Economia
Italia può diventare un hub europeo dei data center..?
Entro la fine del 2026, la potenza installata dei data center in Italia è destinata a crescere in modo significativo, collocando il Paese al centro della nuova geografia digitale europea. Queste infrastrutture, che costituiscono l’ossatura dell’economia dei dati, dell’intelligenza artificiale e dei servizi cloud, richiedono un approvvigionamento energetico continuo, stabile e sempre più sostenibile. Se da un lato l’espansione dei data center rappresenta una leva strategica per la competitività nazionale, dall’altro impone una riflessione profonda sulla capacità del sistema energetico di accompagnare tale sviluppo senza generare nuove criticità infrastrutturali e ambientali.
La crescente domanda di potenza elettrica, unita alla necessità di garantire standard elevati di affidabilità e sicurezza, rende evidente come il tema dei data center non possa più essere affrontato esclusivamente come questione tecnologica, ma debba essere inserito in una visione integrata tra digitale ed ENERGIA. In questo contesto si inserisce l’approccio di Star ENERGIA, che interpreta la trasformazione in atto come un’opportunità per ridefinire il modello energetico a servizio delle infrastrutture digitali. La sfida energetica dei Data Center e la risposta di Star ENERGIA La rapida diffusione di applicazioni basate su intelligenza artificiale, edge computing e Internet of Things ha determinato un aumento senza precedenti dei carichi energetici concentrati in specifiche aree territoriali.
Sui data center il ministero del made in Italy, guidato da Adolfo Urso, nei mesi scorsi, ha preparato una strategia che dovrebbe appunto portare il nostro paese a giocare un ruolo da protagonista nel settore in Europa. ll piano del Mimit mira ad attrarre investimenti in un comparto strategico per lo sviluppo del Paese, puntando sulla semplificazione: autorizzazione unica per velocizzare i procedimenti e superare la frammentazione tra livelli amministrativi. Urso: “Una rete tecnologica solida e resiliente è determinante per la competitività delle nostre imprese”
“La crescente domanda di capacità computazionale per AI e HPC rende queste infrastrutture critiche per il futuro dell’Europa. Nel triennio 2023-2025 gli investimenti in Italia hanno raggiunto 7,1 miliardi di euro, con oltre 25 miliardi annunciati per il 2026-2028. Numeri che confermano il nostro ruolo di hub digitale nel Mediterraneo. Tutte iniziative che hanno un obiettivo chiaro: rafforzare la nostra Sovranità Digitale e l’autonomia strategica.” aveva scritto la settimana scorsa sui social il ministro Urso.
Nel documento pubblicato, il Mimit evidenzia tra i principali punti di forza del sistema Paese la presenza diffusa di aree industriali dismesse (“siti brownfield”), che saranno mappate, già urbanizzate e immediatamente disponibili per nuovi insediamenti produttivi, riducendo così sensibilmente il consumo di suolo. A questi si aggiungono una rete energetica stabile e capillare, un accesso in costante crescita all’energia da fonti rinnovabili e una connettività digitale ad altissima velocità, garantita dalla diffusione delle reti in fibra ottica e ultra-broadband su tutto il territorio nazionale e dalla presenza di numerosi cavi sottomarini che atterranno nel Paese .
I data center, ormai riconosciuti come infrastrutture critiche, necessitano di soluzioni in grado di garantire continuità operativa e, al contempo, coerenza con gli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello europeo. Star ENERGIA si propone come interlocutore industriale per affrontare tale sfida attraverso l’integrazione tra impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo a batterie (BESS), concepiti per ridurre la dipendenza dalla rete tradizionale e aumentare la resilienza complessiva delle infrastrutture digitali.
“La crescita dei data center impone un cambio di paradigma nella gestione dell’ENERGIA”, afferma Mario Palma, CEO di Star ENERGIA. “Non è più sufficiente garantire potenza disponibile: occorre farlo in modo sostenibile, attraverso modelli che integrino produzione rinnovabile, accumulo e sistemi intelligenti di gestione dei flussi da remoto o in loco”. Secondo Palma, l’adozione di architetture energetiche ibride consente ai data center di trasformarsi da semplici consumatori energivori ad attori attivi del sistema elettrico, capaci di contribuire alla stabilità della rete e alla riduzione delle emissioni. “Con soluzioni fotovoltaiche integrate con BESS”, prosegue, “i data center possono ridurre l’impronta carbonica e, al tempo stesso, migliorare l’efficienza complessiva dei propri processi operativi, garantendo i PUE richiesti.”
A livello internazionale, diversi Paesi hanno già avviato politiche e modelli avanzati per coniugare sviluppo dei data center ed efficienza energetica. Nel Nord Europa, ad esempio, il recupero del calore di scarto per il teleriscaldamento urbano rappresenta una pratica consolidata, dimostrando come l’integrazione tra infrastrutture digitali e sistemi energetici possa generare benefici ambientali e sociali. Negli Stati Uniti, i principali operatori tecnologici stanno investendo massicciamente in sistemi di accumulo per ridurre la pressione sulle reti locali e assicurare continuità di servizio anche in presenza di picchi di domanda. L’Italia, grazie alla sua posizione geografica strategica nel Mediterraneo e al ruolo di ponte naturale tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente, possiede le condizioni per affermarsi come hub energetico e digitale di riferimento. Tuttavia, permane un nodo strutturale legato ai tempi autorizzativi e alle connessioni alla rete, che rischia di frenare l’attrattività del Paese rispetto ad altri mercati europei più reattivi.
“La competitività italiana si gioca sulla capacità di rendere coerenti sviluppo digitale e pianificazione energetica”, osserva Palma. “il nuovo DL Bollette appena pubblicato fa onore al governo che ha compreso in pieno la necessità di una nazionalizzazione di questa industria”.
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Andrea Weisz
24 Febbraio 2026 at 15:57
E del discorso consumo abnorme di acqua non si dice nulla?? Per i DATA CENTER si parla sempre e solo di risorse energetiche, ma quelle idriche per il raffreddamento sono spaventose!!! Perché non ne si fa menzione??