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La Cina affila gli artigli: il caccia stealth J-35 entra in produzione di massa nella nuova mega-fabbrica di Shenyang
La Cina avvia la produzione di massa del caccia stealth J-35 nella nuova mega-fabbrica di Shenyang: sfida industriale e tecnologica agli USA.

Non è più tempo di prototipi da parata o di rendering futuristici. Pechino ha deciso di fare sul serio, spostando il baricentro della competizione con Washington dal piano delle intenzioni a quello, ben più concreto, della capacità industriale. Le recenti immagini trapelate dalla Cina suggeriscono che il caccia stealth di quinta generazione J-35 non sia più un esperimento, ma sia ufficialmente entrato in produzione di massa.
Il dettaglio che ha fatto scattare l’allarme tra gli analisti occidentali è cromatico: i velivoli avvistati non indossano la livrea grigia da parata, ma un rivestimento verde. Si tratta del primer, la vernice antiruggine e protettiva usata prima della colorazione finale. Vedere più aerei “grezzi” in fila significa una sola cosa: la catena di montaggio sta girando a pieno regime. Non si costruiscono singoli esemplari per i test in questo modo, si costruiscono flotte.
La “Città Aerospaziale” di Shenyang: il Keynesismo di guerra cinese
Quello che dovrebbe preoccupare i pianificatori del Pentagono, forse più delle caratteristiche tecniche dell’aereo, è la struttura che lo produce. La Shenyang Aircraft Corporation (SAC), sussidiaria del colosso statale AVIC, non si è limitata ad aggiornare qualche capannone.
Pechino ha investito oltre 8,6 miliardi di yuan (circa 1,2 miliardi di dollari) per creare quella che è stata ribattezzata la “Shenyang Aerospace City“. I numeri sono impressionanti e degni di una potenza che ha compreso la lezione fondamentale delle guerre moderne: vince chi produce di più e più in fretta.
Ecco i dati salienti della nuova infrastruttura:
- Superficie della fabbrica: 4,2 chilometri quadrati (un’area immensa dedicata esclusivamente all’assemblaggio).
- Area complessiva del distretto industriale: circa 79 chilometri quadrati, un’estensione paragonabile all’intera isola di Hong Kong.
- Obiettivo: raddoppiare la produzione complessiva di aerei da guerra nei prossimi 3-5 anni.
La Cina sta replicando, con la consueta velocità asiatica, il modello produttivo del F-35 americano, puntando a saturare i cieli con numeri che l’Occidente potrebbe faticare a eguagliare nel breve periodo.
J-35 e J-35A: due volti della stessa minaccia
Il J-35 non è un semplice clone. È una piattaforma matura destinata a diventare la spina dorsale delle forze aeree e navali cinesi per i prossimi trent’anni. Il programma si è biforcato per servire due padroni diversi, l’Aeronautica e la Marina, dimostrando una flessibilità progettuale notevole.
Nella tabella seguente riassumiamo le differenze emerse dalle ultime osservazioni:
| Caratteristica | Versione J-35 (Navale) | Versione J-35A (Aeronautica) |
| Destinazione | Portaerei (in particolare la Fujian) | PLAAF (Aeronautica militare di terra) |
| Carrello anteriore | Doppia ruota con barra di lancio per catapulta | Ruota singola, più leggero |
| Ruolo | Proiezione di potenza marittima | Superiorità aerea e multiruolo terrestre |
| Integrazione | Testato con catapulte elettromagnetiche | Complementare al caccia pesante J-20 |
La versione navale è particolarmente insidiosa per gli equilibri del Pacifico. Progettata per operare dalla nuova portaerei Fujian, dotata di catapulte elettromagnetiche simili a quelle delle super-portaerei USA classe Ford, conferisce alla Cina una capacità di proiettare potenza aerea stealth sul mare che, fino a ieri, era monopolio esclusivo della US Navy.
Un messaggio a Washington (e a Taipei)
L’esibizione di questi muscoli industriali non è casuale. Pechino, solitamente molto riservata sui suoi programmi militari più avanzati, ha lasciato che queste immagini circolassero. Il messaggio è chiaro: in un ipotetico conflitto futuro, la vittoria non sarà determinata solo dalla tecnologia “magica” dell’ultimo missile, ma dalla capacità di assorbire le perdite e rimpiazzare i mezzi abbattuti.
Con una fabbrica grande come una città pronta a sfornare caccia in serie, la Cina segnala di essere pronta a una guerra di logoramento. Una notizia che non farà dormire sonni tranquilli né a Taiwan, il cui spazio aereo è sempre più compresso, né agli strateghi americani, costretti a fare i conti con un rivale che unisce tecnologia di punta a una capacità manifatturiera che l’Occidente ha in parte dimenticato.
Domande e risposte
Perché il colore verde degli aerei è così importante per gli analisti?
Il colore verde indica che gli aerei sono ricoperti solo dal primer protettivo e non hanno ancora ricevuto la verniciatura finale o stealth. Nel settore aerospaziale, vedere più velivoli in questo stato simultaneamente è la prova regina che si è passati dalla fase di prototipazione artigianale alla produzione in serie industriale. Significa che la catena di montaggio è attiva e sta sfornando pezzi in sequenza, pronti per i test finali e l’accettazione, confermando che il programma è molto più avanzato di quanto si credesse.
Che differenza c’è tra il J-35 e il famoso J-20 già in servizio?
Il J-20 “Mighty Dragon” è un caccia pesante a lungo raggio, bimotore, ottimizzato per la superiorità aerea e per colpire asset strategici nemici da lontano, ma è troppo ingombrante per le attuali portaerei. Il J-35, invece, è un caccia medio, più simile all’F-35 americano: più versatile, più economico da produrre in massa e, soprattutto, progettato fin dall’inizio anche in versione imbarcata. Il J-35 coprirà il ruolo di “mulo da soma” stealth, affiancando il J-20 che resterà la punta di diamante per missioni specifiche.
La nuova fabbrica di Shenyang cambia davvero gli equilibri militari?
Sì, in un’ottica di “economia di guerra”. La tecnologia è fondamentale, ma la logistica vince le guerre. La costruzione di una “Città Aerospaziale” di quelle dimensioni indica che la Cina non vuole solo un aereo tecnologicamente alla pari con gli USA, ma vuole la capacità di produrne centinaia in tempi rapidi. Mentre l’industria occidentale fatica spesso a rispettare i tempi di consegna per carenza di componenti o capacità produttiva, Pechino sta strutturando un sistema industriale capace di sostenere ritmi di produzione bellica su larga scala.








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