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La multinazionale Shell sotto accusa: una causa per discriminazione razziale contro i bianchi

Un fulmine a ciel sereno scuote il colosso energetico Shell. La compagnia è stata citata in giudizio per una riorganizzazione che, secondo l’accusa, avrebbe discriminato i dipendenti bianchi. Tra ‘barattoli per le lacrime’ e sostituzioni controverse, scopri i dettagli scioccanti della causa che mette in discussione le politiche di diversità aziendale.”

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La Shell sta affrontando una causa legale che la accusa di aver condotto una riorganizzazione aziendale che ha discriminato dipendenti bianchi. I dipendenti, rappresentati dal gruppo legale conservatore America First Legal (AFL), sostengono di essere stati sostituiti da candidati meno qualificati in nome degli obiettivi di diversità (DEI).

La vicenda, che si sta svolgendo negli Stati Uniti, getta un’ombra drammatica sulle politiche di Diversity, Equity, and Inclusion (DEI) di una delle più grandi compagnie energetiche del mondo. La causa è stata depositata presso il tribunale distrettuale del Distretto Sud del Texas dall’America First Legal (AFL), un gruppo noto per le sue battaglie legali contro le politiche aziendali percepite come discriminatorie.

La decisione della Corte

Al momento, la corte non ha emesso una decisione finale. La notizia riguarda il deposito di una causa legale. Ciò significa che il procedimento è appena iniziato e l’organo giudiziario ha solo ricevuto le accuse formali. L’accusa dovrà ora essere esaminata dal tribunale, che valuterà le prove presentate da entrambe le parti prima di giungere a un verdetto.

I punti chiave dell’accusa

L’azione legale dell’AFL è stata avviata per conto di dipendenti bianchi della divisione sicurezza di Shell. Secondo i querelanti, la riorganizzazione aziendale di Shell, condotta in linea con i suoi obiettivi di diversità, avrebbe portato a una discriminazione razziale, in violazione del Title VII del Civil Rights Act.

Ecco i punti centrali delle accuse:

  • Mancata meritocrazia: I dipendenti sostengono di avere credenziali e valutazioni delle performance superiori rispetto ai nuovi assunti, ma di essere stati costretti a ripresentare la domanda per il loro stesso lavoro e a sottoporsi a colloqui e test in presenza.
  • Sostituzioni: I querelanti affermano di essere stati infine rimpiazzati da candidati meno qualificati.
  • Trattamento umiliante: Uno dei querelanti ha raccontato che, dopo il licenziamento suo e del suo manager, il supervisore ha offerto loro delle “barattoli per le lacrime” come “regalo d’addio”, un gesto che l’AFL ha definito “un atto umiliante che sottolinea il disprezzo con cui Shell e i suoi manager hanno trattato dipendenti leali la cui unica ‘colpa’ era quella di essere della razza sbagliata”.
  • Trasferimento punitivo: Un altro dipendente, definito il “consulente per la sicurezza più esperto dell’unità”, sarebbe stato trasferito in modo accelerato in una sede remota priva di un ufficio Shell.

Juli Haller, avvocato di AFL, ha dichiarato: “Se una multinazionale può apertamente discriminare i dipendenti a causa del colore della loro pelle – con il pretesto della DEI – allora i diritti di nessuno sono al sicuro.”

La posizione di Shell

Shell ha respinto fermamente le accuse, negando ogni illecito. Un portavoce dell’azienda ha dichiarato  che “la discriminazione non è tollerata e le decisioni sull’impiego si basano sul merito, sulle qualifiche e sulle performance, in linea con le nostre politiche e le leggi locali. Respingiamo queste accuse.” Pare che però la cosa non sia stata ben capita dai dipendenti bianchi, che si sono sentiti brutalmente discriminati dalle politiche della società.

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