Seguici su

EuropaPolitica

La maggioranza di Europei vuole il ritorno alle frontiere per fermare migrazione irregolare

Pubblicato

il

Gli europei desiderano che i loro governi abbiano un maggiore controllo sui confini per affrontare l’immigrazione, secondo un sondaggio condotto in 23 paesi dell’UE. Questo è almeno quanto risulta ad un sondaggio realizzato dalla società di comunicazione strategica FGS Global, per la rivista europea POLITICO, a fine gennaio. Mentre in Europa ed in Italia si discute sui centri di accoglienza come quello realizzato dal nostro paese in Albania, guardato come un modello da mezza Europa, i cittadini europei sembrano volere misure ancora più stringenti per fermare il fenomeno della migrazione clandestina

Il 71% degli intervistati di questo sondaggio, infatti, ha concordato sul fatto che “l’Unione Europea deve consentire agli Stati membri un controllo molto maggiore sui propri confini, in modo che i paesi possano gestire meglio l’immigrazione”, secondo un sondaggio condotto su 11.714 persone in tutta Europa

I risultati evidenziano chiaramente quindi quanto sia diffuso lo scetticismo dei paesi nei confronti del coordinamento migratorio dell’UE, un’area a lungo caratterizzata da litigi e accuse reciproche, in un momento in cui Bruxelles sta lavorando a importanti riforme per rafforzare la protezione delle frontiere esterne dell’Unione e aumentare il sostegno ai paesi che. In altre parole i cittadini europei criticano le politiche troppo permissive adottate dalla Unione europea in questi ultimi anni, grazie soprattutto all’apporto delle sinistre e dei verdi, che con liberali e popolari hanno monopolizzato il parlamento per oltre un decennio.

I paesi dell’area Schengen – 25 dei quali fanno parte dell’UE, mentre quattro non lo sono – si sono impegnati a rimuovere i controlli alle frontiere interne. Sebbene sia possibile reintrodurre temporaneamente i controlli come ultima risorsa in caso di una grave minaccia, tale misura dovrebbe essere limitata a periodi di sei mesi, estendibili solo fino a due anni.

Dal 2025, 12 governi dell’UE hanno notificato alla Commissione europea l’imposizione di controlli temporanei alle frontiere, otto dei quali hanno indicato la migrazione come motivo. Alcuni paesi hanno in pratica introdotto controlli alle frontiere per anni. E sembra che questa ipotesi potrebbe essere introdotta anche se solo temporaneamente anche da altri stati europei.

I ministri dell’UE si sono incontrati a Cipro la scorsa settimana per discutere come bloccare la migrazione attraverso le frontiere interne dell’UE per proteggere Schengen. Il mantenimento della zona di viaggio senza controlli “si basa sulla fiducia e sulla responsabilità condivisa”, ha affermato il ministro della Giustizia cipriota Costas Fytiris.

La questione della responsabilità condivisa è da tempo al centro dei dibattiti dell’UE sulla migrazione, che soppesano la pressione sui paesi che accolgono la maggior parte dei migranti in arrivo, come Italia e Grecia, rispetto all’impatto sui paesi del resto dell’Unione a seguito di movimenti secondari, ovvero i viaggi successivi dal paese dell’UE in cui i migranti arrivano per primi.

“È tutta una questione di responsabilità da un lato, da parte dei paesi che si trovano al confine esterno. Ma anche di solidarietà dall’altro lato, da parte degli Stati membri interessati da movimenti secondari”, ha dichiarato a POLITICO il Commissario per le Migrazioni Magnus Brunner.

Tuttavia, la sfida di trovare una risposta a livello UE alla gestione dell’immigrazione rimane. Durante i preparativi per il primo cosiddetto pool di solidarietà, un quadro che mira a condividere meglio l’onere migratorio tra i paesi dell’UE, i governi non sono stati d’accordo su chi debba cosa a chi.

Il sostegno agli stati “in prima linea” come Italia e Grecia può avvenire sotto forma di contributi finanziari o ricollocamenti, con diversi paesi, tra cui Belgio e Svezia, che hanno già escluso i ricollocamenti.

La Ministra per le Migrazioni belga Anneleen Van Bossuyt ha dichiarato di recente  che il contributo di solidarietà iniziale del Belgio era già stato ridotto a 12,9 milioni di euro e che il paese è in trattative con Italia e Grecia per capire “come possiamo tenere conto dei movimenti [secondari] storici e vedere se possiamo ridurre ulteriormente tale importo”, ha affermato. D’altra che la musica stia cambiando anche nel parlamento è apparso chiaro a febbraio, quando il Pe ha approvato a larghissima maggioranza due modifiche del regolamento Ue sulle procedure di asilo, volte ad accelerare la verifica delle richieste di protezione. La sinistra europea implode: 10 deputati dei socialisti si sganciano dal gruppo e votano con Ppe, Conservatori e Patrioti.  La relazione dell’onorevole Alessandro Ciriani di Fdi approvato a larga maggioranza segna il passo decisivo forse verso quella riforma in tema di immigrazione che porta la firma politica dell’Italia; con questa decisione la strategia promossa dal governo Meloni diviene infatti strategia europea condivisa. Non a caso, nella nuova lista, che consentirà di accelerare sensibilmente l’esame delle domande di asilo presentate, tra i «Paesi sicuri», oltre a Kosovo, India, Marocco e Colombia, figurano anche Egitto, Bangladesh e Tunisia.

Insomma il sentiment europeo verso la migrazione sembra sempre più orientato verso qull’ approccio basato  sulla fermezza, proprio da tempo delle politiche di centro destra e di cui il governo Meloni rappresenta il più solido baluardo.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento