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Il progetto FCAS in coma: il Caccia Europeo al capolinea e la fine dell’asse Macron-Merz

Il progetto per il nuovo caccia europeo FCAS è a un passo dal fallimento a causa dello scontro tra Airbus e Dassault. Quali sono i “piani B” della Germania e perché questo segna la fine dell’asse Macron-Merz.

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Il cielo sopra l’Europa si fa sempre più cupo per i sogni di integrazione militare e industriale a trazione franco-tedesca. Il progetto FCAS (Future Combat Air System), che avrebbe dovuto rappresentare il cuore pulsante della difesa aerea continentale dei prossimi decenni, si trova ormai nel reparto di rianimazione. Le scadenze si avvicinano, i mediatori lavorano a ritmi serrati, ma le probabilità di un successo sembrano ridursi al lumicino.

Entro il 18 aprile, due figure storiche dell’industria bellica, l’ex capo di Krauss-Maffei Frank Haun e l’ex manager francese Laurent Collet-Billon, dovranno trovare una via d’uscita per conto dei rispettivi governi. Da metà dicembre, infatti, i capofila industriali Dassault e Airbus Defence hanno interrotto le comunicazioni dirette. Al centro della disputa c’è un programma da oltre 100 miliardi di euro, che non riguarda solo un aereo da caccia, ma un intero ecosistema basato su droni, intelligenza artificiale e reti cloud.

La spesa militare come volano industriale

Dal punto di vista economico, il progetto FCAS rappresenta un classico esempio di politica economica espansiva: enormi investimenti pubblici nel settore della difesa destinati a generare fondamentali ricadute tecnologiche anche nel settore civile. Parliamo di progressi nella tecnica dei motori, nell’intelligenza artificiale e nello sviluppo dei dati. Tuttavia, è proprio qui che il motore franco-tedesco si è inceppato.

La Germania, guidata dal Cancelliere Merz, prevede di spendere nei prossimi anni oltre il doppio rispetto alla Francia nel settore della difesa. A fronte di questo massiccio esborso finanziario, l’industria tedesca esige, a ragione, una collaborazione paritetica. La Francia, d’altro canto, difende il suo storico nazionalismo industriale e la capaictà industriale già sviluppata. Eric Trappier, CEO di Dassault, è stato categorico: un progetto di tale portata non può avere una leadership condivisa. Le visioni tattiche, inoltre, sono diametralmente opposte, come evidenziato nella seguente tabella:

Caratteristica Operativa e IndustrialeVisione Francese (Parigi / Dassault)Visione Tedesca (Berlino / Airbus)
Requisiti MilitariDecollo da portaerei, capacità di trasporto armi nucleari.Elevata invisibilità (stealth) per operare vicino allo spazio aereo russo.
Governance del ProgettoLeadership assoluta francese nella costruzione del velivolo.Collaborazione alla pari, condivisione dei brevetti.
Ricadute EconomichePrivilegiare i 400 fornitori della filiera nazionale francese.Mantenere le competenze acquisite con i programmi Tornado ed Eurofighter.

Elaborazione Ai del FCAS

I tre scenari sul tavolo di Berlino

Di fronte all’intransigenza francese, l’industria tedesca sta già elaborando i cosiddetti “piani B”. Le opzioni sul tavolo sono tre, ma nessuna è priva di incognite:

  • Capitolazione industriale: Berlino e Parigi trovano un accordo in cui Dassault mantiene la leadership assoluta sul jet, mentre alla Germania vengono concessi maggiori pacchetti di lavoro sui droni e sul cloud. Questa ipotesi è osteggiata dall’industria tedesca, poiché porterebbe alla perdita delle competenze costruttive acquisite nei decenni, minacciando migliaia di posti di lavoro nella divisione Airbus Defence and Space. Sarebbe una resa per l’idnustria tedesca che perderebbe la capacità di sviluppare un proprio mezzo
  • Il compromesso dei due velivoli: Il sistema cloud e i droni verrebbero sviluppati congiuntamente, ma verrebbero costruiti due aerei distinti. Uno a guida Dassault e uno a guida Airbus. Una soluzione che salverebbe la faccia, ma che comporterebbe costi di sviluppo astronomici per la Germania, la quale si troverebbe a dover gestire da sola la creazione di un caccia quasi completamente nuovo, con un mercato di esportazione troppo ristretto per ammortizzare le spese. Una prospettiva economicamente rischiosa.
  • La ricerca di nuovi alleati: La Germania abbandona Parigi e guarda altrove. Potrebbe tentare di inserirsi nel programma GCAP (guidato da Italia, Regno Unito e Giappone), ma l’ingresso tardivo la relegherebbe a un ruolo di partner di minoranza. L’alternativa è la “soluzione svedese” in partnership con Saab, già alleata nello sviluppo di droni e missili (come il Taurus). Anche qui, tuttavia, i bassi volumi di produzione interni richiederebbero una forte spinta all’export.

Il tramonto di un’era politica

Il potenziale fallimento del FCAS non è solo una debacle industriale, ma rappresenta una pietra tombale sulla visione di un‘Unione Europea a trazione esclusivamente franco-tedesca. Ci avviamo verso l’addio all’era Macron-Merz, con due leader sempre più in difficoltà nei sondaggi e stretti tra pressioni interne e sfide globali.

Mentre Parigi potrebbe presto volgere lo sguardo verso est, valutando collaborazioni con l’India per ammortizzare i costi dei futuri sviluppi della sua aeronautica, Berlino si trova a un bivio. L’incapacità di trovare una sintesi su un progetto vitale dimostra come l’Europa della difesa sia ancora frammentata dagli egoismi nazionali. Un lusso che, nell’attuale scenario geopolitico, il continente non può più permettersi.

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