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In Cina il nucleare sposa il petrolchimico: al via il primo impianto ibrido per vapore industriale (mentre l’Europa osserva)

Cina: nucleare di IV generazione per l’industria petrolchimica. Addio carbone, ecco il vapore atomico.

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La Cina non si ferma e inaugura un nuovo capitolo nella storia dell’energia nucleare applicata all’industria. Venerdì scorso, nella provincia orientale del Jiangsu, è iniziata la costruzione della centrale nucleare di Xuwei, con la prima colata di cemento per l’isola nucleare dell’unità uno.

Non si tratta della solita centrale elettrica. Secondo lo sviluppatore, la China National Nuclear Corporation (CNNC), questo è il primo progetto al mondo destinato a utilizzare l’energia nucleare per fornire vapore a basse emissioni di carbonio all’industria petrolchimica. Una mossa pragmatica che riduce drasticamente l’uso di combustibili fossili in loco e offre una soluzione innovativa per la “transizione verde” di settori ad alta intensità di carbonio.

Impianto nucleate ibrido di Xuwei, da Euroasian Review

Una tecnologia ibrida inedita

La particolarità tecnica del progetto risiede nell’accoppiamento di due diverse tecnologie nucleari, una prima assoluta per il riscaldamento a vapore. L’impianto integra:

  • Hualong One: la tecnologia nucleare cinese di terza generazione (reattore ad acqua pressurizzata).
  • Reattore ad alta temperatura raffreddato a gas (HTGR): una tecnologia avanzata di quarta generazione.

Il funzionamento è ingegnoso nella sua logica industriale. Il vapore principale proveniente dal reattore ad acqua pressurizzata (Hualong One) viene utilizzato per riscaldare l’acqua desalinizzata, producendo grandi quantità di vapore saturo. Successivamente, questo vapore viene ulteriormente “surriscaldato” dal vapore proveniente dai reattori ad alta temperatura (HTGR). Il risultato è un vapore industriale di altissima qualità, pronto per essere immesso nei cicli produttivi.

Reattore nucleare Hualong One

A cosa serve tutto questo vapore?

Il destinatario di questa energia termica è la vicina base industriale petrolchimica di Lianyungang, uno dei principali hub del settore in Cina. L’industria petrolchimica è “vorace” di vapore, utilizzato principalmente per il riscaldamento dei processi e per guidare le reazioni chimiche.

Lianyungang-petrochemical , impianto chimico – Cina orientale (da sito aziendale)

Ecco una sintesi degli utilizzi previsti:

  • Distillazione e Cracking: Processi come la distillazione del greggio, il cracking catalitico e l’idrotrattamento richiedono temperature elevate e stabili.
  • Separazione: Il vapore serve come fonte di calore per portare i prodotti ai punti di ebollizione necessari per la separazione gas-liquido o per rimuovere impurità.
  • Operatività: Azionamento di turbine a vapore, isolamento delle tubazioni, protezione dal congelamento e pulizia degli impianti.

Attualmente, il polo di Lianyungang necessita di 13.000 tonnellate di vapore all’ora. Fino ad oggi, questa domanda è stata soddisfatta bruciando carbone, con un impatto ambientale notevole.

I numeri del risparmio (e la lezione per l’Occidente)

L’impatto ambientale del nuovo progetto è, numeri alla mano, impressionante. Secondo i dati industriali, l’impronta di carbonio del vapore nucleare è pari a un seicentesimo (1/600) di quella del vapore prodotto a carbone e all’1% di quella del gas naturale.

La prima fase del progetto prevede la costruzione di due unità Hualong One e un’unità HTGR. Una volta operativo, i risultati attesi sono:

IndicatoreValore Previsto
Fornitura annua vapore32,5 milioni di tonnellate
Generazione elettrica> 11,5 miliardi di kWh
Risparmio carbone standard7,26 milioni di tonnellate/anno
Taglio emissioni CO219,6 milioni di tonnellate/anno

La Cina dimostra un pragmatismo che, purtroppo, manca dalle nostre parti. Mentre Pechino utilizza il nucleare per completare il ciclo energetico e sostenere la propria industria pesante (incluso il petrolchimico), in Europa si discute ancora sulla tassonomia del nucleare e si pianificano deindustrializzazioni forzate. Il paradosso è evidente: il nucleare cinese aiuta a raffinare il petrolio in modo più pulito, garantendo competitività e sicurezza energetica. Qui, invece, dobbiamo ancora decidere cosa fare da grandi.

Domande e risposte

Perché accoppiare due tipi diversi di reattori nucleari?

L’accoppiamento risponde a un’esigenza termodinamica precisa. Il reattore ad acqua pressurizzata (Hualong One) è eccellente per produrre grandi volumi di vapore base, ma a temperature limitate. Il reattore raffreddato a gas ad alta temperatura (HTGR), tipico della quarta generazione, opera a temperature molto più elevate. Usando il secondo per surriscaldare il vapore prodotto dal primo, si ottiene un fluido termico di qualità industriale superiore, impossibile da ottenere con la sola tecnologia ad acqua pressurizzata, massimizzando l’efficienza complessiva del sistema.

È sicuro utilizzare il vapore nucleare direttamente nell’industria?

Sì, il vapore nucleare non entra in contatto diretto radioattivo con il prodotto finale. Il sistema utilizza scambiatori di calore e circuiti separati. Il vapore generato dai reattori trasferisce il suo calore a un circuito secondario di acqua desalinizzata (pulita), che diventa il vapore industriale inviato al petrolchimico. Questo metodo garantisce che non vi sia contaminazione radioattiva nel vapore di processo, mantenendo gli standard di sicurezza tipici dell’industria nucleare, che sono tra i più stringenti al mondo.

Perché la Cina investe nel nucleare per il settore petrolchimico?

La Cina persegue una doppia strategia: sicurezza energetica e decarbonizzazione reale. Il polo di Lianyungang consuma enormi quantità di carbone solo per produrre vapore. Sostituire il carbone con il nucleare riduce drasticamente l’inquinamento locale e le emissioni di CO2 (quasi 20 milioni di tonnellate in meno), senza sacrificare la produzione industriale. Inoltre, libera il carbone e il gas per altri usi o ne riduce l’importazione, rendendo l’industria cinese più competitiva e meno dipendente dalle fluttuazioni dei prezzi dei fossili.

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