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La Corte Suprema frena i dazi d’emergenza, ma Trump ha già pronte le alternative: il focus si sposta sulla Sezione 232

La Corte Suprema blocca i dazi d’emergenza di Trump. Ecco perché il Presidente punta sulla Sezione 232 e come l’economia Usa si prepara al rimborso miliardario. Analisi tecnica e scenari.

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Non c’è mai un momento di noia nella politica economica di Donald Trump. Venerdì, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha inferto un duro colpo alla sua agenda commerciale, stabilendo con una maggioranza di 6 a 3 che il Presidente ha ecceduto la propria autorità imponendo dazi generalizzati attraverso poteri di emergenza.

La sentenza, che di fatto blocca l’utilizzo dell’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act del 1977) per scopi doganali, rappresenta un importante banco di prova per l’autorità del ramo esecutivo. Le reazioni non si sono fatte attendere, ma l’amministrazione ha già messo in chiaro che il protezionismo americano non si ferma qui.

Il cortocircuito legale e il “pasticcio” dei rimborsi

La Corte ha stabilito un principio tecnico, ma dalle conseguenze macroeconomiche devastanti: il potere di “regolare le importazioni” garantito dall’IEEPA non include il potere di imporre dazi. La decisione ha visto i giudici liberal (Sotomayor, Kagan e Jackson) uniti a tre conservatori, mentre Brett Kavanaugh, Clarence Thomas e Samuel Alito hanno espresso parere contrario.

Donald Trump, nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca, non ha usato mezzi termini. Ha elogiato i conservatori dissenzienti per la loro “saggezza” e ha attaccato frontalmente l’ala liberal, accusandola di votare “no in automatico” per lealtà al Partito Democratico e definendo la loro decisione “una vergogna” che favorirebbe interessi stranieri. Ha fatto notare che potrebbe tranquillamente bloccare le importazioni, ma non può imporre dazi: una contraddizione.

Al di là della polemica politica, il vero nodo è economico. Come ha sottolineato il giudice Kavanaugh nel suo parere dissenziente, i presidenti hanno storicamente utilizzato i dazi per regolare i flussi commerciali. La decisione della Corte ora rischia di innescare gravi conseguenze pratiche. Il governo federale potrebbe essere costretto a rimborsare miliardi di dollari agli importatori che hanno già pagato i dazi IEEPA. Questo innescherebbe un “pasticcio” amministrativo senza precedenti, considerando che molti importatori hanno già scaricato i costi sui consumatori finali.

Dazi e politica industriale: una prospettiva economica

In un mondo di asimmetrie commerciali, i dazi vengono utilizzati come strumento per bloccare il drenaggio di ricchezza verso nazioni straniere, proteggere l’occupazione manifatturiera interna e incentivare il cosiddetto reshoring (il rientro delle aziende sul suolo nazionale). Questa politica è proprio centrale in Trump, che vede i dazi l’elemento necessario per il rilancio economico degli USA.

Tuttavia, il Partito Repubblicano rimane diviso. Da un lato, figure come il senatore Rand Paul e il deputato Don Bacon hanno esultato per la sentenza, vedendo nei dazi una forma di ingerenza statale e temendo l’uso dei poteri d’emergenza da parte di future amministrazioni “socialiste”. Dall’altro, legislatori come Buddy Carter hanno criticato la decisione, parlando di un eccesso di potere giudiziario che danneggia i lavoratori americani.

Il piano B: Sezione 122, Sezione 301 e il ritorno della Sezione 232

Se qualcuno pensava che la bocciatura dell’IEEPA significasse la fine della guerra commerciale, si sbagliava di grosso. Trump ha immediatamente annunciato nuove contromisure: un dazio globale del 10% ai sensi della Sezione 122 (che riguarda i disavanzi della bilancia dei pagamenti) e l’avvio di indagini ai sensi della Sezione 301 contro le pratiche commerciali scorrette, che permetterà di pesare questi dazi caso per caso.

Ma c’è un’arma ben più potente e strutturata nell’arsenale presidenziale: la Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962. Questa norma permette al Presidente di imporre dazi o quote sulle importazioni se queste minacciano la sicurezza nazionale. Trump l’ha già usata in passato (ad esempio, per acciaio e alluminio), ma il suo iter è più lungo rispetto ai poteri d’emergenza immediati. Non è una mossa istantanea, ma è giuridicamente corazzata.

Come funziona l’applicazione della Sezione 232

A differenza dell’IEEPA, la Sezione 232 richiede un processo burocratico specifico. Di seguito illustriamo l’iter attraverso una tabella esplicativa, che chiarisce perché questo strumento richiede tempo, ma risulta molto più difficile da smontare in tribunale:

Fase del Processo Attori Coinvolti Tempistiche e Descrizione
1. Avvio dell’Indagine Dipartimento del Commercio (DOC) L’indagine può essere avviata su richiesta di un dipartimento, di un’industria interessata, o su iniziativa del Segretario al Commercio.
2. Conduzione dell’Indagine Segretario al Commercio Il DOC ha fino a 270 giorni per indagare se l’importazione dell’articolo in questione minaccia la sicurezza nazionale. Viene redatto un rapporto.
3. Decisione Presidenziale Presidente degli Stati Uniti Dopo aver ricevuto il rapporto, il Presidente ha 90 giorni per concordare o meno con le conclusioni del DOC e determinare la natura delle azioni da intraprendere.
4. Implementazione Presidente e Dogane Se il Presidente decide di agire (es. imponendo dazi), l’azione deve essere implementata entro 15 giorni dalla decisione.

Come si evince dal grafico, se l’amministrazione vorrà reintrodurre dazi massicci sfruttando il concetto esteso di “sicurezza nazionale” (che include la sicurezza economica e la catena di approvvigionamento), dovrà avviare nuove indagini presso il Dipartimento del Commercio. Questo comprerà tempo ai mercati, ma garantirà all’Esecutivo uno scudo legale ben più solido contro futuri ricorsi.

La battaglia sui dazi non è finita; si è solo spostata dalle aule d’emergenza agli uffici tecnici del Dipartimento del Commercio. L’America continua la sua transizione verso un neomercantilismo che, piaccia o meno ai puristi del libero mercato, sta ridisegnando le catene del valore globali.

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