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Il vero responsabile dell’innesco della crisi del 2011: Mario Draghi, un Italiano alla BCE necessario per mettere (impropriamente) in mora l’Italia

Un caro amico ormai trapassato mi diceva che le persone da cui massimamente bisogna diffidare sono quelle che creano il problema con lo scopo di ottenere successivi applausi risolvendo il problema da loro stesso creato.

Caso pratico: Mario Draghi, eletto a capo della BCE nel 2011, giusto in tempo per lasciare la sua impronta indelebile sulla caduta del governo Berlusconi, avvenuta – tengo a precisarlo – in modo improprio. Ed a cui successe Mario Monti il quale, con l’obiettivo di distruggere la domanda interna (sua esplicita dichiarazione durante un’intervista alla CNN, vedasi LINK) non solo azzerò il vigore economico italico ma gettò anzi le basi per il successivo crollo del PIL. Dopo 6 anni, le conseguenze dirette sono la deflazione, per il tramite dell’accumulo di prestiti inesigibili in pancia alle banche italiane causa fallimento dei soggetti economici a cui gli istituti di credito avevano prestato soldi.

Scrissi su questo circa 5 anni fa, denunciando da ingegnere – sebbene rivestendo lavorativamente ruoli economici e finanziari, … – gli errori del professore della Bocconi; spiace confermare che le mie tesi di allora siano state davvero centrate (vedasi LINK).

Or dunque, nel 2011 la situazione economica italiana non era malvagia, ANZI, anche perchè l’Italia era l’unico – ripeto, L’UNICO – paese occidentale il cui sistema bancario era solvibile. Questo perchè le banche italiane NON avevano partecipato al banchetto del subprime, dove gli istituti internazionali dal 2004 al 2008 – pur accumulando enormi rischi prestando soldi ad alti tassi a soggetti che poi si dimostrarono non in grado di restituirli, Grecia inclusa – fecero montagne di utili. Dunque, le banche di Germania, Francia, UK, gli stessi States dovettero essere salvate con soldi pubblici; pensate che anche la mitica UBS era tecnicamente fallita e venne comprata dalla Confederazione svizzera. Or dunque, tutte le banche italiane erano sanissime, ad eccezione di Unicredit, in forza delle sue partecipate austriache e tedesche che avevano anch’esse lasciato lo zampino sulla torta avariata dei subprime. Fa sorridere che Unicredit alla fine fu salvata non da Roma ma da Muhammar Gheddafi, attraverso il fondo statale libico: forse fu proprio questa la ragione della sua condanna a morte lato francese.

“Jesuit International”: Van Rompuy, Monti, Draghi y Rajoy

Dunque nel 2011 l’Italia era l’unico paese ad avere un sistema bancario solvibile, ad esempio i sistemi bancari tedesco, francese, olandese, belga e britannico dovettero essere SALVATI dallo stato (cito alcuni nomi di banche pesantemente afflitte dalla crisi se non proprio fallite: Wesl LB, HSH Nordbank (tutte le banche che fallirono a valle di HSH),  IKB, ABN Amro, Northern Rock, Lloyds, Dexia, … vedasi LINK).

La crisi italica del 2011 non iniziò quindi a causa della crisi bancaria subprime ma avvenne concomitanza della reticenza di Berlusconi nel versare soldi richiesti dall’EU per salvare le “loro” banche (soprattutto francesi e tedesche) che stavano fallendo a causa dei prestiti inesigibili concessi “in” ed “alla” Grecia. Dunque, a seguire, ci fu la messa in mora formale dell’Italia, che avvenne in modo improprio, ossia fu attuata tramite una lettera inviata dalla BCE in maniera assolutamente impropria, una vera e propria ingerenza.

Per una volta possiamo citare integralmente Wikipedia (vedasi LINK), che riassume bene cosa accadde.

Or dunque, per inviare tale lettera fu creato un tandem ad hoc al comando della BCE, ossia cooptando Mario Draghi, che appena nominato co-Governatore (evidentemente volevano provarlo prima di lasciarlo solo) scrisse ed inviò assieme a Trichet la missiva che fece cadere il governo Berlusconi.

Il retroscena che nessuno ha considerato è che la BCE, oltre ad aver espresso un parere/missiva che non le competeva, aveva necessità di avere un italiano a capo dell’istituzione per poterlo fare. Immaginate cosa sarebbe successo se un francese avesse mandato una lettera “impropria” al governo italiano chiedendo il rientro del debito, lettera ripeto impropria sia per il metodo che per il mittente (non titolato a discutere sui conti nazionali). Dunque l’EU del 2011 aveva bisogno di un italiano proprio per rendere accettabile l’invio di tale lettera poi inviata al Governo. Per questo fu scelto un Italiano. E fu proprio Mario Draghi, che si presto al gioco, invece di rifiutarsi!!!

Dunque per l’Italia il ruolo di Mario Draghi alla BCE è da assolutamente da riconsiderare relativamente ai fatti del 2011, in modo assolutamente diverso dalla retorica mediatica, secondo chi scrive tutt’altro che un benefattore (personalmente lo considero – pur intelligentissimo – il perfetto contrario, mia opinione).

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Passiamo ai nostri giorni: ieri Draghi è andato in confessione da Mattarella e successivamente è stato indicato chiaramente via stampa, di nuovo in modo improprio (la prassi vorrebbe che gli incontri e soprattutto i contenuti di siffatti rendez-vous debbano restare riservati, anche per non influenzare i mercati) quali sarebbero i passi che il governo italiano dovrebbe compiere nell’approvazione del DEF.

Draghi a Mattarella: stile testa di cavallo nel letto matrimoniale italiano?

Enfatizzo: oggi come nel 2011 il richiamo arriva di nuovo dalla BCE, soggetto che dovrebbe occuparsi di tutt’altro, sempre con Draghi nel ruolo di “fustigatore dell’Italia”. Fortunatamente il contesto non è lo stesso del 2011, ai tempi frangente in cui Draghi doveva farsi riconoscere dagli EUropei la statura di banchiere prestandosi a vari “giochetti” anche contro gli interessi dell’Italia: oggi col governo gialloverde saldamente in sella Draghi sa che è e sarà tagliato fuori da qualsiasi posizione di potere in Italia alla fine del suo mandato.

Forse è per questo che Draghi oggi attacca il governo italiano? Ai posteri l’ardua sentenza!!

Sta di fatto che tutti noi siamo curiosi di sapere che lavoro andrà a fare Draghi a fine 2019.

Meditate gente.

MD

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Nota:

Approfitto della data (…) per fare gli auguri di buon Compleanno allo stimatissimo Paolo Savona


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