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La Cina “divora” 10,4 trilioni di kWh nel 2025: un record che doppia gli USA e punta all’indipendenza strategica
Record storico in Cina: 10,4 trilioni di kWh consumati nel 2025, più del doppio degli USA. Trainano auto elettriche e Tech, mentre le rinnovabili coprono il 22% del mix. Pechino punta all’indipendenza energetica totale.

Mentre l’Europa continua a dibattere su normative e transizioni spesso dolorose, dall’altra parte del mondo l’economia reale macina numeri che dovrebbero far riflettere qualsiasi osservatore attento. Nel 2025, la Cina ha infranto ogni precedente storico, raggiungendo un consumo totale di energia elettrica pari a 10.4oo miliardi trilioni di kilowattora (kWh).
Non si tratta di un semplice dato statistico, ma di un indicatore macroeconomico brutale. Per dare un ordine di grandezza comprensibile: la Cina consuma oggi più del doppio dell’energia elettrica degli Stati Uniti e supera la somma dei consumi di Unione Europea, Russia, India e Giappone messi insieme. Se l’energia è il sangue dell’economia, il cuore del Dragone batte a un ritmo che l’Occidente fatica ormai a seguire.
I motori della crescita: non solo fabbriche
Secondo i dati rilasciati dalla National Energy Administration (NEA), la crescita complessiva rispetto all’anno precedente è stata del 5%. Un dato solido, trainato non solo dalla tradizionale industria pesante, ma da una trasformazione strutturale della domanda. Circa la metà di questo incremento deriva infatti dal settore terziario e dai consumi domestici, segnale di un mercato interno che si sta evolvendo verso servizi e consumi maturi.
Ecco, in sintesi, i settori che hanno spinto la domanda:
- Settore Terziario: +8,2%
- Consumi domestici (urbani e rurali): +6,3%
- Servizi di ricarica e battery-swapping (EV): +48,8%
- Servizi IT e trasmissione dati: +17%
È interessante notare il balzo “monstre” del 48,8% nei servizi legati alla mobilità elettrica. Mentre noi discutiamo di colonnine, la Cina ha creato un ecosistema energivoro ma funzionale per i veicoli elettrici. Parallelamente, il +17% nei servizi IT conferma la corsa verso la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale, settori che richiedono enormi quantità di potenza di calcolo ed energia.
Un mix energetico razionale per l’indipendenza
L’aspetto forse più rilevante per chi segue le dinamiche di Scenarieconomici non è solo il “quanto”, ma il “come”. Questo record non è stato raggiunto bruciando carbone alla cieca, ma attraverso una pianificazione che mira alla sicurezza nazionale e all’indipendenza da fornitori terzi instabili.
Il mix energetico cinese si sta diversificando con una rapidità impressionante. Solo nel 2025, la Cina ha aggiunto circa 370 gigawatt (GW) di capacità eolica e solare. Le fonti rinnovabili (eolico e solare) coprono ora circa il 22% del consumo totale di energia. Ha anche incrementato di oltre il 5% lacapacità nucleare. Ricordiamo che però aggiungere 370 GW di capacità non significa incrementare 370 GW di generazione, perché l’energia viene prodotta solo quando tira vento o c’è il sole. Al contrario l’incremento nel nucleare è sempre disponibile.
Wang Hongzhi, capo della NEA, ha ribadito che il 2026 vedrà ulteriori progressi nella transizione “verde e a basse emissioni di carbonio”. Tuttavia, la strategia di Pechino appare chiara e, per certi versi, keynesiana e pragmatica: l’obiettivo non è la “decarbonizzazione” come dogma ideologico che deprime l’industria, bensì la costruzione di un sistema energetico massiccio, ridondante e diversificato. L’abbondanza di energia, ottenuta da fonti variegate, serve a garantire che la produzione non si fermi mai e che il paese non sia ricattabile dall’esterno. Una lezione di Realpolitik energetica che, forse, dovremmo studiare più attentamente.
Domande e risposte
Perché è importante confrontare i consumi cinesi con quelli occidentali? Il consumo di energia elettrica è uno dei proxy più affidabili per misurare la reale attività economica e industriale di un paese, spesso più del PIL finanziarizzato. Il fatto che la Cina consumi più del doppio degli USA e più della somma di UE, Russia e Giappone indica uno spostamento baricentrico della produzione mondiale e della capacità infrastrutturale verso l’Asia. Dimostra una vitalità dell’economia reale che l’Occidente, focalizzato sui servizi finanziari, sta in parte perdendo.
L’aumento dei consumi non comporta un aumento insostenibile dell’inquinamento? Non necessariamente in proporzione lineare. Sebbene la base fossile resti importante per la stabilità della rete, la Cina sta installando rinnovabili a ritmi ineguagliati (370 GW in un anno). Il dato del 22% di energia da eolico e solare dimostra che l’aumento della domanda è coperto sempre più da fonti pulite. La strategia è pragmatica: aumentare l’offerta totale per sostenere lo sviluppo, “verdi” dove possibile, ma senza sacrificare la crescita.
Cosa ci dice il dato sul boom del 48,8% nei servizi di ricarica? Indica che la transizione verso la mobilità elettrica in Cina è una realtà industriale consolidata e non solo un desiderio normativo. Un aumento così massiccio della domanda energetica per le ricariche suggerisce una penetrazione capillare dei veicoli elettrici (EV) nel mercato di massa e un’infrastruttura di supporto (battery swapping e colonnine) che funziona. È un segnale d’allarme per l’industria automobilistica europea: lì il mercato corre, qui spesso arranca.







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