello ibrido: si apre al capitale privato per la distribuzione, ma si mantiene il controllo statale sui “rubinetti” dell’approvvigionamento strategico. I privati, che hanno sofferto per le restrizioni sull’importazione di carburanti non sovvenzionati, ora si trovano a competere in un mercato dove il player dominante è anche il regolatore di fatto dei flussi in entrata. Keynesiano? Forse. Sicuramente protezionista e funzionale all’interesse nazionale percepito.

Il paradosso dell’Upstream: raffinerie nuove, pozzi vecchi

Il problema del Paese ora diventa trovare il petrolio per far lavorare la  L’Indonesia, un tempo membro dell’OPEC, soffre da anni di un declino cronico nella produzione di greggio. La domanda di carburante sale con la crescita demografica ed economica, ma i pozzi invecchiano.

Il governo ne è perfettamente consapevole. Mentre inaugurava la raffineria, l’esecutivo ha lanciato un bando per otto nuovi blocchi petroliferi, stimati contenere miliardi di barili di petrolio e piedi cubi di gas. L’obiettivo è sbloccare il potenziale upstream offrendo oltre 100 bacini inesplorati agli investitori globali.

La strategia è quindi a due tempi:

  1. Breve termine (Downstream): Costruire capacità di raffinazione per smettere di importare prodotti finiti costosi, importando invece greggio grezzo (che costa meno), migliorando la bilancia commerciale.
  2. Medio termine (Upstream): Rilanciare l’esplorazione per sostituire il greggio importato con quello domestico.

Indonesia: a caccia della crescita stabile

L’Indonesia ci offre uno spaccato interessante di politica industriale. Mentre in Europa si discute di come tassare le emissioni o chiudere impianti, a Balikpapan si inaugurano infrastrutture colossali per garantire che il motore dell’economia non resti a secco. Certo, la dipendenza dal greggio estero rimane un rischio geopolitico non indifferente, ma la capacità di raffinare in casa offre un cuscinetto strategico che molti paesi occidentali hanno incautamente dismesso. Resta da vedere se le promesse di autosufficienza al 2027 saranno mantenute o se si scontreranno con la realtà geologica dei giacimenti in declino. Per ora, i bulldozer di Subianto avanzano.

Balikpapan


Domande e risposte

Qual è l’obiettivo principale dell’investimento da 7,4 miliardi nella raffineria di Balikpapan?

L’obiettivo primario è l’autosufficienza energetica. Aumentando la capacità di raffinazione da 260.000 a 360.000 barili al giorno e migliorando la qualità del prodotto agli standard Euro 5, l’Indonesia mira a cessare le importazioni di prodotti raffinati costosi come gasolio e carburante per aerei entro il 2027. Questo migliora la bilancia commerciale e la sicurezza nazionale, riducendo la dipendenza dai mercati esteri per i prodotti finiti.

L’Indonesia diventerà totalmente indipendente dal petrolio estero con questa mossa?

No, ed è qui la distinzione fondamentale. Il Ministro dell’Energia ha specificato che l’obiettivo al 2027 è smettere di importare carburanti raffinati (jet fuel, gasolio), ma il paese continuerà probabilmente a dover importare petrolio greggio per alimentare le sue raffinerie. La produzione domestica di greggio è in declino da anni, motivo per cui il governo ha contestualmente aperto nuovi bandi per l’esplorazione di giacimenti petroliferi e di gas.

Qual è il ruolo delle compagnie private come Shell o BP in questo contesto?

Le compagnie private operano in un contesto difficile. Sebbene il monopolio di Pertamina sia tecnicamente finito, lo stato mantiene una posizione dominante. Recentemente è stato permesso ai privati di importare carburante, ma spesso devono farlo attraverso le infrastrutture o i canali di Pertamina stessa. Questo sistema ibrido permette al governo di controllare i flussi strategici e proteggere l’azienda di stato, lasciando ai privati margini di manovra limitati rispetto a un mercato totalmente libero.

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