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Il Pentagono arruola ChatGPT: l’IA diventa l’arma segreta di Trump

Il Pentagono diventa “War Department” e integra ChatGPT e Gemini per 3 milioni di soldati: la nuova strategia AI di Trump per battere la Cina

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Dagli uffici amministrativi al campo di battaglia: OpenAI e Google Gemini entrano ufficialmente nelle forze armate USA. Una mossa che segna la nuova dottrina “AI-First” voluta dall’amministrazione Trump.

Se pensavate che l’Intelligenza Artificiale servisse solo a generare immagini bizzarre o a scrivere tesi di laurea in ritardo, dovrete ricredervi. A Washington, o meglio, al ritrovato War Department, l’IA è appena stata promossa sul campo.

La notizia è di quelle che pesano: il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti ha ufficializzato una partnership strategica con OpenAI per integrare ChatGPT nella piattaforma GenAI.mil. L’obiettivo? Rendere i modelli linguistici avanzati disponibili a tutti i 3 milioni di dipendenti della difesa americana, dai generali ai funzionari della logistica.

Il Pentagono

GenAI.mil: il nuovo “cervello” digitale

Non è un fulmine a ciel sereno, ma un’accelerazione brutale. Già a dicembre scorso il Pentagono aveva lanciato GenAI.mil, una piattaforma inizialmente alimentata da Google Gemini. I risultati, a quanto pare, sono stati convincenti:

  • 1 milione di utenti unici raggiunti in soli due mesi.

  • Uptime del 100%, un dato che per i sistemi governativi è quasi un miracolo.

  • Adozione che spazia dall’efficienza amministrativa alla “superiorità decisionale” operativa.

Ora, con l’aggiunta di OpenAI, la piattaforma diventa un hub multi-modello. Non si tratta più solo di “Google per il governo”, ma di un vero e proprio arsenale cognitivo digitale. Come ha dichiarato il Segretario alla Guerra Pete Hegseth: “Il futuro della guerra americana è qui, e si scrive AI”.

La dottrina Trump: velocità e deregolamentazione

Questa mossa non è casuale, ma figlia diretta della nuova postura dell’amministrazione Trump. La parola d’ordine è competizione totale con la Cina. Non è un mistero che Pechino stia correndo sull’IA, e la risposta americana è pragmatica:

  1. Via i freni burocratici: A gennaio è stata lanciata la Artificial Intelligence Acceleration Strategy, pensata per eliminare i vecchi blocchi amministrativi.

  2. Export tecnologico: Trump ha recentemente allentato le restrizioni dell’era Biden sull’export di chip di fascia alta (come gli Nvidia H200), permettendo alle aziende USA di dominare il mercato globale, anche a costo di qualche rischio.

  3. Collaborazione pubblico-privato: I giganti del Tech, da Google a OpenAI, non sono più visti con sospetto, ma come partner essenziali dell’industria bellica nazionale. Sundar Pichai, CEO di Google, ha benedetto l’operazione, sottolineando come i militari avranno accesso “alla stessa IA avanzata che le aziende usano ogni giorno”.

Nota di colore: il ritorno del “War Department”

Un dettaglio che non sarà sfuggito ai lettori più attenti è la terminologia. L’amministrazione Trump ha spinto per un rebranding dal forte valore simbolico: il Dipartimento della Difesa (DoD) sta tornando a chiamarsi, almeno come titolo secondario e nella comunicazione ufficiale, Dipartimento della Guerra.

Un ritorno alle origini (era il nome ufficiale fino al 1947) che sottintende un cambio di mentalità: non più solo “difesa” passiva, ma una postura attiva, forse aggressiva, sicuramente assertiva. Hegseth lo ha detto chiaramente: “Non stiamo seduti con le mani in mano”.

Cosa significa in pratica?

Lasciando da parte la retorica, l’integrazione di ChatGPT e Gemini in ambito militare avrà impatti concreti e immediati:

  • Logistica e Manutenzione: Analisi predittiva per i mezzi, ottimizzazione delle catene di approvvigionamento (un incubo logistico per qualsiasi esercito).

  • Intelligence: Capacità di analizzare moli enormi di dati non strutturati in secondi invece che in giorni.

  • Burocrazia: Automazione di rapporti e pratiche, liberando risorse umane per compiti a maggior valore aggiunto.

Insomma, mentre l’Europa discute di regolamentazioni etiche e AI Act, gli Stati Uniti stanno cablando l’intelligenza artificiale direttamente nei loro sistemi di comando e controllo. Un approccio keynesiano militare 2.0: investimenti pubblici massicci in tecnologia per stimolare l’industria privata e garantire la supremazia strategica.

Resta da vedere se l’IA avrà le “allucinazioni” anche quando si tratterà di strategie militari, ma per ora, a Washington, l’ordine è uno solo: accelerare. Più uso, più diffuso.

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