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Il Pentagono si fa la Fonderia: 40% di azioni in Joint Venture, JPMorgan alla cassa e l’addio al Libero Mercato
Il Pentagono cambia le regole del gioco: acquisisce il 40% di una nuova maxi-fonderia in Tennessee con Korea Zinc e JPMorgan. Un investimento da 7,4 miliardi per produrre 13 metalli strategici e sganciarsi dalla Cina. Ecco perché la Difesa USA diventa imprenditore e cosa significa per l’economia globale.

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui ci raccontavano che lo Stato non doveva “fare impresa”, che il mercato si sarebbe autoregolato e che le materie prime le potevamo comprare dove costavano meno (cioè in Cina). Quel tempo è finito, sepolto sotto una colata di zinco fuso in Tennessee. La notizia che arriva da Washington non è solo economica, ma segna uno spartiacque ideologico: il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DoD) entra a gamba tesa nell’economia reale, acquisendo una partecipazione diretta del 40% in una joint-venture per una nuova fonderia di metalli strategici.
Non stiamo parlando di sussidi a fondo perduto o di sgravi fiscali. Stiamo parlando di equity. Lo Stato americano diventa azionista industriale. L’operazione, del valore complessivo di 7,4 miliardi di dollari, vede come partner tecnologico il colosso sudcoreano Korea Zinc e come architetto finanziario nientemeno che JPMorgan. Se cercavate un segnale che la globalizzazione neoliberista è defunta in favore di un’economia di guerra (o di “sicurezza nazionale”, per usare un eufemismo), l’avete appena trovato.
Il progetto “U.S. Smelter”: ritorno al Futuro
L’obiettivo è la costruzione di una raffineria di metalli non ferrosi su larga scala a Clarksville, in Tennessee. Non è un capriccio: è la prima fonderia di zinco costruita negli Stati Uniti da oltre 50 anni. Per decenni, l’Occidente ha delocalizzato l’inquinamento e la produzione industriale, svegliandosi poi un giorno scoprendo che senza il gallio cinese i radar degli F-35 non funzionano e senza lo zinco le infrastrutture arrugginiscono.
Il progetto, noto come “U.S. Smelter”, richiede investimenti di capitale (CAPEX) per 6,6 miliardi di dollari, che salgono a 7,4 miliardi includendo i costi di finanziamento. Ma la vera notizia è la struttura proprietaria e finanziaria, un capolavoro di ingegneria statalista che farebbe sorridere John Maynard Keynes:
- Dipartimento della Difesa (DoD): Mette sul piatto circa 1,4 miliardi di dollari e organizza finanziamenti per altri 2,15 miliardi, prendendosi il 40% della società.
- Dipartimento del Commercio: Contribuisce con 210 milioni di dollari tramite il CHIPS Act (perché questi metalli servono ai semiconduttori).
- Korea Zinc: Mette la tecnologia, il know-how e il personale del suo impianto di Onsan (il più grande al mondo), garantendo che l’impianto funzioni davvero.
Cosa fa il DoD e perché vuole il 40%?
La domanda che molti puristi del libero mercato si porranno è: perché il Pentagono deve possedere una fabbrica? La risposta risiede nel concetto di “Supply Chain Security”.
Il Dipartimento della Difesa non sta semplicemente “comprando metalli”; sta comprando sovranità. Steve Feinberg (citato nel testo originale come Deputy Secretary of War, titolo anacronistico che forse tradisce una postura bellica dell’amministrazione o una fonte molto specifica, ma riferibile ai vertici della difesa strategica) ha dichiarato che l’investimento inverte decenni di declino industriale.
Il DoD partecipa attivamente a questa joint venture per tre ragioni fondamentali, che spiegano la necessità di avere le mani sul volante e non solo sul portafogli:
- Controllo Diretto dell’Output: Possedendo il 40%, il Pentagono si assicura che, in caso di crisi globale o conflitto, la produzione di metalli critici non prenda la via dell’export verso il miglior offerente, ma rimanga entro i confini per alimentare l’industria bellica e aerospaziale americana.
- Resilienza contro la Cina: Attualmente, la Cina domina la raffinazione delle terre rare e dei metalli strategici.2 Lasciare la costruzione di un impianto così vitale solo ai privati esporrebbe il progetto a logiche di breve termine (massimizzazione del profitto immediato) che potrebbero non reggere la concorrenza sleale di Pechino. Lo Stato entra per “blindare” l’asset.
- Integrazione Verticale: La fonderia non produrrà solo zinco, ma 13 metalli strategici (inclusi gallio, germanio e indio). Questi sono essenziali per la difesa (missilistica, visori notturni), l’elettronica avanzata e l’intelligenza artificiale. Il DoD agisce qui come un industrial planner, decidendo quali input sono vitali per la sicurezza nazionale.
In sostanza, il DoD non si fida più del mercato globale. Come ha sottolineato Josh Phair, CEO di Scottsdale Mint: “Siamo in una guerra dei metalli”. E in guerra, la logistica non si appalta.
La Tabella dei Metalli Strategici
Il nuovo impianto di Clarksville sarà un mostro tecnologico capace di processare materiali complessi, inclusi rottami a basso grado. Ecco cosa produrrà e perché serve al Pentagono:
| Metallo / Prodotto | Utilizzo Civile | Utilizzo Strategico/Militare | Stato Attuale USA |
| Zinco | Galvanizzazione acciaio, costruzioni | Protezione veicoli e infrastrutture | Import-dipendente |
| Rame | Cablaggi, elettronica di consumo | Motori elettrici, sistemi navali, munizioni | Produzione insufficiente |
| Gallio & Germanio | LED, fibre ottiche | Radar AESA, sistemi di guerra elettronica, visori IR | 100% Import (Cina) |
| Indio | Schermi LCD/OLED | Rivestimenti conduttivi per display avionici | Import-dipendente |
| Acido Solforico | Fertilizzanti, chimica | Grado semiconduttore per produzione chip | Essenziale per la supply chain |
Il Ruolo di JPMorgan e l’Ombra dei Dazi (Section 232)
Se il DoD è il braccio armato, JPMorgan è la mente finanziaria. La banca non si limita a prestare soldi; sta strutturando l’intera operazione finanziaria. L’analisi di GoldFix suggerisce qualcosa di molto interessante: JPMorgan sta spostando argento fisico e metalli dai mercati di carta (COMEX) verso depositi fisici e sicuri.
Perché è importante? Perché la banca sta scommettendo (o meglio, si sta posizionando) su un mondo dove i dazi e le tariffe non sono più un’anomalia, ma la norma. Sotto la Section 232 del Trade Expansion Act, il Presidente USA può imporre dazi se le importazioni minacciano la sicurezza nazionale.3
Il ragionamento è sottile ma potente:
- Gli USA costruiscono capacità interna (come questo smelter) finanziata da JPM e DoD.
- Una volta che l’impianto è operativo (2027-2029), gli USA non hanno più bisogno delle importazioni cinesi o russe a basso costo.
- A quel punto, scattano i dazi (o sanzioni) per proteggere la nuova industria domestica e tagliare fuori i rivali.
- Il prezzo dei metalli interni salirà, e chi (come JPMorgan) controlla gli asset fisici o li finanzia, farà profitti enormi.
Come ha detto Howard Lutnick, Segretario al Commercio: “Gli Stati Uniti produrranno in volume 13 minerali critici e strategici vitali… È un accordo trasformativo per l’America”.
Un percorso ad ostacoli: l’opposizione degli azionisti
Non è tutto oro (o zinco) quel che luccica. L’operazione ha incontrato la resistenza degli azionisti privati di Korea Zinc, guidati da MBK Partners e Young Poong. Temono la diluizione delle azioni e la perdita di governance a favore del colosso statale americano. Hanno minacciato azioni legali.
È il classico scontro tra la vecchia logica del profitto per l’azionista e la nuova logica della sicurezza per lo Stato. Le azioni di Korea Zinc hanno fatto le montagne russe (+26% all’annuncio, poi -13% sulle notizie delle cause legali). Ma quando il socio di maggioranza “de facto” diventa il Pentagono, è difficile che il progetto si fermi per qualche carta bollata.
Il modello Tennessee e l’Europa che dorme
L’impianto di Clarksville, che sorgerà sulle ceneri della vecchia fonderia Nyrstar, è il modello del futuro. Infrastrutture esistenti, energia a basso costo (essenziale per lo smelting), forza lavoro specializzata e capitale pubblico-privato.
Mentre negli USA il Dipartimento della Difesa, quello del Commercio e le grandi banche d’affari coordinano un piano industriale massiccio per rendersi indipendenti dalla Cina, in Europa siamo ancora fermi a discutere di auto elettriche senza avere le miniere o le fonderie per costruirle.
L’America sta tornando a produrre. Non perché sia “economicamente efficiente” nel senso classico del termine, ma perché è strategicamente necessario. Il keynesismo di guerra è arrivato, e parla inglese. Sarebbe il caso di prendere appunti, prima di trovarci a dover comprare lo zinco dal Pentagono al prezzo che decideranno loro.
Domande e Risposte
Perché il Dipartimento della Difesa investe direttamente in una fabbrica invece di comprare semplicemente i metalli?
Il DoD investe direttamente per garantire la sicurezza della catena di approvvigionamento (“Supply Chain Security”). Affidarsi al semplice acquisto sul mercato espone gli USA a rischi geopolitici (ricatti dalla Cina) e a fluttuazioni di prezzo. Possedendo il 40% della fonderia, il Pentagono si assicura il controllo sulla produzione fisica di materiali critici per armamenti e tecnologia, indipendentemente dalle logiche di profitto di breve termine dei privati. È una mossa per nazionalizzare la resilienza strategica.
Qual è il ruolo di JPMorgan in questa operazione industriale?
JPMorgan agisce come strutturatore finanziario e partner strategico. Oltre a fornire i capitali necessari, la banca sta posizionando i suoi asset fisici (in particolare l’argento) in previsione di un cambiamento delle politiche commerciali. JPM anticipa che, una volta creata la capacità produttiva interna, gli USA imporranno dazi (Section 232) sui metalli esteri. Questo alzerà i prezzi interni, rendendo l’investimento estremamente redditizio e garantendo alla banca un ruolo centrale nel nuovo ecosistema dei metalli “made in USA”.
Perché è stata scelta Clarksville, Tennessee, per questo progetto?
La scelta non è casuale. Clarksville ospita già l’unica fonderia di zinco operativa negli USA (Nyrstar), offrendo quindi infrastrutture industriali preesistenti, collegamenti ferroviari e logistici consolidati e una forza lavoro con decenni di esperienza specifica.5 Inoltre, il Tennessee offre costi dell’elettricità relativamente bassi, un fattore cruciale per la sostenibilità economica di uno smelter energivoro.6 Il piano prevede di acquisire, smantellare e ricostruire un impianto moderno e più grande sullo stesso sito.









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