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Analisi e studiUSA

La Fed “falco” congela i tassi: Powell serra i ranghi contro le pressioni, ma Waller e Miran rompono l’unanimità

La Banca Centrale USA ferma i tagli e alza i toni sulla crescita “solida”. Due membri votano contro. Cresce l’attesa per le prossime mosse della Presidenza.

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In un clima che definire teso sarebbe un eufemismo, la Federal Reserve ha deciso di tirare il freno a mano. Il FOMC (Federal Open Market Committee) ha votato per mantenere invariati i cinque tassi di riferimento, confermando quanto ampiamente previsto dagli analisti più attenti, ma sfidando apertamente le aspettative politiche. Non è un mistero che le pressioni dell’amministrazione Trump per un taglio deciso fossero enormi, specialmente dopo i tre tagli consecutivi del 2025 (per un totale di 75 punti base) e i 100 punti base tagliati nel 2024.

Eppure, Jerome Powell sembra aver deciso di chiudere i ranghi. Nonostante sia finito sotto la lente d’ingrandimento – e sotto inchiesta, fattore che non può essere ignorato nelle dinamiche di palazzo – il Consiglio ha optato per una pausa. Tuttavia, l’unanimità è un ricordo del passato: due membri, Stephen Miran e Christopher Waller, hanno votato contro, spingendo per un taglio di 25 punti base. Un dissenso che pesa, specialmente considerando che Waller non ha mai nascosto le sue ambizioni alla presidenza della Fed.

Un comunicato che vira verso i “Falchi”

La vera notizia non è tanto nello stop ai tagli, quanto nel cambiamento di tono del comunicato ufficiale (lo statement), che ha preso una piega decisamente “hawkish”, ovvero da falco. La Fed ha smesso di mostrarsi preoccupata per il mercato del lavoro e ha rivisto al rialzo la sua valutazione dell’economia.

La crescita economica è ora definita “solida”, un miglioramento rispetto al “moderata” utilizzato nel meeting di dicembre. Inoltre, è sparito il riferimento allo “spostamento nel bilancio dei rischi” che, alla fine del 2025, segnalava timori concreti per l’occupazione. Quei timori, carta canta, non ci sono più.

Durante la conferenza stampa, Powell ha rincarato la dose con una dichiarazione che lascia poco spazio a interpretazioni accomodanti:

“If you look at the incoming data since the last meeting, … everything comes in suggesting that this year starts off on a solid footing for growth.”

Traduzione: “Se guardate ai dati arrivati dall’ultimo meeting… tutto suggerisce che quest’anno inizi su basi solide per la crescita.”

I tassi attuali

Ecco la fotografia dei tassi confermata oggi dal FOMC:

  • Tasso sui fondi federali (Target range): 3,5% – 3,75%.
  • Interesse pagato sulle riserve bancarie (IORB): 3,65%.
  • Interesse sui Reverse Repo overnight (ON RRPs): 3,50%.
  • Tasso sui Repo presso la Standing Repo Facility (SRF): 3,75%.
  • Tasso di sconto (Discount Window): 3,75%.

Cosa cambia nel comunicato: il diavolo è nei dettagli

Per comprendere la direzione del vento, bisogna analizzare le modifiche testuali apportate rispetto al documento di dicembre. La Fed ha cancellato diverse espressioni di cautela.

Ecco le principali variazioni:

ArgomentoNuovo Testo (Gennaio 2026)Vecchio Testo (Dicembre 2025)
Mandato e Rischi“Il Comitato è attento ai rischi su entrambi i lati del suo doppio mandato.” (Cancellato il riferimento ai rischi per l’occupazione).“Il Comitato è attento ai rischi […] e giudica che i rischi al ribasso per l’occupazione siano aumentati negli ultimi mesi.”
Decisione tassi“A sostegno dei suoi obiettivi, il Comitato ha deciso di mantenere l’intervallo obiettivo…” (Rimossa la giustificazione sul bilancio dei rischi).“A sostegno dei suoi obiettivi e alla luce dello spostamento nel bilancio dei rischi, il Comitato ha deciso di abbassare…”

Inoltre, è stato interamente rimosso il paragrafo relativo all’acquisto di titoli del Tesoro a breve termine, segnale che l’operazione di stabilizzazione delle riserve è considerata conclusa. Niente più QE, e questa non è una comunicazione positiva per Trump, anzi è di diretta ostilità.

Prospettive future: Powell resiste, ma per quanto?

Questo è stato un meeting senza il cosiddetto “dot-plot” (le proiezioni economiche dei singoli membri), che arriverà solo a marzo. Tuttavia, il messaggio politico è chiaro: la Fed, almeno la sua maggioranza, non vuole farsi dettare l’agenda dalla Casa Bianca, insistendo sul fatto che l’inflazione rimane “alquanto elevata” (somewhat elevated).

La domanda che sorge spontanea, però, riguarda la tenuta di questa maggioranza. Con Powell sotto pressione legale e politica, e con due dissenzienti interni come Miran e Waller che spingono per allentare i cordoni della borsa, cosa accadrà nei prossimi mesi? Avremo un cambio di inclinazione o una capitolazione se il successore di Powell dovesse essere più allineato ai desiderata presidenziali? Per ora, la Fed tiene il punto, ma le crepe nel muro iniziano a vedersi, e con un nuovo presidente la poszione potrebbe cambiare completamente.

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