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La Grande Muraglia Galleggiante: la Cina mobilita migliaia di pescherecci per simulare un blocco navale

La Cina mobilita migliaia di pescherecci creando barriere di 400 km in mare: la “Milizia Marittima” mostra i muscoli con manovre coordinate che bloccano i cargo. Una strategia da zona grigia che preoccupa gli analisti.

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Nelle ultime settimane, lontano dai riflettori dei media generalisti che spesso guardano il dito e non la luna, Pechino ha condotto operazioni silenziose, ma dal significato strategico assordante. La Cina ha mobilitato migliaia di pescherecci per formare enormi barriere galleggianti, lunghe centinaia di chilometri, dimostrando un livello di coordinamento che offre al Dragone nuove opzioni per imporre il proprio controllo nei mari contesi. Non si tratta di una semplice battuta di pesca fortunata, ma di una prova di forza logistica e militare.

Le manovre: una coreografia di massa

Secondo un’analisi dei dati di tracciamento navale effettuata dal New York Times, le operazioni si sono svolte in due fasi distinte, rivelando una complessità di manovra che ha sorpreso molti osservatori occidentali. Ecco i dettagli rilevati dai dati satellitari:

  • L’operazione di Natale: Il 25 dicembre, circa 2.000 pescherecci cinesi si sono radunati nel Mar Cinese Orientale. Invece di disperdersi, hanno formato due lunghe formazioni parallele a forma di “L” rovesciata. Ogni braccio si estendeva per circa 290 miglia (circa 460 km), una distanza paragonabile a quella tra Milano e Roma.

  • L’operazione dell’11 Gennaio: La settimana scorsa, circa 1.400 imbarcazioni hanno interrotto bruscamente le loro attività di pesca o sono uscite dai porti per congregarsi nuovamente. L’11 gennaio avevano formato un rettangolo compatto che si estendeva per oltre 200 miglia.

La densità di queste formazioni era tale che le navi da carico in transito sono state costrette a circumnavigare l’enorme blocco o a zigzagare pericolosamente attraverso lo sciame di natanti, come evidenziato dai tracciati AIS.

Ecco alcuni video X che mostrano quello che è successo:

 

La “Milizia Marittima”: pescatori o soldati?

Esperti militari e marittimi non hanno dubbi: queste manovre suggeriscono che la Cina stia potenziando la sua cosiddetta Milizia Marittima. Si tratta di una forza ibrida, composta ufficialmente da pescherecci civili, ma addestrata e coordinata per operare in supporto alla marina militare (PLAN).

L’aspetto tecnico più rilevante non è tanto il numero delle navi, quanto la capacità di coordinamento centralizzato. Riuscire a radunare, posizionare e mantenere in formazione migliaia di unità civili in acque aperte richiede sistemi di comunicazione e comando non indifferenti.

Queste esercitazioni dimostrano che Pechino può radunare rapidamente una forza capace di attuare strategie di Area Denial (negazione d’accesso) senza sparare un solo colpo. È la classica strategia della “zona grigia”: utilizzare mezzi civili per ottenere obiettivi militari, rendendo complicata una risposta convenzionale da parte degli avversari. Immaginate se queste navi si radunassero attorno a una posizione americana, ad esempio le basi nell’arcipelago giapponese, per impedirne l’attività.

Se due riunioni di tale portata avvengono a poche settimane di distanza nelle stesse acque, non è una coincidenza, ma un messaggio preciso: il mare è nostro, e lo chiudiamo quando vogliamo.

Milizia marittima in azione da US Naval Institute


Domande e risposte

Perché la Cina usa i pescherecci invece delle navi da guerra? L’uso dei pescherecci rientra nella strategia della “zona grigia”. Utilizzando imbarcazioni civili, la Cina può affermare il controllo territoriale e disturbare le operazioni altrui mantenendo una negabilità plausibile. Se una marina straniera intervenisse con la forza contro dei “semplici pescatori”, verrebbe accusata di aggressione sproporzionata. Inoltre, la massa numerica di migliaia di piccoli scafi crea un ostacolo fisico che le poche e costose navi da guerra avversarie non possono gestire facilmente senza rischiare incidenti diplomatici o collisioni.

Queste manovre hanno bloccato il commercio internazionale? Sì, parzialmente. I dati di tracciamento hanno mostrato che le navi mercantili e da carico che si trovavano sulla rotta delle formazioni cinesi hanno dovuto modificare i loro percorsi. Alcune hanno dovuto aggirare l’intera formazione, allungando i tempi di percorrenza, mentre altre sono state costrette a manovre complesse a zigzag per attraversare lo sciame. Sebbene non sia stato un blocco totale dichiarato, ha dimostrato la capacità fisica della flotta di pescherecci di interrompere o rallentare le linee di comunicazione marittima in un’area strategica.

Cosa significa questo per la sicurezza nel Mar Cinese Orientale? Significa che la Cina ha sviluppato un nuovo livello di capacità operativa. La possibilità di mobilitare migliaia di unità in formazioni geometriche precise (rettangoli, linee a L) indica un comando centralizzato efficace e un addestramento specifico. Questo permette a Pechino di “saturare” un’area contesa in pochissimo tempo, rendendo di fatto impossibile l’accesso o il pattugliamento da parte di altre nazioni come il Giappone o gli Stati Uniti, senza innescare un conflitto aperto. È un’escalation nel controllo dei mari contesi.

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