CinaScienza
Kung Fu robot e promesse cinesi: tra spettacolo e realtà, cosa c’è dietro il nuovo H2 cinese?
Unitree svela l’H2: specifiche da urlo e calci volanti. Ma dietro la scocca hi-tech c’è l’ombra del controllo umano e incidenti inquietanti.

Immaginate la scena: un umanoide argenteo, alto un metro e ottanta, che si esibisce in calci volanti, salti mortali all’indietro e colpi precisi su un sacco da boxe. È l’ultimo video rilasciato dalla cinese Unitree Robotics per presentare il suo nuovo modello H2. Spettacolare? Senza dubbio. Inquietante? Forse. Ma la domanda che dobbiamo porci, grattando via la patina luccicante del marketing mandarino, è un’altra: quanto di tutto questo è reale autonomia e quanto è, per dirla in termini tecnici, un “pasticcio” ben confezionato di teleoperazione e hype mediatico?
Il Guerriero d’Argento: Numeri da Capogiro
Partiamo dai fatti, o almeno da quelli che Unitree ci vuole vendere. Il nuovo H2 è un passo avanti notevole rispetto al suo predecessore, l’H1 (che già avevamo visto correre, in modo un po’ goffo, al Gala di Primavera). Qui siamo su un altro livello cinetico. Il robot pesa circa 70 kg, è alto 180 cm e, soprattutto, è dotato di specifiche che farebbero impallidire un ingegnere meccanico della vecchia scuola:
31 Gradi di Libertà (DOF): Una snodabilità che inizia ad avvicinarsi pericolosamente a quella umana.
Coppia mostruosa: Fino a 360 Nm di picco. Per intenderci, ha la forza necessaria per fare male, molto male.
Mani destre: Non più semplici moncherini o pinze industriali, ma mani articolate progettate per la manipolazione fine.
Nel video rilasciato il 4 gennaio, vediamo questo ammasso di servomotori e leghe metalliche eseguire flying kicks (calci volanti) con un equilibrio che molti atleti umani invidierebbero. Unitree sostiene che tutto ciò sia possibile grazie a “algoritmi di controllo avanzati” che gestiscono l’equilibrio dinamico.
Il Grande Bluff: autonomia o marionetta?
Nel mondo della robotica, c’è un abisso, profondo quanto la Fossa delle Marianne, tra un robot che “pensa” ed esegue un’azione autonomamente, e un robot che viene guidato da un essere umano. E indovinate un po’? I cinesi, maestri nella narrazione visiva, tendono spesso a confondere le acque.
Scavando nelle specifiche e nei dettagli meno pubblicizzati, emerge un quadro più sfumato. Unitree sta sviluppando pesantemente sistemi di teleoperazione. In alcuni frame o dimostrazioni correlate, si intuisce l’uso di visori per la realtà mista (come l’Apple Vision Pro) o rig indossabili da operatori umani. Cosa significa questo in termini pratici ed economici? Significa che il robot, in molti di questi video virali, non sta “guardando” il sacco da boxe e decidendo di colpirlo. Sta semplicemente replicando i movimenti di un operatore umano che si trova altrove.
È il cosiddetto effetto “Turco Meccanico”: tecnologia strabiliante fuori, operatore umano nascosto dentro. La fluidità che vediamo non è frutto di un’intelligenza artificiale generale che ha imparato il Kung Fu stile Matrix, ma è la destrezza di un uomo trasmessa via cavo o wireless a una macchina. Certo, la capacità dell’hardware di replicare quei movimenti senza cadere è ingegneristicamente rilevante, ma l’intelligenza… quella è ancora tutta biologica.
L’Incidente del calcio nelle parti molli: quando la macchina si sbaglia
A raffreddare ulteriormente gli entusiasmi dei tecnocrati che già sognano eserciti di robot operai (o soldati), c’è un altro aspetto che spesso viene censurato dai video promozionali ufficiali, ma che emerge nei “blooper” o nei video trapelati in rete. C’è un filmato che circola — non necessariamente legato all’H2, ma emblematico del settore — in cui un robot, durante una dimostrazione o un training, finisce per sferrare un calcio al proprio addestratore.
Errore di calcolo? Glitch del software? O semplice incapacità dei sensori di distinguere un ostacolo da un bersaglio? Questo episodio ci ricorda una verità fondamentale: la robotica umanoide è ancora incredibilmente acerba. Un robot che ha la forza di sfondare un muro (360 Nm di coppia, ricordate?) ma non ha l’intelligenza contestuale per fermarsi se un umano attraversa la sua traiettoria, non è una risorsa. È un pericolo pubblico. È un’arma vagante.
La Corsa all’Oro (e all’Hype)
Ma perché allora questo bombardamento mediatico? Perché Unitree, Figure, Tesla e Boston Dynamics continuano a inondarci di video? La risposta è, come sempre, economica e finanziaria.
- Capitali di ventura: Il settore ha bisogno di liquidità. I video servono a dire agli investitori: “Ehi, guardate, il futuro è qui, dateci i vostri soldi”. È una bolla? Probabile. Molte di queste aziende non hanno ancora un modello di business sostenibile che non sia la vendita di prototipi ad altri laboratori di ricerca.
- Narrativa geopolitica: Per la Cina, mostrare un robot che fa arti marziali è un messaggio di potenza. È la versione 2.0 delle parate militari. Serve a dire all’Occidente: “Possiamo costruire macchine complesse quanto le vostre, e forse meglio”.
- Il miraggio della forza lavoro: La narrativa sottostante è sempre la stessa, quella neoliberista e supply-side: sostituire il lavoro umano “costoso e problematico” con macchine instancabili. L’idea è di usare questi robot nelle fabbriche. Ma ha davvero senso economico impiegare un robot umanoide da 50.000 dollari (stima ottimistica) per spostare scatole che un nastro trasportatore muoverebbe meglio?
Teleoperazione: Il Ponte verso il Nulla?
Torniamo alla teleoperazione. Unitree e altre aziende la vendono come una “fase di transizione”. L’idea è: usiamo gli umani per guidare i robot e raccogliere dati, poi addestriamo l’AI su quei dati per rendere i robot autonomi. Sulla carta funziona. Nella realtà, la complessità del mondo reale è tale che il passaggio dalla teleoperazione all’autonomia totale (livello 5, per usare un termine automobilistico) è molto più lontano di quanto Elon Musk o i CEO cinesi vogliano ammettere.
Stiamo assistendo a una spettacolarizzazione della tecnologia che nasconde una stagnazione della produttività reale. Sì, il robot H2 è impressionante. Le sue mani a 7 gradi di libertà sono un capolavoro di meccatronica. Ma se per farlo muovere serve un umano con un visore VR, non abbiamo risolto il problema della carenza di manodopera; abbiamo solo reso il lavoro più complicato e costoso. Abbiamo spostato l’operaio dalla linea di montaggio a una sedia da ufficio, dandogli un joystick costosissimo per fare lo stesso lavoro, ma più lentamente.
Piedi per terra
In conclusione, il video di Unitree è divertente. È una dimostrazione di forza muscolare (letteralmente) dell’industria cinese. Ma non scambiamo la ginnastica per intelligenza. L’H2 che tira calci al sacco è, per ora, un giocattolo molto costoso o una marionetta hi-tech. L’inflazione non scenderà grazie a questi robot, né il PIL cinese ripartirà perché un androide sa fare un salto mortale. La vera rivoluzione industriale richiede affidabilità, costi bassi e sicurezza. Vedere un robot che prende a calci il suo addestratore ci suggerisce che, forse, prima di preoccuparci che Skynet prenda il controllo, dovremmo preoccuparci che Windows non vada in crash mentre il robot ha in mano un martello. Godiamoci lo spettacolo, ma teniamo ben stretto il portafoglio (e stiamo a distanza di sicurezza).
Domande e risposte
Cosa differenzia il robot H2 dai modelli precedenti come l’H1 o quelli di Boston Dynamics?
L’H2 si distingue per l’adozione di mani molto più sofisticate (7 gradi di libertà) e per un design più “antropomorfo” e rifinito rispetto all’H1. Rispetto a Boston Dynamics, che usa sistemi idraulici costosi e complessi, l’H2 punta su attuatori elettrici ad alta coppia, teoricamente più facili da produrre in massa e manutenere, seguendo la filosofia cinese del “buono abbastanza ma economico”.
La teleoperazione significa che il robot è inutile senza un umano?
Non inutile, ma dipendente. La teleoperazione è fondamentale oggi per compiti complessi o imprevisti che l’AI non sa gestire. Tuttavia, rende il robot un “avatar” fisico e non un lavoratore autonomo. Questo ne limita l’impatto economico immediato: non si elimina il costo del lavoro umano, si cambia solo la modalità di esecuzione, aggiungendo il costo dell’hardware robotico.
È vero che questi robot sono pericolosi per gli esseri umani?
Potenzialmente sì. I video di incidenti (robot che colpiscono addestratori o cadono rovinosamente) dimostrano che i sistemi di sicurezza e la percezione dell’ambiente sono ancora fallibili. Con una forza di 360 Nm, un malfunzionamento software in un ambiente condiviso con operai umani potrebbe causare infortuni gravi. Siamo lontani dalle “Tre Leggi della Robotica” di Asimov applicate alla realtà.







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