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La Marina USA rinvia il pensionamento della USS Nimitz: la flotta a 11 portaerei è salva, ma solo sulla carta
La US Navy rinvia al 2027 il ritiro della storica portaerei nucleare USS Nimitz per mantenere la flotta a 11 unità, in attesa della nuova USS Kennedy. Ecco i motivi tecnici ed economici dietro la decisione.
La vecchia signora dei mari dovrà aspettare ancora un po’ prima di godersi il meritato riposo, o meglio, lo smantellamento. La Marina degli Stati Uniti ha ufficialmente deciso di prolungare la vita operativa della portaerei a propulsione nucleare USS Nimitz (CVN-68), spostando la data del suo ritiro dal previsto maggio 2026 al marzo 2027. Una mossa pragmatica, dettata da necessità burocratiche e industriali, che riflette le attuali tensioni logistiche della flotta americana.
La legge dei numeri e l’attesa della Kennedy
Il motivo principale di questo prolungamento non risiede in un’improvvisa giovinezza della nave, varata ormai cinquant’anni fa, ma in una precisa esigenza numerica. La legge federale statunitense impone alla US Navy di mantenere una flotta minima di 11 portaerei. Mandare in pensione la Nimitz quest’anno avrebbe creato un “buco” capacitivo e legale, in attesa della sua sostituta.
La nuova portaerei classe Gerald R. Ford, la USS John F. Kennedy (CVN-79), ha completato le prove in mare del costruttore all’inizio di febbraio di quest’anno (2026) e si appresta ad affrontare i rigorosi collaudi di accettazione. La Kennedy, a differenza della capoclasse Ford, entrerà in servizio già modificata per operare con i caccia di quinta generazione F-35C Lightning II. Questo ha comportato ritardi fisiologici, ma permetterà di risparmiare i costi di un successivo e oneroso riadattamento. La Nimitz, dunque, resterà in servizio giusto il tempo necessario per un passaggio di consegne formale.
Il John F. Kennedy in cantiere (U.S. Navy photo by Mass Communication Specialist 3rd Class Adam Ferrero/Released)
I limiti fisici e l’economia del nucleare
Nonostante il mantenimento della flotta a 11 unità sia garantito, è improbabile che la Nimitz venga impiegata in nuovi dispiegamenti operativi in prima linea, a meno di vere e proprie emergenze nazionali. Il limite più invalicabile è dettato dalla fisica e dall’economia: il combustibile nucleare.
La propulsione atomica garantisce un’autonomia eccezionale, ma non infinita. Le portaerei classe Nimitz sono progettate per un singolo ciclo di rifornimento e revisione complessa (RCOH) durante i loro cinquant’anni di vita. La Nimitz ha iniziato questo processo nel 1998, tornando in mare solo nel 2001. Oggi, a 25 anni da quell’ultimo rifornimento, l’energia residua nei suoi due reattori è limitata e non ha senso rifornirli nuovamente.
Sottoporre la nave a un secondo RCOH sarebbe un’operazione economicamente irrazionale. I cantieri navali americani sono già sotto pressione e drenare risorse per una nave così vecchia sottrarrebbe fondi vitali alla manutenzione delle unità più recenti, come la USS John C. Stennis e la USS Harry S. Truman, attualmente o prossimamente in fase di revisione.
| Caratteristica | USS Nimitz (CVN-68) | USS John F. Kennedy (CVN-79) |
| Classe | Nimitz | Gerald R. Ford |
| Ingresso in servizio | 1975 | Previsto Marzo 2027 |
| Propulsione | 2 Reattori Nucleari (Rifornita 1998-2001) | 2 Reattori Nucleari di nuova generazione |
| Integrazione Nativa F-35C | No | Sì |
| Stato Attuale | Verso l’inattivazione (Norfolk) | Prove di accettazione |
Mezzo secolo di storia: dall’Iran della Rivoluzione islamica all’ISIS
Attualmente, la Nimitz è in viaggio dalla base navale di Kitsap, nello Stato di Washington, verso il suo nuovo porto di assegnazione a Norfolk, in Virginia, sulla costa orientale. Questo trasferimento prepara il terreno per il futuro smantellamento presso i cantieri di Newport News.
La nave porta con sé un bagaglio storico impressionante. Tra le sue primissime missioni, operò in supporto all’Operazione Eagle Claw nel 1980, il drammatico e fallito tentativo di salvare gli ostaggi americani in Iran. Ironia della sorte, ha concluso il suo ultimo dispiegamento di nove mesi a dicembre, operando tra il Medio Oriente e l’Indo-Pacifico, e partecipando a raid contro l’ISIS in Somalia, totalizzando 8.500 sortite per 17.000 ore di volo. Una carriera circolare, iniziata e finita nei punti caldi del globo.
Quale futuro per la vecchia signora?
Nei suoi ultimi mesi, la Nimitz potrebbe essere impiegata per l’addestramento e le qualifiche dei nuovi piloti vicino alle coste americane, alleggerendo il carico sulle altre portaerei impegnate nei teatri di crisi globale.
- Nessuna flotta di riserva: I reattori nucleari impediscono di “mettere in naftalina” la nave in modo economico. O è, o non è.
- Difficile musealizzazione: I costi e i rischi di contaminazione per rimuovere i reattori rendono quasi impossibile trasformarla in un museo o in una barriera corallina artificiale.
La proroga fino al 2027 è, in definitiva, una boccata d’ossigeno contabile per la US Navy. Mantiene le apparenze di una forza intatta, ma evidenzia le complesse sfide industriali ed economiche di una superpotenza che deve bilanciare bilanci miliardari, colli di bottiglia nei cantieri navali e le pressanti esigenze di una geopolitica sempre più instabile.
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