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La Francia e il rebus del lavoro: se la disoccupazione sale (soprattutto per i giovani) nonostante il record di attività
La Francia segna un brusco stop: la disoccupazione sale al 7,9% nel quarto trimestre 2025. Allarme rosso per i giovani (21,5%), mentre il tasso di attività tocca i massimi storici. Analisi dei dati INSEE e delle cause del rallentamento.

Il mercato del lavoro d’Oltralpe chiude il 2025 con una doccia fredda che gela le aspettative degli analisti e del governo. Mentre le previsioni dell’INSEE parlavano di una stabilità intorno al 7,7%, i dati del quarto trimestre hanno mostrato un balzo inaspettato: il tasso di disoccupazione è salito al 7,9%. Non si vedevano numeri simili dal 2021 e, sebbene siamo ancora lontani dal picco del 10,5% toccato nel 2015, il segnale di inversione di tendenza è netto.
Integriamo qui con il grafico di Tradingeconomics:
Cosa sta succedendo all’economia francese? Il quadro è un paradosso : ci sono più persone che lavorano o cercano lavoro (tasso di attività record al 75,4%), ma il sistema non riesce ad assorbire l’offerta, trasformando l’entusiasmo dei nuovi entranti in una statistica di disagio sociale. La gente vuole lavorare, ma non trova lavoro.
I numeri del trimestre: l’allarme giovani
L’aumento di 0,2 punti percentuali su base trimestrale si traduce in 56.000 disoccupati in più, portando il totale a 2,5 milioni di persone. Ma il dato che fa tremare i polsi ai decisori politici di Parigi riguarda la distribuzione anagrafica:
- Under 25: Il tasso è letteralmente esploso, crescendo di 2,4 punti in tre mesi per attestarsi al 21,5%.
- Adulti (25-49 anni): In controtendenza, la disoccupazione cala leggermente al 6,9%.
- Over 50: Situazione stabile al 5,1%.
Questa divergenza suggerisce che il mercato del lavoro francese stia proteggendo chi è già “dentro”, alzando barriere altissime per chi prova a entrare. È un classico fenomeno di segmentazione: i lavoratori esperti tengono le posizioni, mentre le nuove leve restano nel limbo.
Le cause: tra rallentamento economico e paradossi statistici
Perché la disoccupazione aumenta se l’occupazione totale tiene? L’INSEE avanza ipotesi che mescolano dinamiche cicliche e mutamenti strutturali.
- Il raffreddamento della congiuntura: I settori privati iniziano a sentire il fiato corto. Nel 2025 gli effettivi dipendenti sono calati di circa 40.000 unità. Quando l’economia rallenta, le prime “vittime” sono i contratti precari e i nuovi inserimenti, tipicamente occupati dai giovani.
- L’effetto “Riforma dell’Apprendistato”: Dal 2018, la Francia ha spinto fortissimo sull’apprendistato. Questo ha creato una generazione di studenti che vogliono lavorare durante gli studi. Se non trovano immediatamente un contratto, vengono censiti come disoccupati (definizione BIT), gonfiando le statistiche anche se tecnicamente sono ancora in formazione.
- La “Loi pour le plein emploi”: L’implementazione della nuova legge sul pieno impiego sta portando molti beneficiari di sussidi (RSA) a iscriversi attivamente alle liste di ricerca lavoro. Questo aumenta la “popolazione attiva”, ma nel breve periodo gonfia il numero di chi cerca e non trova.
Quindi il governo ha spinto per un aumento della popolazione disponibile a lavorare, fallendo poi nell’offrire un lavoro. Questo è poi particolarmente sentito fra i giovani, dove la disoccupazione cresce del 2,4%
Analisi per genere e tipologia contrattuale
Il mercato del lavoro francese mostra anche una curiosa disparità di genere in questo finale di anno. Mentre la disoccupazione femminile è rimasta sostanzialmente stabile (7,6%), quella maschile ha subito un incremento significativo, salendo all’8,1%.
| Indicatore | Q4 2025 | Variazione trimestrale |
| Tasso di Disoccupazione Totale | 7,9% | +0,2% |
| Tasso di Attività (15-64 anni) | 75,4% | Record storico |
| Tasso di Occupazione (15-64 anni) | 69,4% | Stabile |
| Disoccupazione Giovanile | 21,5% | +2,4% |
Le conseguenze: un autunno politico caldo
L’aumento della disoccupazione non è solo un problema statistico, ma una mina sotto la poltrona del governo. La prima conseguenza è fiscale: con più disoccupati, le spese per i sussidi aumentano proprio mentre lo Stato chiede a France Travail di tagliare i costi per almeno 400 milioni di euro.
In secondo luogo, c’è il rischio di un deterioramento sociale. Se un giovane su cinque non riesce a inserirsi nel mondo del lavoro, il “contratto sociale” francese rischia di incrinarsi ulteriormente. La stabilità del “alone della disoccupazione” (quelle 1,9 milioni di persone che vorrebbero lavorare ma non cercano attivamente) suggerisce che esiste una massa latente di scoraggiati che potrebbe esplodere in proteste se le prospettive non migliorano.
La Francia si trova davanti a un bivio: il modello basato sull’apprendistato e sulla flessibilità ha raggiunto il suo limite? Il rischio è che il “pieno impiego” sbandierato dal governo resti un miraggio statistico, mentre la realtà dei quartieri e delle università racconta una storia di attesa e incertezza. Sarebbero necessarie politiche diverse, di rilancio anche del lavoro autonomo, ma la visione burocratica francese è quanto di più lontano possibile da questa idea.








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