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“In deflation we trust” Titoli di Stato italiani a tassi negativi.

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In economia non esistono regali, soprattutto nel mondo della finanza, quindi se i tassi di rendimenti relativi ai titoli di Stato italiani, per la prima volta risultano negativi, (come l’asta dei BOT a sei mesi emessi ieri), cioè l’Italia invece di pagare gli interessi per finanziarsi, ci guadagna qualcosa, un motivo ci sarà e certamente avrà un suo caro prezzo.
Lasciando perdere la retorica e la falsità che l’Italia, Paese ora credibile grazie alle riforme viene allora premiata con tassi di interessi negativi, la realtà invece sta nel fatto che un altissimo tasso di disoccupazione, salari bassi, pensioni da fame (riforme strutturali) e consumi al palo sono i fattori che spingono alla deflazione del Paese. Questo fenomeno macroeconomico relativo al crollo dei prezzi dovuta ad un alta disoccupazione e quindi crollo della domanda interna (unico requisito possibile per recuperare competitività internazionale a livello di surplus commerciale in presenza dell’euro), farà si’ che l’Italia può finanziarsi con tassi negativi, perchè la finanza scommette proprio su una deflazione perpetua.
Un tasso negativo ad esempio del -0,05% appartenente ad un bond di uno Stato che presenta una deflazione al -0,2%, costituirà un guadagno per l’investitore ma una perdita per i cittadini per le cause, sopracitate, legate proprio al crollo dell’inflazione. Stesso scenario per i bund tedeschi negativi con una Germania che della deflazione ne fa un mito, legato al crollo dall’aumento dei salari grazie alle riforme Hartz.
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Ben diversa la situazione in cui una banca centrale prestatrice in ultima istanza applica tassi quasi vicini allo zero anche se in presenza di un’inflazione, conseguenza di un’alta occupazione e consumi sostenuti.
Pertanto il guadagno per lo Stato, su un misero tasso negativo davanti ad un’alta disoccupazione cronica legata alla deflazione, costituirà nel lungo periodo un fattore di insostenibilità del debito in percentuale ad un pil debole, anche se a livello nominale non costituisce un costo.

Morale della favola: l’obbiettivo della finanza è fare soldi su soldi anche a costo di “pagare” acquistando titoli di Stato con tassi negativi, purchè il tasso di deflazione sia sempre maggiore. Detto ciò, si può dedurre che il QE di Draghi “arma” per portare l’inflazione al 2%  è un totale fallimento ovvero un bluff…
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