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La Cina anticipa Trump: operativa la rete di “Scienziati AI” che rivoluziona la ricerca (e spaventa l’Occidente)
Cina, l’AI diventa scienziato autonomo: battuta la “Genesis Mission” di Trump. Ecco i rischi

Mentre in Occidente si discute, si legifera e si annunciano piani grandiosi con scadenze a nove mesi, a Pechino si tagliano nastri di infrastrutture già operative. La Cina ha compiuto un passo che potrebbe rivelarsi decisivo nella corsa globale all’egemonia tecnologica: il lancio ufficiale di un sistema di intelligenza artificiale autonomo, direttamente connesso all’infrastruttura nazionale di supercalcolo.
Non stiamo parlando di un semplice chatbot per aiutare i ricercatori a scrivere email, ma di un vero e proprio agente scientifico autonomo capace di pianificare, eseguire e analizzare ricerche complesse senza l’intervento umano. Il sistema, lanciato ufficialmente il 23 dicembre, arriva con un tempismo che sa di beffa per Washington, battendo sul tempo la “Genesis Mission” annunciata poche settimane fa dal Presidente eletto Donald Trump.
Dalla teoria alla pratica: come funziona l’Agente AI cinese
Secondo quanto riportato dal China Science Daily, la nuova piattaforma non è un esercizio di stile, ma uno strumento già nelle mani di oltre mille istituzioni cinesi. La differenza sostanziale rispetto agli strumenti tradizionali risiede nella sua capacità di agency, ovvero di azione indipendente.
Il funzionamento, per quanto complesso nel “dietro le quinte”, appare disarmante per l’utente finale:
- Il sistema accetta istruzioni in linguaggio naturale semplice.
- Scompone autonomamente il problema in passaggi logici.
- Alloca le risorse di calcolo necessarie.
- Esegue simulazioni e analizza enormi dataset.
- Genera un report scientifico completo.
I funzionari cinesi sostengono che questo approccio riduca drasticamente i tempi della ricerca scientifica. Un compito che prima richiedeva una giornata intera di lavoro per un team di ricercatori, ora viene completato in circa un’ora. Attualmente sono supportati quasi 100 flussi di lavoro scientifici, che spaziano dalla scienza dei materiali alle biotecnologie, fino all’intelligenza artificiale industriale.
L’infrastruttura statale: la forza del SCNet
Qui emerge l’aspetto che più dovrebbe far riflettere chi osserva le dinamiche economiche e industriali: questo non è il prodotto di una singola startup isolata, ma il frutto di una pianificazione statale infrastrutturale di lungo periodo. Al centro del progetto c’è la SCNet (National Supercomputing Network).
Lanciata nel 2023 e svelata nella sua interezza nell’aprile 2024 a Tianjin, la SCNet è la spina dorsale digitale della Cina. Collega oltre 30 centri di supercalcolo in tutto il Paese, permettendo di mettere in comune la potenza di calcolo e di allocarla “on demand”. È un esempio scolastico di come l’investimento pubblico in infrastrutture pesanti possa creare un moltiplicatore per l’innovazione privata e accademica. Collegando agenzie governative, imprese, università e istituti di ricerca, Pechino ha creato un ecosistema dove l’AI non è un giocattolo, ma un motore industriale.
Un cambio di paradigma: dall’analisi alla scoperta
L’integrazione tra AI e supercalcolo segna un passaggio storico. Come ha spiegato Qian Depei, membro dell’Accademia Cinese delle Scienze, “La scienza si sta spostando dall’elaborazione numerica alla scoperta guidata dall’AI”. Non si tratta più solo di fare calcoli più velocemente, ma di avere un’entità digitale che connette strumenti e dati sparsi per innovare.
Anche Cao Zhennan, del High Performance Computer Research Centre, ha sottolineato al South China Morning Post che il cambiamento è tanto organizzativo quanto tecnico. L’iniziativa nazionale “AI+”, annunciata ad agosto, sta trasformando il modo in cui la ricerca viene organizzata, automatizzando i processi di routine ma computazionalmente intensivi, liberando (in teoria) gli scienziati umani per compiti di più alto livello.
La risposta americana: la “Genesis Mission” rincorre
La mossa cinese deve essere letta necessariamente in contrapposizione alle mosse degli Stati Uniti. A novembre, Donald Trump ha svelato la Genesis Mission, definendola enfaticamente un “Progetto Manhattan per l’AI”. Guidato dal Dipartimento dell’Energia, il programma USA mira ad addestrare potenti agenti AI utilizzando i supercomputer federali.
Tuttavia, c’è una differenza sostanziale nei tempi:
- USA: Il piano di Trump prevede dimostrazioni di capacità entro 270 giorni. È un progetto in divenire, vincolato da scadenze e, probabilmente, dalle future battaglie sul budget federale.
- Cina: Il sistema è già disponibile per mille istituzioni. La fase sperimentale è finita, siamo al dispiegamento su larga scala.
Mentre Washington promette di “investire nella scienza abilitata dall’AI per accelerare il progresso”, Pechino ha già messo le macchine al lavoro. È la classica differenza tra la potenza finanziaria e mediatica americana e la brutale efficienza esecutiva del capitalismo di stato cinese.
I rischi: quando l’AI controlla il network
Non è tutto oro quello che luccica, e l’operazione cinese comporta rischi enormi, che vanno analizzati con freddezza. Dare a un sistema di intelligenza artificiale il controllo diretto e autonomo sulla rete nazionale di supercalcolo è una scommessa ad alto rischio.
Ecco le principali criticità che emergono:
- Sicurezza dei dati: Concedere a un’AI l’accesso trasversale a database governativi, militari e industriali crea un punto di fallimento catastrofico. Se il sistema venisse compromesso, o se “allucinasse” in modi imprevisti, la fuga di dati sensibili potrebbe essere totale.
- Intrusioni informatiche: Un sistema così interconnesso aumenta la superficie di attacco per hacker ostili o agenzie di intelligence straniere.
- Applicazioni militari: La preoccupazione maggiore riguarda l’accesso a informazioni classificate relative ai sistemi d’arma. Entrambi i paesi usano i supercomputer per simulazioni nucleari e balistiche; un’AI che gestisce autonomamente questi flussi potrebbe, in scenari estremi, prendere decisioni basate su dati errati o manipolati.
Conclusione
La Cina ha lanciato il guanto di sfida. Non con dazi o sanzioni, ma con bit e infrastrutture. L’Occidente, e l’Europa in particolare (spettatrice non pagante di questa partita), dovrebbero prendere nota: l’era della ricerca artigianale è finita. La scienza è diventata una questione di potenza di calcolo industriale e di agenti autonomi. Chi possiede l’infrastruttura migliore e l’AI più integrata detterà i tempi del progresso tecnologico dei prossimi decenni. Trump ha promesso una risposta, ma per ora, il tabellone segna un punto netto a favore di Pechino.
Domande e risposte
Qual è la differenza principale tra l’AI cinese e i modelli come ChatGPT? La differenza sostanziale risiede nell’autonomia e nell’integrazione. Mentre i modelli commerciali generano testo o immagini su richiesta, il sistema cinese è un “agente”: pianifica intere campagne di ricerca, decide quali simulazioni eseguire, alloca risorse di calcolo su una rete nazionale (SCNet) e produce report scientifici. Non è un assistente passivo, ma un ricercatore attivo che opera su infrastrutture hardware pesanti, riducendo i tempi di lavoro da giorni a ore.
Perché questo annuncio è una sconfitta per la strategia americana? Rappresenta uno scacco temporale. L’amministrazione Trump ha annunciato la “Genesis Mission” come un futuro “Progetto Manhattan” per l’AI, con scadenze a quasi un anno per le prime dimostrazioni. La Cina, invece, ha reso operativo il suo sistema il 23 dicembre, rendendolo già disponibile a mille istituzioni. Pechino dimostra di aver superato la fase degli annunci ed essere entrata in quella del dispiegamento operativo su larga scala, mentre gli USA sono ancora in fase di organizzazione.
Quali sono i pericoli reali di un sistema AI così integrato? Il rischio principale è la sicurezza nazionale e la stabilità dei dati. Collegare un’AI autonoma direttamente alla rete di supercalcolo nazionale, che gestisce anche simulazioni militari e industriali sensibili, espone a scenari imprevedibili. Se l’AI dovesse commettere errori di giudizio, essere manipolata da attacchi esterni o accedere a dati classificati senza le dovute “barriere umane”, le conseguenze potrebbero spaziare dalla fuga di segreti industriali fino a rischi per la sicurezza dei sistemi d’arma strategici.








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