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La Cina non spegne la fornace: 85 nuove centrali a carbone in arrivo quest’anno. Il paradosso verde di Pechino
Cina, record di centrali a carbone: 85 nuove unità nel 2026. Mentre l’Europa taglia, l’Asia investe nel fossile per garantire la sicurezza energetica. I dati GEM svelano il paradosso.

La Cina continua a sostenere quasi da sola il consumo globale di carbone e la nuova produzione di energia elettrica da carbone, nonostante sia anche il principale investitore mondiale nelle energie rinnovabili e nello stoccaggio di batterie.
Secondo i dati dell’organizzazione no profit Global Energy Monitor (GEM) citati dal Financial Times, quest’anno la Cina dovrebbe mettere in funzione ben 85 unità di generazione di energia elettrica a carbone, su un totale di 104 progetti a carbone previsti per il 2026.
Dei 63 gigawatt (GW) di energia elettrica prodotta dal carbone che dovrebbero entrare in funzione a livello globale quest’anno, 55 GW saranno in Cina, secondo i dati del GEM.
L’anno scorso, la Cina ha rappresentato ben il 78% di tutta la capacità energetica a carbone globale che ha iniziato a funzionare. Il principale consumatore e importatore mondiale di carbone rappresenta anche l’86% della capacità globale totale in costruzione e che dovrebbe essere messa in servizio quest’anno, secondo i dati analizzati dal GEM.
Oltre alla Cina, altre economie asiatiche come India, Indonesia e Vietnam continuano ad aumentare la capacità di produzione di energia a carbone.
I dati GEM mostrano che l’India ha 24 GW di capacità di energia da carbone in fase di costruzione. L’India sta investendo ingenti somme nelle energie rinnovabili e ha raggiunto il suo obiettivo di installazione di energie rinnovabili prima del previsto, ma continua a puntare sul carbone.
La produzione di energia elettrica da carbone e le installazioni di capacità in India continuano ad aumentare e il carbone rimane un pilastro fondamentale del mix energetico indiano, con una quota di circa il 60% della produzione totale di energia elettrica. Nonostante il boom delle aggiunte di capacità rinnovabile, l’India continua a fare affidamento sul carbone per soddisfare la maggior parte della sua domanda di energia elettrica, poiché le autorità cercano anche di evitare blackout in caso di gravi ondate di calore.
A livello globale, la Cina è di gran lunga il leader negli investimenti nelle energie rinnovabili e nelle installazioni di capacità, ma è anche leader nella produzione di energia da carbone e continua ad essere il motore principale della domanda globale di carbone, che ha raggiunto livelli record.
Pertanto, qualsiasi riduzione significativa delle emissioni energetiche globali legate al carbone dipenderà dal modo in cui la Cina affronterà il dilemma della sicurezza energetica e dell’accessibilità economica nei prossimi anni.
Domande e risposte
Perché la Cina investe nel carbone se è leader nelle rinnovabili? La strategia di Pechino si basa sulla sicurezza energetica e sull’indipendenza. Sebbene le energie rinnovabili siano in forte crescita, sono per natura intermittenti (sole e vento non sono costanti). Il carbone garantisce il cosiddetto “carico di base”, ovvero una fornitura di energia stabile e continua, necessaria per alimentare l’enorme industria manifatturiera cinese e prevenire blackout, mantenendo al contempo i prezzi dell’elettricità competitivi per la produzione interna.
L’India seguirà l’esempio della Cina o ridurrà il carbone? L’India sta seguendo un percorso simile a quello cinese, dando priorità allo sviluppo economico e alla stabilità della rete. Nonostante gli enormi investimenti nel solare e nell’eolico, il carbone rimane il pilastro del mix energetico (60%) perché è economico, abbondante localmente e affidabile. Le autorità indiane considerano il carbone indispensabile per soddisfare la crescente domanda di energia di una popolazione in espansione e per proteggere il paese dai picchi di richiesta dovuti al clima estremo.
Che impatto hanno questi dati sugli obiettivi climatici globali? L’impatto è determinante. Poiché la Cina e l’India rappresentano una quota così massiccia della nuova capacità a carbone e del consumo globale, i loro investimenti di fatto neutralizzano parte degli sforzi di riduzione delle emissioni compiuti in Occidente. Qualsiasi scenario di riduzione significativa della CO2 a livello planetario dipende quasi esclusivamente dalle decisioni di politica industriale di Pechino e New Delhi, rendendo le politiche unilaterali europee o americane meno efficaci nel contesto globale complessivo.








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