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La pace fiscale per le famiglie

 

Premetto che precedentemente ho sempre lo sostenuto che la Pace Fiscale quando è rivolta alle famiglie e ai privati non può essere considerata un semplice condono ma innanzitutto riveste ha una grossa importanza a livello sociale.

In questo articolo mi voglio concentrare in particolare su un parte della pace fiscale e cioè il saldo e stralcio delle cartelle che è stata previsto nel CDM del 20 ottobre, ma non presente nel DL 119/2018 pubblicato in G.U. ma che verrà, stando alle indicazioni che abbiamo, inserito come emendamento e discusso nell’iter parlamentare di conversione del decreto.

Lo stesso contratto di governo lo ha previsto e in campagna elettorale se n’è parlato ripetutamente: la possibilità di chiudere le posizioni debitorie pagando percentuali del 6%, 10% e 25%. Questa è secondo me la misura principale della pace fiscale se vogliamo considerare tale provvedimento in ottica sociale!

Il criterio proposto dal governo per identificare i soggetti che possono aderire a questo saldo e stralcio è l’indice ISEE per le persone fisiche e l’indice di Liquidità per le imprese (che vedremo nello specifico in un mio articolo successivo).

L’indicatore di situazione economica equivalente è uno strumento che permette di misurare la condizione economica di un nucleo famigliare e si calcola inserendo per ogni suo componente i valori del reddito personale (quello che è presente nella Certificazione Unica, nel 730 o nel modello dichiarativo Persone Fisiche), del patrimonio mobiliare (esempio disponibilità di conto corrente, titoli, partecipazioni, ecc..) e del patrimonio immobiliare. Per chi fa domanda di sussidi, chiede assistenza sociale o chiede agevolazioni per i figli in ambito scolastico è normale ogni anno procedere a questo calcolo.

Quindi,  in sede di domanda di saldo e stralcio presso l’agente di riscossione sarà indispensabile per una persona fisica presentarsi con il calcolo dell’indice ISEE  e  non è detto che possa rientrare nei soggetti beneficiari, infatti stando alle ultime indiscrezioni la “platea” potrebbe essere molto limitata.

Ipotesi avanzata circa tre le aliquote saldo e stralcio della pace fiscale:

  • aliquota al 6% per i contribuenti con modello ISEE fino a 15.000 euro;
  • aliquota al 10% per i contribuenti con modello ISEE tra i 15.000 e i 22.000 euro;
  • aliquota al 25% per i contribuenti con modello ISEE tra i 22.000 e i 30.000 euro.

Non nascondo che non sono convinto pienamente dell’utilizzo del parametro indice ISEE, la sua applicazione pratica spesso crea delle “distorsioni”, difatti in passato si era anche spesso parlato di rivedere, riformare o sostituire questo indice. Mi soffermo in particolare su due aspetti:

  • Incidenza temporale: se io utilizzo i miei valori ISEE attuali (si calcolano sull’ultima dichiarazione dei redditi presentata) può essere che sono valori migliori rispetto a quelli che mi hanno generato la situazione debitoria anni addietro. Ad esempio, parlando di una situazione molto comune, un soggetto aveva negozio che ha chiuso con molti debiti e aveva in quell’anno reddito pari a zero e nel frattempo ha trovato lavoro come dipendente, ha sicuramente un indice ISEE diverso rispetto ad allora e rischia di essere penalizzato e non rientrare nemmeno tra i beneficiari.
  • Veridicità delle dichiarazioni ISEE : questo è un problema non indifferente, l’intermediario che si occupa della compilazione e della trasmissione agisce in “buona fede” sulla base dei dati e delle dichiarazioni che gli vengono fornite; ma ad esempio su soggetti stranieri o Italiani che detengono patrimoni mobiliari o immobiliari in paesi esteri è molto difficile verificare che tutti i valori posseduti siano effettivamente inseriti. Ed inoltre chi lavora in nero?!

Potrebbe esserci poi un notevole incremento delle dichiarazioni ISEE trasmesse e potrebbe essere molto complicato anche per le agenzie fiscali riuscire a controllare una mole cosi alta di dichiarazioni, in fatto di veridicità.

Confido che nella discussione parlamentare possano essere presi in considerazione gli aspetti qui descritti, vengano riviste al rialzo le fasce di beneficiari o ancora meglio, non fissare un limite all’ultima fascia in modo che tutti possano aderire. Ovviamente come si era parlato in passato con dei limiti prefissati di esposizione debitoria massima (per favorire le fasce più deboli ).


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