Seguici su

EconomiaScienza

La ginnastica mentale che taglia i costi della demenza: il trionfo della velocità sulla memoria

Un trial clinico durato 20 anni ribalta le convinzioni sulla prevenzione dell’Alzheimer: allenare la reattività visiva riduce il rischio di demenza del 25%, mentre i classici esercizi di memoria falliscono. I dettagli del rivoluzionario studio ACTIVE.

Pubblicato

il

In un’epoca in cui la spesa pubblica per la sanità sembra un pozzo senza fondo e l’invecchiamento demografico rappresenta una sfida strutturale per le economie occidentali, la notizia che arriva dagli Stati Uniti ha del clamoroso, ma poggia su basi solidissime. Non parliamo dell’ennesimo, costosissimo farmaco sperimentale, ma di un investimento dal costo marginale irrisorio: l’allenamento cognitivo.

Uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Alzheimer’s & Dementia, basato sui dati del monumentale progetto ACTIVE finanziato dal governo americano, ha dimostrato che una specifica “ginnastica mentale” può ridurre il rischio di demenza a distanza di vent’anni. Un risultato che dovrebbe far riflettere i decisori politici, spesso concentrati sulla gestione dell’emergenza, ma miopi di fronte alla prevenzione a lungo termine.

Il fallimento della memoria, il successo della reattività

Lo studio clinico ha seguito oltre 2.800 adulti over 65 per due decenni, confrontando un gruppo di controllo con tre diverse tipologie di allenamento cognitivo. I risultati hanno spiazzato molti esperti del settore. Sebbene tutti gli allenamenti abbiano mostrato benefici a breve termine sulla vita quotidiana, solo uno ha retto alla prova del tempo.

Ecco i risultati emersi a 20 anni di distanza:

Tipologia di AllenamentoMetodo di ApprendimentoImpatto sul rischio di Demenza
MemoriaEsplicito (es. memorizzare liste o testi)Nessuna riduzione statisticamente rilevante
RagionamentoEsplicito (es. logica e problem solving)Nessuna riduzione statisticamente rilevante
Velocità di elaborazioneImplicito (adattivo e basato sulla ripetizione)Riduzione del rischio del 25%

I partecipanti sottoposti al training sulla velocità, unito a sessioni di richiamo successive (i cosiddetti booster), hanno mostrato una probabilità significativamente inferiore di sviluppare l’Alzheimer o demenze correlate.

Questo tipo di esercizi è legato non a un esercizio mnemonico puro e a un puro ragionamento, come un sudoku, ma un gioco adattivo, in velocità adattiva secondo le capacità del soggetto, in cui bisogna identificare la posizione spaziale di un bersaglio. Un esercizio relativamente semplice che sviluppa rapidità d’identificazione.

Il segreto dell’apprendimento implicito

Perché la velocità trionfa sul classico esercizio mnemonico, tanto caro all’enigmistica tradizionale? La risposta risiede nella natura stessa del compito. L’allenamento sulla velocità di elaborazione richiede agli utenti di identificare rapidamente informazioni visive su uno schermo, gestendo compiti via via più complessi in tempi sempre più ristretti.

Il software si adatta in tempo reale alle prestazioni dell’utente. Chi va bene affronta sfide più ardue, mentre chi fatica procede con maggiore lentezza. Si tratta di un apprendimento implicito, che sviluppa le reti neurali attraverso la pratica e la reattività visiva, a differenza dell’apprendimento esplicito richiesto per memorizzare concetti. È un po’ come imparare ad andare in bicicletta: una volta automatizzato, il cervello non lo dimentica, creando una riserva cognitiva robusta.

Un approccio economico alla salute pubblica?

La demenza colpisce il 42% degli adulti sopra i 55 anni nel corso della vita e, nei soli Stati Uniti, assorbe oltre 600 miliardi di dollari all’anno. In Italia, con il nostro inverno demografico, la traiettoria è altrettanto allarmante.

Come sottolinea Marilyn Albert della Johns Hopkins University, anche un piccolo ritardo nell’insorgenza della demenza può avere un impatto massiccio sulla salute pubblica e sulle finanze statali. In un’ottica macroeconomica sana, investire oggi in programmi preventivi su larga scala basati su questo tipo di training visivo non è una spesa, ma un classico moltiplicatore keynesiano: si investono risorse minime nel presente per evitare di essere travolti dai costi dell’assistenza cronica nel futuro.

Forse è giunto il momento di aggiornare i nostri concetti di invecchiamento attivo, integrando la reattività digitale ai classici consigli su dieta e passeggiate.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento