Arabia Saudita

Il paradosso energetico: perché l’Arabia Saudita ora compra il gas dagli Stati Uniti?

Da potenza incontrastata a cliente: come la rivoluzione dello shale e la geopolitica hanno ribaltato gli equilibri energetici tra Riad e Washington.

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La firma di un accordo ventennale tra la divisione Commonwealth LNG del produttore statunitense Caturus e la saudita Aramco per la fornitura di un milione di tonnellate all’anno di gas naturale liquefatto (GNL) rappresenta uno snodo cruciale, e per certi versi paradossale, nel panorama energetico globale. In un’epoca in cui il GNL è diventato lo strumento più flessibile della diplomazia energetica, la decisione di Riad di vincolarsi alle forniture di Washington per due decenni suggerisce un profondo riallineamento geopolitico. Per gli Stati Uniti, nel contempo, si tratta di una rara opportunità per riaffermare la propria influenza in una regione dove Cina e Russia avevano recentemente fatto ampie incursioni.

Ma come siamo arrivati al punto in cui il più grande esportatore di petrolio al mondo ha bisogno di comprare energia dall’America?

L’ascesa del GNL come arma geopolitica

Per comprendere questo accordo, è necessario guardare alla natura stessa del Gas Naturale Liquefatto. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, il mondo ha dovuto fare i conti con un’amara realtà: la dipendenza da infrastrutture rigide, come i gasdotti, è un rischio per la sicurezza nazionale.

A differenza del gas trasportato via tubo, il GNL non richiede decenni di lavori e investimenti colossali per attraversare continenti. Può essere caricato su navi specializzate, spostato ovunque nel giro di pochi giorni, e scambiato in modo affidabile sia tramite contratti a lungo termine sia sul mercato spot.

Questa flessibilità intrinseca ha conferito al GNL un peso geopolitico massiccio, destinato solo a crescere. Le stime del settore energetico prevedono un aumento della domanda globale superiore al 50% entro il 2040. Che Washington sia disposta a impegnarsi in contratti a lungo termine con l’Arabia Saudita in questo settore vitale indica che il grave deterioramento dei rapporti bilaterali, culminato nella guerra dei prezzi del petrolio del 2014-2016, si sta invertendo a ritmi serrati.

Impianto GNL Freeport USA

Perché Riad compra gas americano? I veri motivi

La domanda sorge spontanea: perché una superpotenza energetica come l’Arabia Saudita acquista gas dagli Stati Uniti? Le ragioni sono sia squisitamente tecniche, sia profondamente strategiche:

  • Diversificazione interna e transizione: L’Arabia Saudita sta cercando di liberare più petrolio greggio per l’esportazione, sostituendolo con il gas naturale per la generazione di energia elettrica interna. Il GNL americano fornisce una fonte immediata e sicura mentre Riad sviluppa le proprie infrastrutture.

  • Sviluppo industriale: I grandi progetti petrolchimici sauditi richiedono enormi quantità di gas. L’accordo garantisce un flusso costante che mette al riparo l’industria da fluttuazioni improvvise.

  • Assicurazione geopolitica: Acquistare GNL dagli USA non è solo una transazione commerciale, ma una polizza di assicurazione politica. Riad sta letteralmente “comprando” il rinnovato interesse e la protezione americana, intrecciando le due economie in modo che a Washington convenga mantenere stabile la regione. Questo avrà peso nelle trattative, anche diplomatiche nell’area, soprattutto nei confronti degli Emirati Arabi Uniti, recentemente in contrasto con Riad.

  • Il limite dei giacimenti interni: Nonostante i tentativi di sviluppare il proprio gas di scisto (come il giacimento di Jafurah), estrarlo in un ambiente desertico è tecnicamente complesso e richiede tempo. L’importazione copre il fabbisogno nel breve e medio periodo.

Dal Patto del Quincy alla rivoluzione dello Shale

Per decenni, l’equilibrio di potere ha seguito una regola semplice. Prima della guerra dei prezzi del 2014-2016, l’Arabia Saudita era la forza incontrastata del mondo petrolifero. Le sue riserve e la sua produzione, che superava gli 8 milioni di barili al giorno, le conferivano il comando de facto dell’OPEC. In quegli anni l’OPEC controllava circa il 40% della produzione globale di greggio e oltre l’80% delle riserve provate.

Il potere di Riad fu palese durante la crisi petrolifera del 1973-74, quando l’embargo fece schizzare i prezzi da 3 a quasi 11 dollari al barile, innescando uno shock economico in tutto l’Occidente. Negli anni Settanta gli Stati Uniti non avevano una produzione interna sufficiente per proteggersi, una vulnerabilità risolta solo decenni dopo con la crescita esplosiva dello shale oil e dello shale gas a partire dal 2010.

Le relazioni tra Washington e Riad si basavano sullo storico accordo del 14 febbraio 1945 tra Franklin D. Roosevelt e il Re Abdulaziz. L’intesa era chiara: Riad avrebbe garantito agli USA il petrolio necessario, e in cambio Washington avrebbe tutelato la sicurezza del Regno. Questo equilibrio ha retto fino a quando, all’inizio degli anni 2010, lo scisto americano ha iniziato a crescere. Riad comprese che la sua quota di mercato, e di conseguenza il suo peso geopolitico, erano in pericolo. Nel 2014, l’Arabia Saudita tentò di affossare l’industria americana dello scisto facendo crollare i prezzi, ma la strategia le si ritorse contro. I produttori statunitensi tagliarono i costi più velocemente del previsto, emergendo ancora più competitivi, mentre l’economia saudita subiva danni ingenti.

Impianto petrolchimico di Sadara, Arabia Saudita

L’interludio Russo-Cinese e la nuova debolezza di Mosca

Ferita e con i bilanci in sofferenza, Riad aveva bisogno di un partner di peso per far risalire i prezzi. La Russia assunse questo ruolo, dando vita all’alleanza OPEC+. Questo asse approfondì la frattura con Washington. I rapporti si raffreddarono al punto che Riad si avvicinò alla Russia e alla Cina, con quest’ultima che mediò persino la ripresa dei legami tra Arabia Saudita e Iran nel marzo 2023. Sotto l’amministrazione Biden, i rapporti toccarono il fondo quando Riad si rifiutò persino di rispondere alle telefonate del Presidente americano nel 2022.

Tuttavia, il ritorno di Donald Trump e il suo approccio muscolare sembrano aver catalizzato un rapido aggiustamento di rotta a Riad. La recente rimozione accelerata del presidente siriano Bashar al-Assad, orchestrata da Washington e Londra, ha dimostrato che nessun leader è intoccabile. Il fatto che questo sia avvenuto in un Paese sotto la protezione della Russia non è sfuggito all’attenzione dell’élite saudita.

Le crescenti sanzioni contro Mosca hanno reso palese che il Cremlino non sarà una forza tangibile in Medio Oriente per molto tempo. Al contrario, le decise azioni americane contro la minaccia iraniana e i piani di normalizzazione regionale (i nuovi Accordi di Abramo) offrono a Riad la prospettiva di una maggiore stabilità, ma solo a patto di tornare saldamente nell’orbita di Washington.

L’egemonia energetica americana e un’ironia della sorte

Oggi gli Stati Uniti non sono solo il primo produttore mondiale di greggio, ma anche il leader indiscusso nella produzione di gas naturale e GNL. In un’ironia che difficilmente sfuggirà agli osservatori, sono proprio le aziende americane a fornire assistenza all’Arabia Saudita per lo sviluppo del suo gas di scisto nel giacimento di Jafurah.

Aziende come la National Energy Services Reunited Corp. conducono vaste operazioni di fratturazione idraulica nel regno, mentre colossi finanziari come BlackRock guidano consorzi per investire miliardi di dollari nelle infrastrutture saudite. L’accordo Commonwealth LNG fa parte di uno sviluppo che genererà 3,5 miliardi di dollari di ricavi annuali dalle esportazioni americane a partire dal 2030. Nel frattempo, il progetto Golden Pass LNG di ExxonMobil e QatarEnergy sta per sfornare le sue prime forniture, consolidando il dominio americano.

Era Geopolitica Potenza Dominante (Energia) Flusso Primario Asse di Sicurezza
Pre-2010 Arabia Saudita / OPEC Medio Oriente -> USA/Occidente USA protegge Riad per il petrolio
2014-2022 Transizione / OPEC+ Concorrenza spietata Riad si avvicina a Mosca e Pechino
Post-2024 Stati Uniti (Shale & GNL) USA -> Mondo (incluso Medio Oriente) Riad compra gas USA per sicurezza e transizione

Il nuovo ordine mondiale dell’energia è ormai delineato. I produttori mediorientali hanno definitivamente perso la loro morsa sugli Stati Uniti e sui loro alleati. Oggi è l’America a dettare i ritmi, i volumi e le condizioni del mercato, trasformando le vecchie superpotenze petrolifere in propri clienti.

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