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Il portavoce del PD ha risolto in un colpo solo il problema dell’evasione nei Paesi Black List!

Roma 8 giugno 2011. Fabrizio Rondolino, giornalista, sceneggiatore e scrittore, laureato in Filosofia teoretica, dal 1986 al 1988 ha fatto parte della Direzione nazionale della FGCI. E' stato cronista politico al quotidiano ìl'Unit‡î. Dal 1996 al 1999 ha lavorato come responsabile della comunicazione nello staff di Massimo D'Alema. Nel 1999 ha curato la comunicazione della prima edizione italiana di "Grande Fratello". Editorialista del quotidiano "La Stampa" fino al 2010, collabora all'edizione italiana di "Vanity Fair" e al settimanale "Donna Moderna"; collabora con Il Giornale. Ha pubblicato due romanzi ìUn cosÏ bel postoî, Rizzoli 1997 e ìSecondo avvisoî, Einaudi 1999, due raccolte di racconti ìNiente da segnalareî, Einaudi 2001 e ìQuesti nostri amoriî, Mondadori 2004, un'edizione del "Dhammapada" "La via della libert‡", Mondadori 2008 e una dei detti del maestro zen Lin-chi "Non puoi piantare un chiodo nel cielo", Mondadori 2010. Nell'aprile 2011 ha pubblicato, sempre con Mondadori, il pamphlet "L'Italia non esiste. I peggiori 150 anni della nostra vita". » stato coautore, con Simona Ercolani, delle fiction sperimentali "Amori" (Rai3 2004 e 2005) e "Walter e Giada" (Rai3 2005), e autore del talk show sulla spiritualit‡ "Il Cielo e la Terra" (Rai3 2008). Nel 2009 ha aperto con Claudio Velardi il blog di analisi politica TheFrontPage.it Nel 2010 ha partecipato in veste di attore al film Figli delle stelle diretto da Lucio Pellegrini. Nella foto: Fabrizio Rondolino ritratto a Roma in piazza Capranica. Foto: RINO BIANCHI

Foto: RINO BIANCHI

Qualcuno disse una volta che il genio è quello che riesce a vedere a colpo d’occhio la soluzione più semplice nelle complessità.

Inchinatevi quindi al genio del portavoce del PD, Fabrizio Rondolino, il quale, in merito allo scandalo Panama Paper Leaks, in un solo tweet ha risolto brillantemente il serio e complesso problema dei capitali depositati in Paesi presenti nella Black List dei paradisi fiscali.

Ecco la soluzione:

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Chapeau.

Naturalmente qualche mente meno alata gli ha fatto notare che, in effetti, portare i soldi in un paradiso fiscale significa evadere le tasse e che da un personaggio pubblico e da un politico ci si aspetterebbe un po’ più di senso civico. Il Nostro ha quindi tenuto a precisare: dopo aver pagate le tasse, dei soldi miei ci faccio quello che voglio.

Tutto risolto? Purtroppo no.

A parte che portare i propri risparmi in un paradiso fiscale, dopo averci pagato le tasse, assomiglia un po’ a quello che si porta la birra da casa andando all’Oktober Fest  (che ci vai a fare?), il problema rimane: se porti i soldi in un posto dove non sei tassato, quei soldi rimangono nascosti al fisco anche successivamente: per esempio non ci pagheranno la successione i tuoi eredi, non paghi imposte sulla ricchezza prodotta investendo, e così via.

Insomma, comunque la metti, utilizzare un paradiso fiscale per depositare i tuoi averi è elusione e vìola quel principio di solidarietà contributiva, costituzionalmente previsto dall’art. 53 Cost., che, soprattutto un politico, dovrebbe preservare e che spesso viene imposto agli altri, via aggravio di tassazione. Impedisce poi a quei soldi o beni di dare il loro contributo all’economia nazionale, con una forma di tesaurizzazione totalmente esente che stride un po’ con i richiami al rigore ed all’onestà del partito di Governo di cui il Nostro è portavoce.

Liberi sì, caro Rondolino, ma fino ad un certo punto…

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