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La “Guerra alla Ruggine” della US Navy: il piano per ripulire la flotta dopo l’ira di Trump
L’ira di Trump per una foto della USS Dewey arrugginita costringe la US Navy a cambiare rotta. Ecco il piano tecnico tra nuove vernici, app di controllo e contractor per salvare la flotta dalla corrosione senza bloccare l’operatività.

Per anni la Marina degli Stati Uniti ha sostanzialmente ignorato il problema estetico e strutturale della corrosione sulle proprie navi. La giustificazione era la classica coperta troppo corta: c’erano sempre problemi operativi più urgenti da risolvere. Tuttavia, la priorità è cambiata drasticamente nel febbraio 2025, quando il Presidente Donald Trump ha posato gli occhi su una foto del cacciatorpediniere USS Dewey ormeggiato a Singapore. L’immagine mostrava una nave ricoperta di quella che in gergo si chiama “running rust“, ruggine colante.
L’impatto mediatico e le successive rimostranze presidenziali, inviate via messaggio ai vertici della Marina nel cuore della notte, hanno costretto il Pentagono a correre ai ripari. Non si tratta solo di estetica da parata, ma di efficienza a lungo termine.
Serious Question: Back in your day, did your ships look like the pictures we are seeing of the current Navy?
Rust buckets from bow to stern?
I want to make sure my indignation is justified…
USS Dewey ⬇️ pic.twitter.com/kDtnlXYvwY
— Cody Northwood 🇺🇸 🥃 (@CodyNorthwood) February 19, 2025
“Sappiamo cosa fare, ma non lo facciamo”
Mark Lattner, direttore dell’ingegneria dei sistemi navali, ha ammesso candidamente durante un recente simposio della Surface Navy Association che il problema non è la mancanza di soluzioni tecniche, ma di volontà applicativa. «Scegliamo di non farlo perché c’è sempre qualche altro problema da risolvere», ha spiegato Lattner. La corrosione poteva aspettare. Ora non più.
Il problema della ruggine va oltre l’aspetto di “chiatta per la spazzatura”, come l’ha definita lo stesso Lattner. Una corrosione non trattata ha effetti a cascata sulla manutenzione e sulla prontezza operativa (readiness). Per affrontare la questione, la US Navy ha elaborato un piano basato su interventi tecnici, modifiche procedurali e nuovi materiali.

La USS Dewey è diventata l’esempio, anche nell’audizione al Senato, della cattiva manutezione ed aspetto delle navi USA
Le soluzioni tecniche e operative
Il piano della Marina per evitare che le sue navi sembrino dei relitti galleggianti si articola su diversi punti chiave, che spaziano dalla chimica avanzata alla semplice idraulica:
- Vernici al Polisilossano: Si punta su un uso più ampio di queste vernici, originariamente sviluppate come anti-graffiti. Sono robuste, facili da pulire e resistenti agli agenti marini.
- Design degli ombrinali (Scuppers): Una soluzione quasi banale, ma efficace. Migliorare i fori di scolo e installare deviatori per l’acqua sulle murate evita che l’acqua salata coli lungo lo scafo, creando le caratteristiche strisce di ruggine.
- Materiali alternativi: Ove possibile, si passerà all’acciaio inossidabile o a materiali compositi, intrinsecamente meno soggetti all’ossidazione, anche se un po’ più costosi. Ma un buon acciaio inox richiede una frazione della manutenzione.
- Semplificazione per i marinai: Invece di costringere gli equipaggi a mescolare vernici complesse (con il rischio di errori), si adotteranno vernici “monocomponente”. Inoltre, l’ordine è di smettere di verniciare sopra la ruggine: i marinai dovranno usare detergenti speciali per rimuoverla, come fanno tutte le persone che devono verniciare il ferro…
L’App per il controllo qualità, ma non ci saranno navi da “Crociera”
Per quantificare i progressi, la Marina ha introdotto un approccio data-driven. È stata sviluppata un’applicazione per smartphone che permette agli ispettori di valutare quantitativamente lo stato delle navi, assegnando un vero e proprio voto allo scafo. Non più “sembra a posto”, ma un punteggio numerico preciso.
Tuttavia, Lattner ha tenuto a precisare un punto fondamentale: la US Navy non sarà mai la Carnival Cruise Line.
Le navi da crociera mantengono un aspetto immacolato perché operano con tempi e budget di manutenzione estetici molto rigidi. Quando una nave da crociera rientra in porto, viene “assaltata” da squadre di manutenzione che ritoccano ogni imperfezione, perché l’estetica è parte del prodotto venduto. La Marina, al contrario, ha tempi operativi lunghi e finestre di manutenzione che spesso slittano per esigenze strategiche.
La soluzione intermedia prevede l’impiego di squadre di contractor specializzati che intervengano durante le soste per installare le nuove protezioni e svolgere i lavori pesanti di conservazione, lasciando ai marinai la manutenzione ordinaria semplificata. Un approccio che tenta di bilanciare costi, operatività e l’occhio esigente della Casa Bianca.
Domande e risposte
Perché la ruggine sulle navi militari è un problema serio? Al di là del danno d’immagine, che fa apparire la flotta trascurata e poco professionale, la ruggine non trattata compromette l’integrità strutturale della nave. La corrosione aumenta i costi di manutenzione futuri e può ridurre la prontezza operativa del mezzo, costringendo la nave a fermi tecnici più lunghi e costosi nel medio periodo.
Quali tecnologie sta adottando la Marina per risolvere il problema? La Marina sta puntando su vernici al polisilossano (più resistenti e facili da pulire), sull’uso di materiali inossidabili o compositi e su modifiche strutturali semplici come nuovi ombrinali per deviare l’acqua dallo scafo. Inoltre, si stanno introducendo vernici monocomponente per facilitare il lavoro dei marinai ed evitare errori di miscelazione.
Le navi da guerra potranno mai essere lucide come quelle da crociera? Probabilmente no. Le navi da crociera hanno cicli operativi rigidi e brevi, con manutenzione estetica costante che è fondamentale per il loro business. Le navi militari restano in mare per lunghi periodi in condizioni operative difficili e la loro priorità è il combattimento, non l’estetica. La Marina punta a un miglioramento sostanziale, non alla perfezione cosmetica assoluta.







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