Automotive
La grande frenata dell’auto elettrica: chi la lascia nel 2026
Il mercato frena sull’elettrico: Honda prevede perdite per 14 miliardi di euro e torna all’ibrido, guidando la marcia indietro di ben 12 case automobilistiche, tra cui Audi, Mercedes e Rolls-Royce. Ecco perché i motori termici non andranno in pensione.

Il mercato automobilistico globale sta affrontando un vero e proprio bagno di realtà. Per anni la transizione verso il veicolo esclusivamente a batteria è stata presentata come una marcia ineluttabile, sostenuta da massicci incentivi pubblici, ma oggi i bilanci aziendali presentano un conto che non può più essere ignorato. L’emblema di questa brusca inversione di rotta è Honda. La casa automobilistica giapponese ha infatti annunciato la cancellazione di svariati modelli chiave della sua attesa “Serie 0”, decidendo di riorientare il proprio piano strategico industriale verso i veicoli ibridi.
La decisione non nasce certo dal caso. Per la prima volta nei suoi settant’anni di storia in borsa, Honda prevede di chiudere l’anno fiscale 2026 con una perdita monstre di 14 miliardi di euro. Quando si forza l’offerta senza una reale e solida base di domanda aggregata, il risultato macroeconomico tende inevitabilmente a tradursi in perdite per il settore produttivo. E l’industria automobilistica, pilastro dell’occupazione e del PIL manifatturiero, sta semplicemente correndo ai ripari.
Il tramonto degli incentivi e la reazione del mercato
Con la casa nipponica, salgono ormai a 12 i grandi costruttori che hanno inserito la retromarcia, riducendo in modo drastico i propri piani per l’elettrico puro. La causa è duplice: da un lato si registra una domanda ostinatamente resiliente per i tradizionali motori a combustione, dall’altro si assiste al progressivo ridimensionamento delle politiche di sussidio sia negli Stati Uniti che in Europa. Con l’abolizione degli incentivi fiscali, il prezzo reale dei veicoli elettrici torna a gravare interamente sul consumatore finale, frenando le vendite e rendendo insostenibili i margini per le aziende.
Di seguito proponiamo la lista aggiornata dei grandi marchi che stanno abbandonando o ridimensionando le ambizioni 100% elettriche in questo 2026:
- Honda: Cancellazione di modelli elettrici strategici, ritorno all’ibrido dopo una perdita prevista di 14 miliardi di euro.
- Mercedes-Benz, Stellantis, Ford e Volvo Cars: Congelamento o taglio degli obiettivi di produzione per i veicoli completamente elettrici.
- Rolls-Royce: Abbandono formale del piano di transizione al 100% elettrico entro il 2030, a fronte di mutate condizioni di mercato.
- Audi: Estensione del ciclo di vita dei motori a combustione termica ben oltre le scadenze precedentemente fissate.
- Bentley, Lotus e Porsche: Drastica riduzione (fino all’80%) della produzione elettrica prevista per il prossimo decennio, a favore dell’ibrido plug-in.
- Ferrari: Dimezzamento degli obiettivi di produzione elettrica per il 2030, pur mantenendo in sviluppo il progetto “Luce”.
Per chiarezza espositiva, ecco una tabella riassuntiva del cambio di paradigma nel settore lusso e sportivo:
| Produttore | Strategia originaria | Nuova rotta (2026) |
| Rolls-Royce | 100% Elettrico entro il 2030 | Abbandono dell’obiettivo, ritorno al termico/ibrido |
| Audi | Fine produzione endotermica imminente | Prolungamento del ciclo di vita dei motori a combustione |
| Porsche / Bentley | Rapida transizione all’elettrico | Virata strategica sull’ibrido plug-in |
| Ferrari | Target EV ambiziosi al 2030 | Obiettivi di produzione elettrica dimezzati |
La variabile del “piacere di guida”
Oltre ai nudi dati economici, emerge un fattore che la pianificazione industriale aveva sottovalutato: l’emotività dell’acquirente. Stephan Winkelmann, CEO e presidente di Lamborghini, ha evidenziato come il tasso di rifiuto per le auto completamente elettriche sia in costante aumento. L’assenza delle vibrazioni, della tradizionale dinamica di frenata, ma soprattutto la mancanza del suono del motore, si sono rivelati ostacoli insormontabili per gli appassionati. Anche Ferrari, pur portando avanti il suo primo modello elettrico, ha ribadito che il “piacere di guida” resterà il faro di ogni sua vettura, indipendentemente dalla motorizzazione.
La transizione ecologica imposta dall’alto si sta scontrando con la fisiologia dell’economia reale. Senza la leva del deficit pubblico a sostenerne artificialmente le vendite, l’auto elettrica torna a essere ciò che al momento è: una valida alternativa, ma non ancora un monopolio inevitabile.







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