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Italia: 500 mila aziende rischiano la bancarotta con il fisco. Chiudiamo tutti, e che ci pensi Mattarella

 

Il Fisco sta mandando in default, esponendole quindi alle misure cautelative come pignoramenti o sequestri, se non alla bancarotta,  500 mila aziende che non sono riuscite a saldare il 14 dicembre la terza rata del cosiddetto “Decreto rottamazione ter”, cioè quel decreto che avrebbe dovuto aiutare le aziende a concludere vecchi contenziosi con il fisco. Si tratta di 500 mila aziende che devono pagare circa 2,4 miliardi di euro per una cifra media di 4800 euro a contribuente. Il Rottamazioni 3 purtroppo è venuto a coincidere con l’inizio dell’epidemia Covid-19 per cui molte aziende che erano fiduciose di potervi far fronte sono entrate in una crisi ancora più grave e quindi non sono in grado di versare questa cifra.

Il Ministero dell’Economia e Finanza poteva rinviare ulteriormente le scadenze anche perchè queste aziende non hanno sicuramente rinunciato a quest’opportunità per propria volontà ma perchè, evidentemente, non possono farvi momentaneamente fronte. Invece non lo ha fatto e non lo fa, per non aprire ulteriori scostamenti di bilancio: in fondo che cosa sono 500 mila aziende italiane, un paio di milioni di italiani ? Nulla.  Quindi, nonostante il Parlamento sia dipsonibile a riaprire i termini, il MEF vuole tutti i soldi subito. Altrimenti partono le nuove norme per il default aziendale, con segnalazioni degli stati di crisi, enti di prevenzione della crisi etc, tutte misure che non risolvono nessun problema, anzi lo rendono ancor più noto al sistema bancario. Quindi la continuità aziendale che dovrebbero garantire non viene per nulla tutelata.

Ora 500 mila aziende sono una fetta importante del sistema economico italiano, oltre a essere la vita di molte, tante persone. Però queste non sono che pedine per il governo che, alla fine, non ha nessun interesse negli italiani, come del resto rivela la freddezza nei confronti delle difficoltà comportate dall’attuale politica energetica assente, che fa ricadere i costi esorbitanti di elettricità e gas direttamente sui cittadini. Il MEF preferirà fare il duro e mandare in default i cittadini, pur di cedere un giorno o un euro. Il ministro Franco, alla fine, non rischia nulla.


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