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ITER DELLA LEGGE DI BILANCIO TRA PASSATO E FUTURO : LA SINTESI

Scritto da Dario Polini e Valentina Lucarelli

Anche se normalmente non scriviamo su temi macroeconomici, il momento lo richiede visto che sono possibili diversi sviluppi nei prossimi mesi con influenza anche sulle politiche fiscali. Sintetizziamo le tappe passate e future dell’Iter della legge di Bilancio:

27 settembre: viene varata la Nota di Aggiornamento del Def con un rapporto Deficit/Pil fissato per il 2019 al 2,4%

15 ottobre: trasmissione del Def alla Commissione Europea e all’Eurogruppo.

La manovra di 37 miliardi come già sappiamo prevede principalmente Pace fiscale, stop aumento dell’Iva, avvio del reddito di cittadinanza e della mini flat tax, riforma della Legge Fornero.

18 ottobre: la Commissione Ue invia una lettera molto dura al governo italiano dove contesta formalmente la manovra

20 ottobre: il Governo ha presentato al Parlamento il disegno di legge della Legge di Bilancio

22 ottobre: il Governo italiano risponde alla Ue riferendo che non vuole apportare le modifiche richieste (nella lettera del 18 ottobre)

23 ottobre: la Ue esprime una prima bocciatura alla manovra e invita il Governo Italiano ad apportare le modifiche richieste entro 3 settimane

6 novembre: inizio dell’esame della legge di bilancio alla Camera

8 novembre: la Ue rivede le stime sul Def (tra parentesi i valori previsti dal Governo Italiano)

2018                       2019                        2020
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Pil                                 +1,1% (+1,2%)      +1,2% (+1,5%)      +1,3% (+1,6%)

Deficit nominale         1,9% (1,8%)          2,9% (2,4%)           3,1% (2,1%)

Deficit strutturale       1,8% (0,9%)          3,0% (1,7%)           3,5% (1,7%)

Debito                        131,1%(130,9%)     131,0%(130,0%)     131,1%(128,1%)

Disoccupazione          10,7% (10,6%)       10,4% (9,8%)         10,0% (9,1%

13 novembre: termine ultimo per presentare una nuova bozza della legge di Bilancio e la eventuale relazione dove l’Italia deve giustificare lo scostamento dagli obbiettivi programmatici.

Viene presentata una lettera di risposta senza particolari variazioni, ad eccezione di un piano di privatizzazioni se non si concretizzassero gli obbiettivi di crescita legati al Pil.

21 novembre: la Commissione Europea dà il parere definitivo sulla manovra; in quella data potrebbe  iniziare la procedura di infrazione per eccessivo deficit (oltre il 3%), o eccessivo debito (oltre il 60% rapporto pil/debito totale).

29/30 novembre: la Camera vota la legge di bilancio

31 dicembre: termine ultimo per l’approvazione della legge di bilancio da parte del Senato

In caso di apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia l’Ue potrebbe nella primavera 2019 richiedere il rientro del disavanzo eccessivo e potrebbe fissare un calendario con delle scadenze da rispettare.

Il tutto è previsto dall’articolo 126 del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea che prevede nello specifico:

  • il disavanzo di bilancio non deve superare il 3 per cento del prodotto interno lordo (PIL)
  • il debito pubblico (debito del governo e degli enti pubblici) non deve superare il 60 per cento del PIL

Le sanzioni posso consistere nella sanzione dallo 0,2 allo 0,5 % del PIL, in limiti nell’emissione di nuovi titoli di stato, la Bce e Bei potrebbero parzialmente bloccare gli investimenti e i prestiti verso l’Italia. la loro applicazione non dovrebbero partire prima del 2020.

La procedura si applicherà nell’arco di 24 mesi dove la Ue potrebbe analizzare anche ogni singola proposta fatta dal Governo ai fini di adempimento ed entrare nel merito delle stesse. Ma queste iniziative che verrebbero prese per la prima volta verso uno Stato membro sono in aperto conflitto normativo con gli stessi Trattati istitutivi della UE, per i quali infatti la UE è solo una realtà politica (funzione di indirizzo per promuovere il benessere dei suoi Popoli, Art. 3, punto 1, Trattati Consolidati UE) e non territoriale e non di Governo, restando di conseguenza inalterata la sovranità di ogni Stato membro ! Come confermano gli artt. 139 e 11 della Costituzione Italiana : per cui, rispettivamente, lo Stato (Sovrano) non può essere oggetto di modifica Costituzionale e limitazioni di sovranità possono essere introdotte al solo e unico scopo di pace tra Nazioni, sottoponendo le stesse alla condizione di situazioni di parità con altri Stati (entrambi gli articoli vanno necessariamente interpretati alla luce dei chiarissimi lavori preparatori scritti nel ‘46 dai padri Costituenti).

Pertanto nessun Governo e nella fattispecie quello Italiano, dovrebbe essere costretto a fare un dietrofront rispetto alla politica espansiva attuale con un sostanziale aumento delle imposte (come successo con il Governo Monti) in quanto come sappiamo la riduzione del rapporto deficit/pil e del rapporto debito totale / pil li possiamo conseguire o con la crescita economica o con maggiori entrate.

A stemperare la situazione potrebbero intervenire a Maggio 2019 le elezioni Europee e il nuovo Parlamento Europeo che, con una adeguata composizione, sosterrebbe una politica non più basata sul rigore, sul fiscal compact e sulle politiche di austerity e appoggiare la linea intrapresa dall’Italia non applicando le eventuali sanzioni.


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