Analisi e studi

Inflazione USA: il “mostro” non sono i dazi, ma la bistecca. Prezzi stabili al 2,7%, ma affitti e cibo picchiano duro

Inflazione USA stabile al 2,7%: smentiti i timori di un’esplosione causata dai dazi. I prezzi dell’energia frenano, ma le famiglie soffrono per i rincari record di cibo e affitti. Ecco cosa sta succedendo davvero all’economia americana.

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L’inflazione americana di dicembre ci restituisce una fotografia nitida, che smentisce molte delle Cassandre che gridavano all’apocalisse dei dazi. I prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati, certo, ma senza quella fiammata incontrollata che molti temevano. I dati cementano le aspettative che la Federal Reserve lascerà i tassi di interesse invariati questo mese, pur mantenendo sul tavolo possibili tagli nel corso dell’anno.

Il dato principale è una conferma: l’inflazione annuale è rimasta inchiodata al 2,7%, su base annuaesattamente come a novembre e perfettamente in linea con le attese dei mercati. Tuttavia, se grattiamo sotto la superficie del numero aggregato, scopriamo che il diavolo si nasconde nei dettagli, e in particolare nel carrello della spesa e nell’affitto di casa.

Ecco il grafico da Tradingeconomics:

Ecco l’inflazione su base mensile , sempre da Tradingeconomics

I dati nel dettaglio: chi scende e chi sale

Mentre Wall Street reagiva con un calo azionario e il dollaro si rafforzava, l’economia reale mostrava due velocità ben distinte. Da un lato c’è l’energia che rallenta, dall’altro i beni primari che accelerano.

Ecco una sintesi delle variazioni più significative registrate a dicembre:

Voce di spesa Variazione Mensile Note
CPI Generale +0,3% In linea con le attese
Inflazione Core +0,2% Esclude cibo ed energia, stabile al 2,6% annuo
Cibo +0,7% Massimo aumento da ottobre 2022
Affitti/Abitazione +0,4% Motore principale del rialzo CPI
Benzina -0,5% Calo su base annua del 3,4%
Gas Naturale +4,4% Forte rialzo mensile

Il “carrello della spesa” brucia i risparmi

Nonostante l’inflazione “tecnica” (quella Core) sia ai minimi dal 2021, la percezione delle famiglie è ben diversa. Il prezzo del cibo è aumentato dello 0,7% in un solo mese, il balzo più ampio in oltre tre anni. A guidare i rincari non sono misteriose forze esterne, ma dinamiche specifiche:

  • La carne di manzo è aumentata dell’1,0%, con le bistecche che hanno visto un’impennata del 3,1% in un mese (e un incredibile +17,8% su base annua). Si tratta di un ciclo che Trump sta cercando di rompere, ma non è così semplice, perché l’allevamento richiede tempo.
  • Il caffè è salito dell’1,9%, riflettendo qui sì, in parte, l’effetto delle tariffe commerciali.
  • Frutta, verdura e latticini segnano aumenti notevoli, mentre le uova, in controtendenza, scendono dell’8,2%.

Come ha giustamente osservato Sung Won Sohn, professore alla Loyola Marymount University: “Le famiglie non tracciano l’inflazione core, ma vedono i prezzi dei generi alimentari e dei ristoranti immediatamente”. Questo è il vero nodo politico: un aumento dei prezzi del cibo non è un dettaglio statistico, ma una tassa iniqua che colpisce la percezione pubblica e le future richieste salariali.

Dazi, Politica e Immobiliare

C’è un’ironia di fondo in questi dati: molti economisti avevano previsto un’esplosione dei prezzi dovuta ai dazi sulle importazioni. Invece, i dati mostrano che il trasferimento dei dazi sui prezzi al consumo sta rallentando. Il vero problema è interno.

Gli affitti continuano a correre (+0,4%), sottolineando una crisi di accessibilità abitativa che l’amministrazione Trump sta cercando di arginare con manovre aggressive, come la proposta di vietare agli investitori istituzionali l’acquisto di case unifamiliari e l’ordine alle agenzie federali di acquistare 200 miliardi di dollari di obbligazioni per calmierare i tassi sui mutui.

In conclusione, l’inflazione americana è stabile, ma la sua composizione è cambiata. Meno pressione dall’energia (nonostante il boom di domanda elettrica dai data center per l’AI), più pressione da cibo e casa. Se i mercati possono tirare un sospiro di sollievo per i tassi Fed, il consumatore medio americano ha ancora poco da festeggiare quando si siede a tavola. Vedremo se le pressiioni di Trump per una riduzione dei costi interni avrà un effetto.


Domande e risposte

Perché il prezzo della carne è aumentato così tanto?

Il forte aumento del prezzo della carne, in particolare delle bistecche (+17,8% su base annua), è legato a dinamiche di offerta e cicli produttivi interni agli Stati Uniti, più che a fattori esterni. Una riduzione dei capi di bestiame disponibili ha creato una scarsità che ha spinto i prezzi verso l’alto. Questo fenomeno, unito ai costi di trasporto e lavorazione, ha reso la carne uno dei principali motori dell’inflazione alimentare di dicembre.

I dazi di Trump stanno causando questa inflazione?

Non del tutto. Sebbene ci siano segnali di impatto su specifici beni importati come il caffè (+1,9%), gli economisti notano che il “pass-through” (il trasferimento) dei dazi sui prezzi al consumo sta rallentando. L’inflazione attuale è guidata principalmente da fattori interni come gli affitti (+0,4%) e i servizi, settori che sono meno sensibili alle tariffe commerciali rispetto ai beni manifatturieri importati. L’allarme dazi, per ora, appare ridimensionato rispetto alla realtà dei dati.

La Federal Reserve taglierà i tassi di interesse a breve?

È improbabile che avvenga a gennaio. I dati di dicembre, con un’inflazione stabile al 2,7% e pressioni sui prezzi ancora vive nel settore servizi e immobiliare, suggeriscono prudenza. La Fed ha bisogno di vedere un rallentamento più marcato e costante, specialmente nell’inflazione “core”, prima di allentare la presa. Tuttavia, i tagli rimangono possibili (“sul tavolo”) più avanti nel corso dell’anno, se l’economia dovesse mostrare segni di raffreddamento più evidenti.

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