Economia

Il paradosso del gas USA: nel 2025 produzione ed export GNL da record, ma i prezzi tornano ai livelli di 30 anni fa

Nel 2025 la produzione e l’export di GNL americano segnano nuovi record storici, sostenendo l’Europa. Eppure, a causa dell’eccesso di offerta, i prezzi crollano ai livelli di 30 anni fa. L’analisi sui vantaggi industriali USA. Ora vedremo un boom

Pubblicato

il

Il mantra del “Drill Baby Drill” (trivellate, ragazzi, trivellate) continua a plasmare il panorama energetico e geopolitico globale, forse ora più che mai, vista la crisi in Medio Oriente che mette in forse alcuni produttori trdizionali.

I dati più recenti, elaborati sulla base dei report EIA (Energy Information Administration), ci restituiscono l’immagine di un’America che estrae idrocarburi a ritmi mai visti prima. Il risultato? Una produzione di gas naturale arrivata a massimi storici, un’esportazione di Gas Naturale Liquefatto (GNL) che domina il mondo, ma, paradossalmente, prezzi interni crollati ai livelli di trent’anni fa.

L’impatto sull’economia reale americana è formidabile: energia a basso costo significa grande competitività per l’industria manifatturiera interna, un fattore che i decisori politici europei dovrebbero osservare con grande attenzione.

I numeri del boom produttivo

La tecnica del fracking, spesso criticata, ma innegabilmente efficiente, ha trasformato gli Stati Uniti nel primo produttore mondiale di greggio e gas. Molti ignorano che una fetta sostanziale del gas naturale viene estratta semplicemente come sottoprodotto dei pozzi petroliferi. Questo significa che, finché si estrarrà petrolio, il gas continuerà a fluire abbondantemente.

Ecco alcune pietre miliari di questa espansione energetica:

  • Record 2025: la produzione commercializzata di gas naturale è balzata del 4,5%, toccando la quota monstre di 43,2 trilioni di piedi cubi.
  • Crescita storica: dal 2006 la produzione è aumentata del 123%, e del 52% solo dal 2016.
  • Dominio interno: nel 2025 il gas naturale ha generato il 40% dell’energia elettrica statunitense, relegando il carbone al 16%.

L’incredibile balzo delle esportazioni

Gli Stati Uniti sono diventati esportatori netti di gas nel 2017 e, a partire dal 2023, hanno superato stabilmente colossi come Australia e Qatar nell’export di GNL. Nel 2025 il distacco si è ulteriormente ampliato. Le esportazioni nette (la differenza tra l’export totale e l’import, che avviene quasi esclusivamente dal Canada) sono salite del 27,5%, toccando i 5,82 trilioni di piedi cubi, 164,8 miliardi di metri cubi. 

Ecco un grafico di Wolfstreet che mostra l’entità di questo export e come si suddivide per cathegoria di export:

Esportazione gas naturale. da Wolfstreet

Di seguito, la sintesi dei flussi di esportazione per il 2025:

Canale di Esportazione Volume 2025 (Trilioni di piedi cubi) Variazione su base annua
Esportazioni Totali 9,00 +16,4%
Export GNL (Navi) 5,50 +26,1%
Export via gasdotto (Messico) 2,42 +3,4%
Export via gasdotto (Canada) 1,04 +4,6%

L’Europa assetata di gas americano

A chi giova tutto questo gas liquefatto? Principalmente all’Europa. Nel 2025, le esportazioni statunitensi verso il Vecchio Continente (Regno Unito compreso) sono balzate del 62%, raggiungendo la cifra record di 3,4 trilioni di piedi cubi. Questo significa che quasi i due terzi del GNL americano finiscono nei rigassificatori europei. Paesi Bassi, Francia, Spagna, Regno Unito, Germania e Italia sono i principali terminali di approdo. Mentre l’Europa discute di transizione verde, la sua sicurezza energetica e industriale si fonda, di fatto, sulle trivellazioni texane e pennsylvane.

Al contrario, le esportazioni verso l’Asia sono crollate del 38%, mentre spicca un insolito balzo (+105%) verso il Medio Oriente e l’Africa, trainato in gran parte dall’Egitto.

Il crollo dei prezzi: un vantaggio competitivo strutturale. Ora le cose cambieranno

Attualmente, i futures sul gas naturale viaggiano intorno ai 2,89 dollari per milione di BTU. Al netto delle fiammate speculative invernali, il prezzo è tornato a ricalcare i valori di 30 anni fa. Questo avviene nonostante tre decenni di inflazione che hanno colpito ogni altro settore economico.

La spiegazione tecnica è semplice: essendo in gran parte un sottoprodotto dell’estrazione di greggio, l’offerta di gas non si ferma neppure quando i prezzi scendono. Questo perenne eccesso di offerta interna mantiene i prezzi compressi, rendendo il GNL americano estremamente competitivo sui mercati internazionali e regalando all’industria a stelle e strisce un vantaggio competitivo sui costi energetici che l’Europa, al momento, può solo sognare.

Ora le cose però rischiamo di cambiare: se la chiusura di Hormuz dovesse proseguire anche solo per qualche settimana i prezzi si impennerebbero e assisteremme alla riapertura dei pozzi temporaneamente chiusi perché non economicamente convenienti. L’export americano di gas si impennerebbe ancora.

Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento

Annulla risposta

Exit mobile version