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Italia, paese di Bengodi e colonia del petrodollaro

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Lessi questa sintesi dei vantaggi di trivellare su terraferma e offshore sul sito di una compagnia petrolifera inglese:

Le condizioni fiscali e di licenza in Italia sono da considerarsi favorevoli per i modelli di business della Compagnia: 

  • Rendite annue di unicamente 5 euro al km2;
  • Le licenze possono essere richieste per giacimenti grandi fino a 750 km2;
  • Le licenze sono premiate con un periodo iniziale di sei anni di cui per i primi cinque non è richiesto all’azienda l’obbligo di trivellare;
  • I dati sismici offshore sono DISPONIBILI;
  • Le royalty di produzione ammontano fino a solo un massimo  del 7% (4% per il petrolio offshore) ma non è dovuta alcuna royalty per i primi 20 milioni di metri cubici di gas e 20 milioni di tonnellate di petrolio;
  • L’imposizione fiscale che rientra sia nella fiscalità regionale sia in quella degli utili delle società ammonta a un massimo del  35% (paragonato al 23% dei poveri cittadini che pagano su 7500 euro annui!!).
  • Inoltre sempre secondo i dati dell’ATI, l’Italia sarebbe al secondo posto per quantità di idrocarburi nel sottosuolo.
  • La burocrazia è snellissima in materia di concessione di trivelle,  nonostscenante tutti gli effetti collaterali nefasti sull’ambiente: inquinamento dell’acqua, rischio sismico, distruzione dell’economia da turismo, agricola ed enogastronomica.
  • Tutto il territorio della Repubblica, senza eccezione, è suscettibile di ricevere un’istanza di ricerca degli idrocarburi grazie a una legge voluta da Prodi.
  • Ciliegina sulla torta: vige la totale disponibilità delle banche del “nostro” sottosuolo per qualsiasi multinazionale o compagnia estera su semplice richiesta.

 

 

 

 

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