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Il sorpasso amaro: la disoccupazione giovanile nel Regno Unito supera l’UE. Tutta colpa del salario minimo?
Il tasso di disoccupazione giovanile nel Regno Unito supera quello dell’UE per la prima volta nella storia. Tra l’aumento vertiginoso del salario minimo e un’economia stagnante, ecco perché oltre 700.000 giovani britannici sono tagliati fuori dal mercato del lavoro, sfiorando i livelli del periodo Covid.

Per la prima volta da quando esistono le serie storiche moderne, il Regno Unito ha raggiunto un primato di cui avrebbe fatto volentieri a meno: il tasso di disoccupazione giovanile ha superato la media dell’Unione Europea. Con il 15,3% di disoccupati tra i 16 e i 24 anni, registrato nel trimestre fino a settembre, la Gran Bretagna si ritrova a rincorrere un’Europa che si attesta al 15%. Ecco il relativo grafico da Tradingeconomics :
Un dato che riporta alla mente i periodi più bui della recente storia economica, sollevando una domanda cruciale: come mai c’è così tanta disoccupazione giovanile nel Regno Unito, al punto da sfiorare i livelli visti durante la pandemia di Covid-19? La risposta, come spesso accade in economia, risiede in un mix letale di politiche benintenzionate, ma avulse dalla realtà produttiva, e di un’economia asfittica.
L’illusione ottica del salario minimo
Il principale indiziato di questa impennata è, paradossalmente, una misura pensata per aiutare i lavoratori: il drastico aumento del salario minimo. Catherine Mann, alto funzionario della Bank of England ed ex capo economista dell’OCSE, non ha usato mezzi termini, avvertendo che i sostanziali incrementi del salario minimo, iniziati sotto i Conservatori e portati avanti con vigore dai Laburisti, si sono “manifestati in disoccupazione” per i più giovani.
L’ideologia del governo attuale punta ad abolire le “fasce d’età discriminatorie”, parificando di fatto il costo del lavoro di un apprendista a quello di un lavoratore maturo. Le riforme hanno progressivamente assottigliato il divario retributivo, come si evince dalle recenti manovre:
| Periodo | Retribuzione 18-20 anni | Incremento | Retribuzione Over 21 | Incremento |
| Aprile 2024 | £8.60 l’ora | – | £11.44 l’ora | – |
| Aprile 2025 | £10.00 l’ora | +16.3% | £12.21 l’ora | +6.7% |
| Aprile 2026 (previsto) | £10.85 l’ora | +8.5% | £12.71 l’ora | +4.1% |
La logica del mercato, tuttavia, non si piega ai decreti governativi. I salari inferiori per i giovani avevano una funzione economica precisa: compensare la mancanza di esperienza. Come ha sottolineato Paul Johnson, ex direttore dell’Institute for Fiscal Studies, se un datore di lavoro deve pagare la stessa cifra per un diciottenne alla prima esperienza e per un venticinquenne già formato, sceglierà inevitabilmente il secondo. Il risultato pratico? Oltre 150.000 giovani espulsi dal mercato del lavoro dall’insediamento del nuovo governo, portando il totale a 729.000 disoccupati in questa fascia d’età.
Un’economia “scarburata” e il peso del fisco
La questione retributiva non agisce nel vuoto. La disoccupazione giovanile galoppa verso i livelli Covid anche perché il Regno Unito sta attraversando una fase di crescita “tepida”, per usare le parole della stessa Mann. Da una prospettiva keynesiana, i motori della crescita (produttività, investimenti aziendali e forza lavoro) girano al minimo. I consumatori, ancora segnati dalle recenti fiammate inflazionistiche, spendono meno e risparmiano di più, deprimendo la domanda aggregata.
In questo scenario, le imprese si trovano schiacciate tra l’incudine di consumi stagnanti e il martello di costi operativi crescenti. A peggiorare il quadro sono intervenuti gli aumenti delle tasse sui contributi previdenziali (National Insurance) a carico dei datori di lavoro, voluti dall’attuale esecutivo. Questa manovra ha colpito duramente settori ad alta intensità di manodopera giovanile, come il commercio al dettaglio e l’ospitalità.
- Aumento dei costi fissi: Le aziende, impossibilitate ad alzare ulteriormente i prezzi per i consumatori e vincolate dal nuovo salario minimo, reagiscono nell’unico modo possibile: smettendo di assumere.
- Impatto asimmetrico: L’aumento dei contributi colpisce proporzionalmente di più i lavoratori a basso reddito, fascia in cui ricadono quasi totalmente i neoassunti under 25.
Il cortocircuito delle politiche del lavoro
La situazione britannica, peggiore oggi di quella di paesi come Ungheria, Polonia e Slovenia, rappresenta un caso di studio su come le rigidità imposte dall’alto possano distruggere le opportunità che promettono di creare. Persino voci interne al partito di governo, come l’ex vice primo ministro Angela Rayner, hanno dovuto ammettere che salari giovanili eccessivamente alti rappresentano una “sfida” per le imprese.
Voler aumentare gli standard di vita per decreto, ignorando i fondamenti della produttività e azzoppando la flessibilità del mercato del lavoro per chi è alle prime armi, rischia di creare una generazione di esclusi. L’intento era quello di tutelare i giovani, ma l’ironia amara è che li si sta semplicemente prezzando fuori dal mercato.








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