Africa
La Libia taglia i carburanti russi: ai colossi occidentali le nuove forniture. Il piano per rinascere
Tripoli affida le forniture di carburante a TotalEnergies e ai trader europei per sostituire l’import da Mosca. Con nuovi maxi-contratti da 20 miliardi e il potenziamento dei giacimenti di gas e petrolio, la Libia torna al centro del mercato energetico del Mediterraneo
A quindici anni dalle primavere arabe che hanno frammentato l’infrastruttura e il clima per gli investimenti del Paese nordafricano, Tripoli prova a rialzare la testa. E lo fa usando la sua leva principale e più concreta: l’energia. Secondo le agenzie di stampa internazionali, colossi del trading di materie prime come Vitol e Trafigura, affiancati dalla multinazionale francese TotalEnergies, si sono appena aggiudicati importanti gare d’appalto per fornire diesel e benzina alla Libia. L’obiettivo operativo è chiaro, , ma la vera mossa strategica è squisitamente geopolitica: tagliare drasticamente le importazioni di carburante russo.
La spinta si inserisce in un quadro di rilancio complessivo del settore petrolifero locale, , ma le sfide infrastrutturali restano imponenti. Le autorità libiche mirano a riconquistare il ruolo di fornitore chiave nel Mediterraneo, sfruttando riserve provate che superano i 48 miliardi di barili. Si tratta per lo più di greggio leggero e a basso tenore di zolfo, una tipologia di altissima qualità che garantisce sempre una domanda forte sui mercati.
Per rendere chiara la traiettoria di sviluppo, ecco gli obiettivi fissati dal governo:
- Produzione attuale di greggio: 1,4 milioni di barili al giorno
- Target fine 2026: 1,6 milioni di barili al giorno
- Target 2028-2030: 2,0 milioni di barili al giorno
Pochi giorni fa, la Libia ha concluso il primo grande ciclo di concessioni degli ultimi 17 anni, assegnando cinque blocchi esplorativi a grandi nomi dell’industria occidentale come l’americana Chevron, l’italiana Eni e la spagnola Repsol, oltre a QatarEnergy e alla nigeriana Aiteo. A questo si aggiunge un accordo storico da 20 miliardi di dollari, della durata di 25 anni, firmato con ConocoPhillips e TotalEnergies per ammodernare le infrastrutture e incrementare la capacità produttiva della Waha Oil Company. Un classico intervento di natura keynesiana, dove enormi capitali vengono mobilitati per riattivare la spina dorsale industriale di una nazione.
Il capitolo del gas naturale
Un occhio di riguardo va allo sviluppo del gas naturale, settore rimasto a lungo sottosviluppato. Tripoli punta a spingere la produzione fino a circa 1 miliardo di piedi cubi standard al giorno (pari, nel sistema metrico, a quasi 10 miliardi di metri cubi all’anno) entro il 2030. Questo volume servirà a sostenere la crescita industriale interna e a incrementare le esportazioni verso l’Europa, in primis attraverso il gasdotto Greenstream.
Inoltre, la National Oil Corporation (NOC) intende avviare l’esplorazione di gas non convenzionale e di scisto nella seconda metà del 2026. L’obiettivo è valorizzare riserve immense, stimate in 80mila miliardi di piedi cubi, equivalenti a circa 2.265 miliardi di metri cubi, abbastanza per rifornire l’intera Europa per 6 anni!
Le grandi compagnie occidentali stanno facendo un ritorno in forze in Libia dopo un’assenza quasi ventennale, attratte da una ritrovata stabilità agevolata dal cessate il fuoco del 2020. Per invogliarle, il governo sta offrendo condizioni fiscali nettamente più vantaggiose sui contratti di condivisione della produzione (Production Sharing Agreements). Considerato l’impegno massiccio di queste major e con gli ultimi accordi di sfruttamento delle risorse ormai siglati, appare evidente che, per l’Europa e per i mercati globali, non ci sarà alcun problema a trovare forniture affidabili e alternative a quelle della Russia.
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