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La Cina fa il pieno di energia: record storico per il giacimento di Bohai. CNOOC non si ferma
CNOOC annuncia un 2025 da record per la produzione offshore. Tra sicurezza energetica e nuovi progetti globali, la Cina blinda le sue risorse e punta sulla tecnologia nazionale.

Mentre in molte parti dell’Occidente si discute animatamente sui tempi e i modi della transizione energetica, spesso trascurando la sicurezza degli approvvigionamenti, altrove si continua a investire pesantemente sull’economia reale e sulla produzione. È il caso della Cina, dove la pragmatica ricerca dell’indipendenza energetica ha appena segnato un nuovo punto a favore.
Il più grande giacimento petrolifero offshore del Paese, il Bohai Oilfield, ha superato nel 2025 la soglia dei 40 milioni di tonnellate di petrolio equivalente. Un record storico, annunciato domenica dalla China National Offshore Oil Corporation (CNOOC), che sottolinea come Pechino non abbia intenzione di lasciare al caso il proprio fabbisogno energetico.
Un colosso in continua crescita
Il giacimento di Bohai non è solo il leader nazionale per produzione e scala, ma rappresenta una colonna portante per lo sviluppo economico cinese. Secondo i dati forniti da CNOOC, questo gigante offshore ha ormai accumulato una produzione complessiva di oltre 600 milioni di tonnellate di greggio.
Non si tratta di uno sfruttamento inerziale di vecchie risorse. Al contrario, la gestione appare dinamica e orientata agli investimenti:
- Negli ultimi cinque anni, la produzione di petrolio e gas è cresciuta a un ritmo del 5% annuo.
- Attualmente sono operativi più di 60 giacimenti di petrolio e gas all’interno dell’area.
La strategia cinese, in perfetto stile keynesiano, punta a sostenere la domanda interna e lo sviluppo industriale attraverso investimenti infrastrutturali massicci e l’innovazione tecnologica. CNOOC ha infatti evidenziato come il record produttivo sia frutto anche di una trasformazione digitale e “verde”. Nonostante si parli di idrocarburi, oltre l’80% dei campi petroliferi di Bohai è stato collegato alla rete elettrica terrestre per l’alimentazione, riducendo l’uso di generatori diesel in loco. Inoltre, è stato dispiegato il primo sistema di produzione sottomarino in acque poco profonde interamente sviluppato in Cina, segnale di una crescente autonomia tecnologica nella componentistica critica.
Non solo Bohai: l’espansione globale di CNOOC
Il 2025 si conferma un anno di intensa attività per il colosso statale cinese. Giovedì scorso, CNOOC Ltd ha annunciato l’avvio della produzione del progetto Wenchang 16-2, situato nel bacino della foce del Fiume delle Perle.
I numeri dell’espansione di CNOOC per l’anno in corso sono impressionanti e meritano un’analisi sintetica:
- 11 nuovi avvii in Cina: Il progetto Wenchang è l’undicesimo startup offshore annunciato quest’anno nelle acque nazionali.
- 7 nel Mar Cinese Meridionale: Un’area strategicamente cruciale.
- 14 startup totali nel mondo: Includendo i progetti in acque brasiliane e il progetto Yellowtail in Guyana.
Il nuovo progetto Wenchang 16-2, che produce greggio leggero, dovrebbe raggiungere il suo picco produttivo di circa 11.200 barili di petrolio equivalente al giorno nel 2027. Lo sviluppo è stato pragmatico ed efficiente: si è sfruttata l’infrastruttura esistente dei giacimenti limitrofi, aggiungendo una nuova piattaforma “jacket” che integra produzione, trivellazione e alloggi per il personale, con un piano di sviluppo che prevede 15 pozzi.
La Cina quindi non solo investe in nucleare e rinnovabili, ma non scorda di sfruttare le risorse tradizionali di idrocarburi che, comunque, sarebbero necessarie nell’ambito dell’industria petrolchimica e chimica. Pechino è molto pratica quando si tratta di sviluppo e tutela delle risorse nazionali.
Domande e risposte
Perché questo record è importante per l’economia cinese? Il raggiungimento dei 40 milioni di tonnellate nel giacimento di Bohai non è solo un dato statistico, ma un pilastro della sicurezza energetica nazionale. In un contesto geopolitico incerto, ridurre la dipendenza dalle importazioni energetiche permette alla Cina di sostenere la propria crescita industriale e i consumi interni con maggiore stabilità. È una classica manovra di politica economica reale: garantire l’offerta per sostenere la domanda aggregata e lo sviluppo tecnologico, rendendo il sistema Paese più resiliente agli shock esterni.
Cosa significa che il giacimento sta attuando una trasformazione “verde”? Può sembrare un ossimoro parlare di “verde” per un giacimento petrolifero, ma si tratta di efficientamento energetico. Collegare l’80% dei campi alla rete elettrica terrestre (invece di bruciare gas o diesel sulle piattaforme per generare energia) riduce le emissioni operative dirette. Inoltre, la digitalizzazione ottimizza i processi estrattivi. È un approccio pragmatico: si continua a estrarre petrolio, necessario all’economia, ma lo si fa con un’intensità di carbonio inferiore rispetto al passato, sviluppando al contempo tecnologia nazionale proprietaria.
Qual è la strategia globale di CNOOC? CNOOC non si limita a sfruttare le risorse domestiche. Con 14 nuovi avvii nel 2025, inclusi progetti in Brasile e Guyana, l’azienda sta diversificando le sue fonti di approvvigionamento. Questo riduce il rischio geografico e garantisce flussi di greggio stabili verso la Cina da diverse parti del globo. La strategia è aggressiva e tecnica: sfruttare infrastrutture esistenti per ridurre i costi (come nel caso Wenchang) ed espandersi in bacini prolifici all’estero per consolidare il proprio ruolo di major energetica globale.








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