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IL PRIMO GOVERNO-FORMAGGINO

 

ansa – renzi – Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ospite di Daria Bignardi a le “Invavioni barbariche”, 14 gennaio 2014. ANSA/DANIEl DAL ZENNARO

 

Il governo Conte attuale è un governo-formaggino con la scritta:  “Da consumarsi preferibilmente entro” ben stampata sulla confezione, e come tutti i prodotti semifreschi questa data è piuttosto ravvicinata: 31 ottobre 2019.

La causa è semplice: l’attuale sottovalutazione (almeno nei suoi desideri) dell’ex segretario del PD Matteo Renzi. Dopo essere stato il maggiore avversario del M5s , quando c’è stata l’opportunità di un cambiamento, comunque positivo, il toscano ha fatto un’inversione a 180 gradi diventando il maggio supporter del formando governo rosso-rosso-giallo. Ora che il governo è nato, che il tabù del M5s è rotto, vuole prenderne il controllo.

I segni sono già nell’aria: sono già partite, da parte del renzianissimo Nardella, le lamentele sul fatto che non vi siano toscani nel governo, nonostante la buona pattuglia di renziani rappresentati. Maria Elena Boschi ha affermato che si valuterà una scissione nel caso di rientro di Leu, con Bersani e D’Alema,nel PD. Sono i primi assaggi di una pietanza che verrà servita in seguito, ma che sta già bollendo in pentola, e che non piacerà a gran parte del M5s ed al PD.I nuovi gruppi renziani conteranno su 30 deputati e 5-6 senatori, sufficienti a trasformare il governo in un pupazzo in mano toscane.

La data di scadenza del governo è chiara: 31 ottobre 2019. Perchè questa specifica data?

  • dal 18 al 20 ottobre si tiene la Leopolda, dove verrà sancita  la formazione dei gruppi autonomi con le motivazioni più varie ed eventuali, dal rientro di LeU ad una politica del PD troppo “Di Sinistra”, al fatto che a Zingaretti puzza il fiato;
  • il 27 ottobre ci saranno le elezioni regionali in Umbria che probabilmente sanciranno la fine del dominio del PD anche in questa regione. Un ottimo motivo per sganciarsi dal PD ed attaccare la sua passività;

Una volta formati i gruppi autonomi questi richiederanno, come e giusto, adeguata rappresentanza nel governo, in cambio della fiducia. Qui inizierà l’erosione. Qualche ministro, ed alcuni sottosegretari di peso, inizieranno a tremare. Se i pentastellati si opporranno l’astuto toscano dirà la parola magica: “Elezioni”, quella che i grillini vorrebbero perfino cancellata dal dizionario e che li riporterà a più miti consigli. Quale ministro salterà? Questo dipende un po’ dalla contingenza del momento: potrebbe essere un importante ministro grillino, se il partito prendesse una bastonata a pensasse ad un cambio dei vertici, o qualche piddino con meno santi in paradiso e sacrificabile: non, per esempio, Franceschini, che controlla una grossa corrente del partito. La forza di renzi è che, pur dai propri gruppi autonomi, controllerebbe ancora gran parte del PD attraverso persone chiave come Marcucci, capogruppo al Senato.

In risultato sarà un “Conte Ter” nell’arco di pochi mesi. Il presidente del consiglio Fantomas sarò probabilmente confermato anche perchè, con il suo trasformismo, si adatta a qualsiasi situazione politica, per cui gli sarà facile diventare renziano. Del resto fu proprio il governo renziano a nominarlo al CSM della giustizia amministrativa e prima di diventar grillino scambiava parole affettuse con il tosco politico. Un governo che ancora di più si distaccherà dalla base semirivoluzionaria del Movimento Cinque Stelle, ma questo, ormai, non importa più a nessuno.

 

 


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