Cina
La Cina stringe il cerchio: caccia ai “funzionari quasi nudi”. Lotta alla corruzione o timore per la fuga di capitali?
Pechino stringe i controlli sulle famiglie di politici e militari. La paura della fuga di capitali rischia però di paralizzare l’intera burocrazia statale.
Pechino ha deciso di dare un’ulteriore, silenziosa stretta alle maglie del suo apparato burocratico. Da oltre un decennio la campagna anticorruzione del Presidente Xi Jinping procede senza sosta, spazzando via quadri di partito, vertici aziendali e alti gradi militari, ma nell’ultimo anno il focus si è spostato su un bersaglio molto più sottile e diffuso. Non si cercano più solo le palesi ruberie, ma le potenziali vie di fuga finanziarie e le vulnerabilità geopolitiche.
Al centro del mirino del Dipartimento Centrale di Organizzazione del Partito ci sono i legami familiari oltre confine. Se in passato le epurazioni colpivano i cosiddetti “funzionari nudi” (coloro che avevano trasferito all’estero sia il coniuge che i figli, pronti a dileguarsi), oggi la lente d’ingrandimento si è posata sui “funzionari quasi nudi”, cioè, come riporta SCMP, su quelli che hanno parte della famiglia, soprattutto figli, all’estero.
La nuova classificazione del sospetto
Per comprendere la portata di questa indagine capillare avviata all’inizio dello scorso anno tra enti governativi e imprese statali, è utile schematizzare l’evoluzione del controllo sulle élite cinesi:
| Categoria | Definizione | Status attuale | Conseguenze professionali |
| Funzionari Nudi | Coniuge e figli residenti stabilmente all’estero. | Già sanzionati dal 2014. | Divieto totale di promozione, rimozione da incarichi direttivi. |
| Funzionari Quasi Nudi | Figli all’estero (spesso per studio/lavoro), ma coniuge in Cina. | Nuovo target dal 2025. | Monitoraggio intensificato, obbligo di reportistica, demansionamento preventivo. |
Come ha spiegato un insider del Partito Comunista, parlando in condizione di anonimato: “I funzionari quasi nudi sono quelli i cui figli vivono all’estero, ma i cui coniugi sono ancora in Cina. Ora sono sottoposti a un monitoraggio intensificato e devono segnalare le informazioni rilevanti in modo tempestivo”.
Non si tratta necessariamente di aver commesso un reato. Una fonte vicina all’organizzazione del personale ha chiarito la ratio preventiva della manovra: “L’indagine del dipartimento di organizzazione è rivolta a coloro che ricoprono posizioni critiche. Non significa che abbiano commesso illeciti. La preoccupazione è che, se hanno ampie relazioni all’estero, il rischio di infiltrazione e corruzione è probabilmente maggiore. Quindi il dipartimento li sposta solitamente in posizioni meno sensibili”.
Il nodo macroeconomico: la fuga di capitali
Da un punto di vista strettamente economico, la preoccupazione di Pechino è comprensibile. La corruzione, in un sistema a forte trazione statale, genera un’emorragia di capitali che viene sottratta agli investimenti interni e alla spesa pubblica, per essere parcheggiata in immobili o conti correnti in Nord America o in Europa.
L’insider del partito lo ha riassunto con brutale pragmatismo: “La corruzione spesso opera come una catena. In parole povere, una volta che un funzionario prende dei soldi, questi devono essere spesi o trasferiti da qualche parte; altrimenti l’atto di corruzione non può essere completato. Quei soldi, o anche le persone coinvolte, possono essere spostati all’estero, formando un anello della catena. […] Vogliamo i soldi, vogliamo le persone. Nessuna delle due cose è accettabile se si trova fuori dal Paese”.
La rivalità sistemica con Washington ha reso la cooperazione giudiziaria transfrontaliera quasi impossibile. Di conseguenza, Pechino deve bloccare i fondi (e i funzionari) prima che lascino il Paese. Tutto questo però rischia perfino di facilitare i tentativi di Washington di arruolare funzionari cinesi, sempre più scontenti.
Gli effetti pratici della purga preventiva
La tolleranza è scesa a zero. Le omissioni nelle dichiarazioni patrimoniali e familiari equivalgono alla fine della carriera civile e, spesso, all’impossibilità di ricollocamento nel settore privato. Tra i casi recenti più eclatanti, gestiti dalla Commissione Centrale per l’Ispezione Disciplinare (che solo l’anno scorso ha indagato la cifra record di 63 alti funzionari), troviamo:
- Il dirigente assicurativo: Un alto manager di un’azienda di Stato è stato rimosso semplicemente perché il figlio aveva ottenuto una green card statunitense.
- Il direttore d’istituto: Il vertice di un istituto affiliato a un ministero è stato destituito per aver nascosto la residenza americana del figlio.
- Restrizioni post-pensione: In almeno due province meridionali, i dipendenti statali devono consegnare i passaporti e chiedere l’autorizzazione per viaggiare all’estero per anni anche dopo il pensionamento.
Esercito e burocrazia: il rischio dell’inazione cronica
A questo punto emerge una questione fondamentale, che tocca il cuore dell’efficienza della macchina statale e militare cinese. Come reagiranno le forze armate e la burocrazia di fronte a questo controllo paranoico? I militari saranno sempre passivi, o si ribelleranno?
La risposta più realistica, analizzando le dinamiche interne dei grandi apparati burocratici, è che non ci sarà alcuna ribellione aperta. Tuttavia, si assisterà a un fenomeno forse altrettanto letale per lo sviluppo del Paese: il minimo sforzo garantito. In Cina questo atteggiamento è già codificato nel neologismo Tang Ping (“sdraiarsi”, fare il minimo indispensabile). Diventare totalmente passivi di fronte a comportamente schiaccianti, ma che appaiono non accettabili.
Se l’iniziativa personale, l’assunzione di responsabilità o l’avere una famiglia cosmopolita diventano improvvisamente un capo d’accusa potenziale, la scelta razionale del burocrate o del generale diventa l’inazione. Pur senza ribellarsi, la classe dirigente si ridurrà a eseguire gli ordini in modo pedissequo, evitando qualsiasi decisione complessa che possa attirare l’attenzione degli ispettori.
Come nota Alfred Wu, studioso di politica cinese presso la National University of Singapore, rimuovere funzionari solo per i legami familiari “farà in modo che il partito e lo stato perdano persone capaci. I funzionari nudi hanno maggiori probabilità di essere corrotti? Non credo. Nessuna prova lo suggerisce. Anche se tutta la tua famiglia rimane in Cina, la corruzione potrebbe comunque verificarsi”.
La stretta attuale rischia dunque di curare il sintomo (la fuga di capitali), ma di uccidere il paziente, trasformando un’amministrazione un tempo dinamica in un monolite terrorizzato, dove l’unica priorità non è far crescere l’economia o modernizzare l’esercito, ma semplicemente dimostrare la propria irreprensibile, totale sottomissione.
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